"Anziani trascurati già prima dell'emergenza e rischio Covid sottovalutato": il Ministero "accusa" i vertici della Domus Aurea

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La "Domus Aurea", casa di riposo a Chiaravalle Centrale

Il documento inviato dal manager Urbani. "Una anziana morta nel suo letto di cui nessuno se ne è accorto".

  23 maggio 2020 15:58

“Hanno totalmente sottovalutato o non considerato la situazione di rischio cui andavano incontro i degenti della Rsa e della casa protetta”. Il ministero della Salute usa la mano pesante nei confronti dei vertici della Salus M.C., la società che controlla la Ginestra Hospital (Rsa) e Domus Aurea (casa protetta) di Chiaravalle Centrale: uno dei due “casi” più spinosi nella gestione dell’emergenza Covid-19 in Calabria. Le accuse sono contenute nel documento inviato qualche giorno fa dal direttore generale della Programmazione Sanitaria, Andrea Urbani. L’ex sub-commissario della sanità calabrese, da qualche anno sulla poltrona più pesante del ministero, ha fatto il riassunto della verifica ispettiva del 16 aprile scorso, svolta però in videoconferenza, con vertici e funzionari della Regione, con la struttura commissariale dell’Asp di Catanzaro e alla presenza del comandante dei Nas di Catanzaro. E' un altro tassello che si va ad inserire in quella che comunque è già diventata una lunga battaglia legale della struttura che rivuole indietro i suoi "nonnini". LEGGI QUI IL RICORSO AL TAR CONTRO LA SOSPENSIONE DEL CONTRATTO 

"L'ANZIANA MORTA NEL LETTO DI CUI NESSUNO SI E' ACCORTO"- Sia il direttore sanitario (Battaglia) e sia l’amministratore della struttura (De Santis), a giudizio di Urbani, avrebbero avuto un “comportamento inappropriato”, “come dichiarato da tutti i professionisti auditi ed in base all’evidenza della situazione precaria in cui sono stati trovati i degenti”, tra cui, si legge nella relazione, “un'anziana morta nel suo letto di cui nessuno si era accorto”. I pazienti deceduti fra struttura, e poi soprattutto dopo il trasferimento fra i due ospedali di Catanzaro, sono oltre venticinque. Il direttore sanitario, inoltre, ha firmato una relazione che “sembra presentare numerose lacune ed inesattezze nella descrizione dello svolgimento temporale dei fatti”, e le richieste di personale e dispositivi di protezione individuale sarebbero arrivate  soltanto quando già si stava procedendo al trasferimento dei pazienti. Da qui ne sarebbe derivata “l’assenza di qualsiasi misura di contenimento del contagio e la mancata fornitura di Dpi”.

"ANZIANI IN STATO DI TRASCURATEZZA GIA' BEN PRIMA DELL'EMERGENZA"- L’altro affondo ministeriale si riferisce al fatto che “altrettanto grave sembrerebbe apparire l’aver disatteso le indicazioni fornite dall’infettivologo, dott. Caroleo, circa la suddivisione da effettuare fra percorso Covid positivo e percorso Covid negativo e l’addestramento degli operatori all’uso dei Dpi, forniti già dal giorno stesso del sopralluogo, cioè il 27 marzo”. Una “sottovalutazione” che sarebbe proseguita anche fino al 30 marzo, quando, in un altro sopralluogo, i percorsi non erano “stati ben definiti”, essendoci “promiscuità” sia per i dipendenti e sia per i degenti. Ed ancora, “la direzione sembra abbia anche rifiutato il supporto logistico fornito dalla Croce rossa riguardo la fornitura dei pasti, ciò potrebbe aver aggravato le condizioni cliniche dei pazienti”.  Nel documento firmato da Urbani spunta anche quanto “dichiarato dal dott. Zurzolo”, il primario del pronto soccorso di Soverato, secondo cui “anche i pazienti Covid negativi versavano in uno stato di trascuratezza e di abbandono e ciò farebbe presupporre una situazione di grave sub standard care degli anziani di fatto già presente presso la struttura ben prima dell’emergenza Covid verificatasi”.  

IL GIUDIZIO PIU' SOFT SU ASP E REGIONE- Di fronte a queste “bordate” nei confronti dell’erogatore privato, la verifica sull’operato degli enti pubblici coinvolti (dalla Regione all’Asp di Catanzaro) diventa più soft. Si riconosce anzi la “buona sinergia” fra i vari referenti nel trasferimento dei pazienti agli ospedali di Catanzaro. “Ciò ha permesso di contenere il decesso di un numero più elevato di anziani”.  Si fa notare tuttavia come il piano (sulla carta) della regione di fatto fosse inapplicabile. Il presidio di Tropea era stato individuato come centro Covid ma non era pronto ad accogliere nessun degente, così come il presidio di Lamezia Terme è stata un’ipotesi scartata per la mancanza di Dpi. Ci sono stati poi difetti di comunicazione. Ad esempio fra l’Asp di Vibo Valentia e quella di Catanzaro sulla positività dell’operatrice sanitaria (da cui sarebbe partito il caso). I dirigenti dell’Asp catanzarese ne sono venuti a conoscenza il 26 marzo, “risulta poco chiaro il motivo per cui non sia stato comunicato tale dato al dott. Belcastro e al dott. Caroleo”, che il 27 marzo hanno poi effettuato un sopralluogo nella struttura. Pur se non è cambiato il corso gli eventi, il gap di comunicazione fra enti pubblici c’è stato. Urbani infine suggerisce una serie di azioni di miglioramento nella gestione di questi casi, a partire dalla definizione di percorsi standardizzati che i dipartimenti di Prevenzione delle Asp dovranno adottare per questi casi.