Pizzo. Omicidio Belsito: il ruolo dei sanitari dell'ospedale Jazzolino che curarono il 34enne

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images Pizzo. Omicidio Belsito: il ruolo dei sanitari dell'ospedale Jazzolino che curarono il 34enne

  14 gennaio 2021 16:18

di TERESA ALOI

Domenico Belsito non morì sul colpo dopo essere stato sparato a Pizzo Calabro la sera del 18 marzo 2004 ma due settimane dopo, l'1 aprile, all'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia.  Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata a Nicola Bonavota, 45 anni; Domenico Bonavota, 42 anni  (catturato a Sant’Onofrio, in un covo, dagli stessi carabinieri la scorsa estate, dopo  quasi due anni di latitanza); Onofrio Barbieri, 41 anni;  Francesco Salvatore Fortuna, 41 anni; Salvatore Mantella 47 anni , mentre risulta latitante il 47enne Pasquale  Bonavota, già colpito da numerosi altri gravi provvedimenti ristrettivi  un paragrafo è infatti dedicato dal gip distrettuale al “Ruolo dei sanitari nella produzione dell’evento”. Il consulente della Procura ha infatti evidenziato profili di colpa medica “ascrivibili a taluni sanitari” che all’epoca hanno avuto in cura il ferito Domenico Belsito all’ospedale di Vibo Valentia dopo l’agguato.

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E’ possibile affermare che si ravvisano gli estremi di una condotta gravata da colpa, per ritardo diagnostico e successivo ritardo terapeutico, a carico dei sanitari della Divisione di chirurgia d’urgenza che ebbero ricoverato Belsito dal 28 marzo 2004 al 31 marzo 2004 e che lo sottoposero ad intervento chirurgico solamente in data 31 marzo 2004 quando il quadro di peritonite della precedente sutura intestinale era ormai troppo avanzato” scrive il consulente del pm.

Rassegnando le proprie conclusioni, il perito della Procura – come evidenziato dal gip nell’ordinanza – chiariva che: "si rileva un ruolo concausale tra l’aggressione subita dal Belsito, che aveva di per sé idoneità lesiva mortale, se non idoneamente trattata, ed il comportamento gravato da colpa da parte dei sanitari della Divisione di Chirurgia d’Urgenza del presidio ospedaliero Jazzolino di Vibo”.

In base al c.d. “principio di equivalenza causale”, "eventuali concause - si legge ancora nell'ordinanza- non escludono però il rapporto di causalità fra l’azione (nel caso di specie quella tenuta dagli indagati con la sparatoria del 18 marzo 2004)  e l’evento ( il decesso di Domenico Belsito) a meno che non siano state da sole sufficienti a determinare l’evento". 

"L’uccisione del 34enne Domenico Belsito, il 18 marzo 2004 -  ha spiegato il procuratore aggiunto di Catanzaro Domenico Capomolla - ha un duplice movente, uno ufficiale e uno reale. L’azione di fuoco che ha portato a sparare con un revolver contro l’ex esponente del clan Bonavota mirava da un lato a punire l’uomo, reo di avere una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato. Il movente reale è quello di essersi allontanato dalla cosca".

"Questo omicidio  ma anche quello di Raffaele Cracolici  e Domenico Di Leo  disegnano quello che era la frizione all’interno dei  gruppi criminali e gli equilibri che si determinavano attraverso l’affermazione del gruppo dei Bovanota. 

"I racconti dei collaboratori di giustizia si sono intrecciati con le risultanze di indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia" ha aggiunto il procuratore aggiunto Capomolla.     

 

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