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Dossier

La legge sull’azienda ospedaliera unica di Catanzaro

Sono due i nodi giuridici della legge sull’integrazione degli ospedali di Catanzaro: la formula giuridica della fusione di Pugliese e Mater Domini e il ruolo del presidio di Lamezia

I nodi del provvedimento pronto a sbarcare in Consiglio regionale che cambierà la sanità calabrese

Dopo una gestazione ventennale, la fusione dei due ospedali catanzaresi è vicina ad approdare in Consiglio regionale. Il testo licenziato dalla commissione Sanità di Palazzo Campanella gode di un consenso bipartisan. Non a caso vede fra i proponenti consiglieri di diversi schieramenti: Mirabello, Ciconte, Esposito, Parente, Scalzo e Tallini. Il dispositivo è composto da cinque articoli. Un testo destinato a scardinare gli equilibri della sanità calabrese perché dalla fusione del Pugliese-Ciaccio con la Mater Domini verrà fuori l’azienda ospedaliero universitaria più importante della regione. L’attuale disegno di legge, discusso e sottoscritto dopo innumerevoli sedute formali e incontri ufficiosi, è l’elaborato di oltre un anno di lavoro a più mani. Nonostante ciò, i dubbi legislativi non sono tutti sciolti e non è detto che durante l’esame dell’Aula qualche dettaglio ulteriore non possa essere limato.

LA FORMULA GIURIDICA DELLA FUSIONE   Ancora oggi è uno degli aspetti chiave del dispositivo. La creazione dell’azienda unica passa per quella che in diritto commerciale è una fusione tra due entità distinte. Il Pugliese, in termini di prestazioni erogate e fatturato, è il triplo dell’ex Policlinico con sede principale al campus di Germaneto. Eppure, per paradosso, dovrà essere incorporato nella Mater Domini. Il pesce più piccola ingoia il più grande. Un inglobamento tecnico necessario a preservare la peculiarità di quest’ultima di azienda ospedaliero universitaria, unica nel panorama calabrese. Pur tuttavia l’attuale testo in discussione lascerebbe intendere una fusione paritaria perché il Pugliese è integrato <con> la Mater Domini. Un’interpretazione letterale, tuttavia, renderebbe insufficiente la legge regionale. La seconda formula, la paritaria, comporterebbe l’avvio di un iter molto più complesso che coinvolge Miur e ministero della Salute e che si ultima con la costituzione della nuova azienda addirittura con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Uno spauracchio pure per l’università Magna Graecia di Catanzaro che si vedrebbe addirittura messo in discussione l’accreditamento. Questa lettura testuale della norma (contenuta nell’articolo 1) è superata dell’intenzione teleologica dei firmatari che invece sono convinti che si tratti pur sempre di incorporazione perché nell’operazione rimarrebbe in piedi, a livello fiscale, il secondo ospedale citato, Mater Domini, salvando così capra e cavoli. Le perplessità restano in piedi e così il gioco delle preposizioni <con> e <nella> sarà il dilemma postumo della legge su cui avvocati, magari spinti da qualcuno, potrebbero giocarsi la carta dell’impugnativa.

Un estratto della legge sull’integrazione

IL VERO RUOLO DI LAMEZIA  L’ospedale di Lamezia è citato una volta soltanto nel testo. Il Giovanni Paolo II è integrato, nel protocollo d’intesa, con l’azienda unica nascente. Questa scelta ha una chiara matrice politica. Per tenere contenti consiglieri sbilanciati sul lametino, come Tonino Scalzo, il presidio doveva avere un qualche ruolo. Che, tuttavia, al netto degli slogan circolati non è certo preminente nella fusione che rimane quella dei due ospedali di Catanzaro. Il nosocomio lametino resta un soggetto giuridico e contabile diverso dalla futura “Mater Domini- Pugliese Ciaccio”. Potrà avere un ruolo solo e soltanto se sarà d’accordo l’Umg nel protocollo d’intesa e, ancor più nello specifico, se nell’atto aziendale sarà concesso il vero obbiettivo agognato dalla sanità lametina: l’attivazione di un centro traumatologico da agganciare con l’esistente centro protesi Inail. Questa è la vera partita vista in provincia di Catanzaro. Cionondimeno, l’inserimento nella legge di Lamezia non è esente da rischi. Il presidio è di livello spoke facente capo all’Asp di Catanzaro. Associarlo, sebbene di riflesso, a due Hub come gli ospedali di Catanzaro equivale a mischiare le mele con le pere. E non essendo questa la legge con cui si riorganizza tout court la rete ospedaliera è una forzatura quanto una debolezza legislativa che potrebbe essere fatta rilevare nelle aule di competenza.

LA FASE DI TRANSIZIONE Questi due sono i rovelli che scorteranno la legge fino alla sua approvazione definitiva. Il commissario ad acta Saverio Cotticelli, nella seduta finale dei lavori sulla proposta della commissione Sanità, pur benedicendo l’integrazione ha lanciato un segnale. Il delegato governativo ha suggerito di prevedere un commissario ad hoc nella fase di transizione della fusione. Un supervisor che si metterà all’opera subito dopo l’ok dell’aula. Una figura terza che affiancherà due sub-commissari, gli stessi dg di Pugliese e Mater Domini, che entro due mesi dovranno redigere gli inventari ed effettuare la ricognizione dei rapporti giuridici attivi e passivi. Che il volere di Cotticelli si traduca in un emendamento in Consiglio lo si capirà solo nell’immediatezza della seduta decisiva prevista per marzo. Dietro la richiesta commissariale qualcuno ci ha visto il tentativo grillino di piazzare un personaggio di fiducia dopo il feroce confronto con la controparte Regione sulle nomine dei manager per cui era scesa in campo, senza particolare successo, addirittura il ministro Giulia Grillo. Superato il voto dell’Aula la partita dell’azienda unica non è finita, anzi se ne aprirà immediatamente un’altra, ancora più complessa, quella del protocollo d’intesa. Senza l’accordo fra Università, Regione e Commissario ad acta sull’architettura essenziale della mega azienda ospedaliera catanzarese, essa non vedrà mai la luce.