L'economista Walter Frangipane su "la nuova rivoluzione industriale"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images L'economista Walter Frangipane su "la nuova rivoluzione industriale"
Walter Frangipane
  13 febbraio 2021 19:22

di WALTER FRANGIPANE

Ora che finalmente è costituita una nuova compagine governativa, che rispecchia in certo qual modo la composizione politica parlamentare, con il cui ampio sostegno il governo potrà affrontare i problemi del nostro Paese, il primo impegno sarà accelerare l’attività di vaccinazione per raggiungere l’immunità di gregge, elemento fondamentale per la salute dei cittadini. Ma bisogna subito presentarsi ai nastri di partenza del Recovery Plan, per fruire al più presto dei sussidi per la ripresa economica. Ripresa economica che comporta una serie di interventi, fra i tanti lo sviluppo e la digitalizzazione. Si dispiegherà così un nuovo scenario che peraltro è già iniziato ed è quello dell’Industria 4.0.  

Banner

Che cos’è? È la quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0) che la storia ricordi. 

Banner

La prima rivoluzione industriale (Industry 1.0) ha avuto inizio in Inghilterra con l’invenzione nel 1712 della prima macchina a vapore funzionante, costruita da Thomas Newcomen, poi migliorata da Watt e Boulton, che ha consentito di meccanizzare la produzione. Così ciò che prima si produceva con semplici ruote girevoli, o con la forza lavoro umana, la versione meccanica degli strumenti produttivi aumentò di ben 8 volte la produzione stessa a parità di tempo, ma il vapore fu utilizzato anche dopo, come è noto, per le locomotive, i piroscafi etc.

Banner

La seconda rivoluzione industriale (Industry 2.0) ebbe inizio nel 1870 con la scoperta dell’elettricità e con il conseguente utilizzo del petrolio che portarono entrambi ad aumentare i livelli di meccanizzazione e delle attività produttive. 
La terza rivoluzione industriale (Industry 3.0) iniziò nel 1970 con l’ingresso dell’informatica nelle attività produttive, e non solo in quelle, migliorando i sistemi di automazione e dando avvio alla progressiva digitalizzazione, migliorando anche la qualità produttiva.
La quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0) ebbe origine alla fiera di Hannover (Germania) nel 2011 a seguito di un’iniziativa del governo tedesco, che si concretizzò poi nel 2013, iniziativa volta a realizzare nuovi investimenti su impianti, industrie, sistemi per l’energia etc. per riammodernare tutto il sistema produttivo germanico e per riportare le industrie tedesche ai vertici mondiali, rendendole competitive a livello globale.

Cerchiamo di capire qualcosa di più. 

In un articolo economico di qualche tempo fa il New York Times, riprendendo l’argomento sulla nuova rivoluzione industriale (Industry 4.0), ha scritto testualmente: “To drive operational efficiencies through traditional cost-cutting measures now provides only marginal gains”. “Promuovere l’efficienza operativa attraverso le tradizionali misure di riduzione dei costi fornisce ora solo guadagni marginali”. Ed è proprio così, perché non è più tempo di profitti marginali, come dice l’Economista statunitense, ed è questa l’ottica della nuova rivoluzione industriale. Con “Industry 4.0”, infatti, si va oltre, perché l’industria riguarda la trasformazione significativa in atto nel modo in cui i beni (le merci) vengono prodotti e consegnati, spostandosi verso l’automazione industriale e verso “Flexible Manufacturing System”, verso il “Sistema della Fabbrica Flessibile”, cioè quel sistema di produzione che ha la capacità di realizzare in maniera automatica e in qualità, ma anche in quantità più considerevoli, prodotti “differenti” fra loro, per adeguarsi immediatamente alle esigenze di mercato (flessibilità anche dei prodotti), al fine di rimanere nella “competizione articolata” oggi sempre più difficile. Ma per essere competitivi occorre l’I.o.T. (Internet of Things), che significa “l’Internet delle cose”, ovvero la rete di tutti quei dispositivi digitali ed elettronici (per es. PC, Server, cellulari) interconnessi fra di loro che comunichino automaticamente, anche senza l’intervento dell’uomo, per raccogliere, elaborare, estrapolare e trasferire dati ed imprimere loro stessi input per la produzione, la differenziazione e la diversificazione produttiva. Non solo, le macchine saranno in grado di scoprire anche se emergeranno punti di criticità nella produzione e porvi autonomamente rimedio, senza l’intervento dell’uomo, come anzi detto.

Nonostante le industrie abbiano automatizzato molti processi, la connettività wireless protetta potenzia l’automazione di fabbrica, rendendo possibile l’automazione industriale su scala molto più ampia. Creando una base digitale, l’automazione industriale aumenterà la produttività e le prestazioni. Si prevedono maggiori utili per quelle industrie che fanno a meno del cavo e passano al wireless. La connettività cellulare wireless supporta i risultati di business che l’industria stessa attende da “Industry 4.0”, cioè dalla nuova rivoluzione industriale. Così ad esempio, generando la produzione flessibile, poc’anzi citata, le fabbriche diventeranno “intelligenti” così da cambiare rapidamente le linee di produzione per ridurre i tempi di consegna, non solo, ma le macchine robotizzate saranno intelligenti perché impareranno direttamente dall’uomo con cui stanno a contatto.

Naturalmente la Germania rimane sempre il Paese leader in “Industry 4.0”: è il Paese da imitare.  L’Italia si è già mossa nella direzione tracciata dalla Germania con il Piano per l’Industria del 2017. Ma si sono mossi anche la Francia e gli Stati Uniti, questi ultimi con strategie diverse. La Gran Bretagna, che ha rappresentato la culla della prima rivoluzione industriale (Industry 1.0), è un po’ in ritardo!
Oggi più che mai, poiché arriveranno risorse finanziarie dall’Europa, a seguito dell’emergenza COVID, occorre affrettare il passo, per spingere in primo luogo sulla digitalizzazione produttiva, favorita peraltro anche dallo smart-working. 

L’argomento è molto complesso ed articolato; esso è tutt’altro che così semplice per come finora è stato descritto, per cui richiede ulteriori approfondimenti che si avrà modo di affrontare in prossime occasioni; ma ci sarà anche modo di affrontare gli argomenti in materia fiscale che il nostro Paese ha già avviato ed il motivo per cui “Industry 4.0” è stata ridenominata in Italia “Impresa 4.0”. 

Pertanto, rimandando i contenuti specifici di “Industry 4.0” ad altra opportunità, occorre dire che una cosa è certa: “The Future of the Jobs” (Il Futuro del Lavoro), sarà orientato verso la flessibilizzazione del lavoro stesso nonché verso le tecnologie del “cloud”; “cloud” è una parola inglese che usano gli Economisti e che significa “nuvola”, ma ha poco a che vedere con la nuvola, però vuol significare la capacità di interagire istantaneamente con i sistemi informatici e quindi con potenti Server, senza esser da PC sul luogo di lavoro, ma anche da un cellulare e prendere decisioni, nell’ambito dell’I.o.T. - Internet delle cose. Cambieranno, quindi, le competenze e le capacità delle persone che faranno parte di questo “nuovo futuro”. Naturalmente occorreranno laureati in Discipline Tecnologiche (ad es. Ingegneria, Informatica etc.) ma in particolare in Discipline Economiche con diverse specializzazioni (come Economia, Finanza Agevolata, Management, Marketing, Assets etc.). Queste ultime figure altamente specialistiche, in tema di “Economys”, dovranno avere spiccate capacità intuitive per intravvedere le particolari dinamiche economiche e di marketing ed anticipare le risposte. Non sarà facile individuare delle “figure” di tale profilo, ma gli Atenei dovranno fare anch’essi un balzo in avanti verso tali orientamenti. 

Voglio ora concludere dicendo che si creeranno nuovi posti di lavoro, definiti in relazione alle qualificazioni e alle competenze specifiche che saranno in futuro richieste. Tuttavia non possiamo nasconderci che altri posti di lavoro si perderanno a causa della spinta verso la digitalizzazione e la robotica. Si potrebbe, forse, in parte, compensare la perdita di lavoro, favorendo magari l’indotto nel circondario produttivo territoriale delle fabbriche e quindi riversando lì la mano d’opera in esubero o con minori attitudini per le nuove tecnologie, al fine di preservare quanto più possibile i livelli occupazionali.  

Però con il tempo la ripresa ci sarà, e ci sarà anche maggiore benessere per le famiglie.

*Economista

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner