Franco Cimino: "Catanzaro Village è nuovo strumento di promozione della partecipazione popolare e della cultura"

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images Franco Cimino: "Catanzaro Village è nuovo strumento di promozione della partecipazione popolare e della cultura"
Franco Cimino
  13 gennaio 2021 17:49

di FRANCO CIMINO

"L’altro ieri c’è stato Bobby Solo, tra qualche giorno ci sarà Renzo Arbore e più avanti tanti altri grandi dello spettacolo si alterneranno su quel palcoscenico d’arte e cultura, che è Catanzaro Village. Una realtà, questa, nata da quel genio creativo, quale quotidianamente si conferma, di Jonni Nisticò ben sostenuto dalla bellissima Valentina donna straordinaria e compagna nel lavoro e nella vita.

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Inizio col dire che a causa della mia ignoranza non so cosa sia esattamente, tecnicamente intendo, Catanzaro Village. La seguo più che posso e quando posso, ma la sua ampiezza e completezza ancora mi sfugge. È radio? Una piattaforma? Un social più avanzato? Io non saprei davvero dire. Avverto però, da curioso della comunicazione (non oso definirmi studioso), che Jonni e Valentina abbiano costruito una cosa nuova, un nuovo strumento di promozione della partecipazione popolare e della cultura. La cultura del luogo in quella dell’intera regione e nazione.

Una promozione sociale e culturale attraverso la partecipazione “popolare”, che ha nella musica il veicolo più importante. Per elevare il sentire, accrescere l’attenzione sulla realtà vissuta, vincere la solitudine, scoprire la passione per l’arte, incamminarsi verso la Bellezza facendone parte come singola persona. Una promozione culturale nella partecipazione, che è ricerca e valorizzazione delle proprie radici e della cultura originaria per la definizione di un’identità sociale che faccia sentire l’orgoglio dell’appartenenza ed insieme il piacere di aprirsi agli altri. E alle diverse culture per realizzare, nello spirito di cittadinanza, quel confronto tra le diversità che diviene accettazione di sé e dell’altro. Riconoscimento del sé nell’altro, al di fuori della tanto decantata integrazione che spesso nasconde la pretesa di annettere la cultura altrui. Ovvero, di assoggettare alla propria quella delle minoranze nella convinzione che la più grande, come estensione, sia di certo la più forte. La più vera. La più giusta. Ovvero ancora, che essere nativi o abitativi di un luogo faccia padroni di quel luogo, come se la Terra possa essere divisa tra proprietari che ne possano disporre liberamente e tutti gli altri da essa esclusi.

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Catanzaro Village, con la ristrettezza dei mezzi e con umiltà, muove in questa direzione. E lo fa anche quando sembra concentrare tutte le sue energie nella cultura di Catanzaro e per Catanzaro, alla ricerca di un sentimento comune che, attraverso la più approfondita conoscenza della bella Città, spinga chi la abita e ne gode ad amarla e servirla. Ma il duo Jonni e Valentina, fa altro ancora: promuove l’arte, la musica in particolare. E gli artisti, quelli veri e grandi, che sono molto più numerosi di quelli che hanno soldi e successo. Se la Bellezza salverà il mondo, la canzone e l’arte, sembrano dire i due, rasserenano l’animo e lo fortificano nei momenti più difficili, come questo, ormai lungo e non finibile presto, che stiamo vivendo. L’arte al tempo della pandemia è diventato quasi un titolo del loro racconto, del loro trasmettere per ricevere. Emozioni, idee forti, parole e musica.

La Poesia con la maiuscola sostanzialmente, che ogni arte comprende, forma, comunica. La rassegna, o non so come si chiami, che ospita grandi artisti che per forza di cose, anche soggettive, sono lontani dalle luci della ribalta, è davvero una grande invenzione. Un gesto artistico suo proprio di grande portata. Stasera è la volta di un grandissimo cantautore degli anni sessanta, che, per amore viscerale per la musica, non ha mai smesso di cantare, suonare e comporre. È Don Backi, un artista che io ho sempre amato moltissimo, più di quanto abbia amato quell’immenso Adriano, che da lui ha preso molto delle sue straordinarie fortune artistiche, oltre che le più belle canzoni. Specialmente quelle che, estromettendolo quale interprete, ha portato con successo a Sanremo. I due hanno litigato dopo aver partorito una delle cose più originali e creative della cultura musicale italiana, il Clan e i famosi ragazzi del Clan. I due, e sono più di cinquant’anni, non si sono mai più incontrati né parlati, da allora. Non lo faranno più.

Passeranno tanti anni prima ancora di scoprire i veri motivi di quella clamorosa rottura. Io li conosco, ma non li dico. Affermo, però, che anche da quelli si è rafforzata in me la passione per il personaggio e la stima per l’uomo. Don Backi, già la critica, quella vera e colta e libera, l’ha detto( ma lo diranno più avanti gli storici della canzone italiana) è stato, ed è, uno dei più grandi cantautori ( e autori) di tutti i tempi. Un vero uomo del Rock e uomo rock, un innovatore di stili musicali e un rivoluzionario dei costumi e del linguaggio. Molto si deve a lui se la musica italiana si è evoluta nella sua originalità senza dover rincorrere e copiare quella americana, come tanti hanno fatto e fanno ancora. A me ha particolarmente insegnato a come restar libero pur sapendo di pagare costi altissimi a un potere che tutto ordina. E i timorosi, come gli opportunisti, piega. “Ci dica professore quale canzone le piace di più nella vastità produttiva di Don Backi. “ È la domanda che mi è stata posta. “Tutte direi.” , ho risposto e affermo con decisione. Tutte sicuramente di quel tempo sognato, che i sogni ha fatto sognare. Ma per il mio ritratto di lui, scelgo le due che più assomigliano a questo grande rivoluzionario con il cuore amante. Meglio lo descrivono. Quelle in cui è proprio Don che racconta di sé. E dell’Amore. Il loro titolo è: autoritratto e Poesia, i cui testi allego, rinviando chi mi legge ad “ascoltarli” con la musica, che poesia aggiunge a poesia".

AUTORITRATTO
Sì, sono il più grande dilettante
della musica leggera
uno con la faccia impertinente
e una voce da balera
Sono un buon cantante a modo mio
uno vero - vivaddio -
che non è voluto diventare
un’azienda da sfruttare...
Non vendo certo
la mia merce in un concerto
offro ai presenti
la mia sensibilità...
Forse sono pure un po’ stonato
forse a volte un po’ squadrato
seguo spesso il ritmo dell’orchestra
in maniera un po’ maldestra...
Sono un artigiano impenitente
questo è il tratto più evidente
ogni verso è un po’ della mia vita
ogni nota l’ho vissuta.
Penso che un fiore
può far rima con amore
le cose belle
non invecchieranno mai
Canto fuori dalla partitura,
canto fuori anche dal coro
batto quattro e parto con l'inciso
quando penso che sia il caso...
Non sono al servizio di nessuno
del partito più opportuno
ma non sono certo un qualunquista
tanto meno un conformista
Ho un mio concetto
ed è quello che rispetto
voglio cantare
finché il pubblico vorrà.
Quello mio è un ambiente di mandrilli
di  furbetti e coccodrilli
che per arrivare al risultato
qualche cosa hanno calato...
Le ombre di quei nani starnazzanti
li proiettano giganti
credon d'esser grandi anche di più,
forse pure un po’ Gesù.
Son narcisista
un po’ anarchico, idealista
non vendo certo
la mia cara libertà...

Poesia

Io che non ho
Che non ho mai creduto nell'amore
E a niente che
Facesse batter forte, forte il cuore

Adesso che
Anch'io ho provato un poco di dolore
M'accorgo che
La vita è poesia se c'è l'amor

Io credo che nel buio più profondo
Una candela brillerà
E vivo perché voglio bene al mondo
E a tutto quello che mi da
Al vento che muove le foglie
Al pianto di un bimbo
E alla poesia che canta il mare
Io credo all'amore per te
All'amore per te

Io credo che di sopra l'uragano
Un'ombra bianca ci sarà
E il sole faccia splendere ogni giorno
Per la mia felicità
Al vento che bacia le spiagge
Al chiaro di luna
Adesso credo mentre in me
È nato l'amore per te
L'amore per te
È nato l'amore per te
L'amore per te
Per te

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