Il professore Britti: "Giovani, appassionatevi alla vostra terra" (VIDEO)

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il professore Britti: "Giovani, appassionatevi alla vostra terra" (VIDEO)

  13 gennaio 2020 15:32

Domenico Britti, Presidente della Scuola di Farmacia e Nutraceutica dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Laureato in Medicina
Veterinaria, attento studioso, ha posto al centro dei suoi interessi la tutela dell’agrobiodiversità, sia animale che vegetale.
Riveste numerosi incarichi scientifici di rilievo a livello nazionale nel Ministero della Salute e nel Consiglio Superiore di Sanità.
Colto estimatore del Mondo Antico, con il tono pacato, l’aplomb e il physique du role che gli sono propri, interviene con acutezza sulle dinamiche più attuali. 

di GIOVANNA BERGANTIN 

Professore, molti giovani oggi sognano di intraprendere la carriera accademica. Ci racconta come Lei ce l’ha fatta?


Ho avviato la mia carriera nei primi anni 90 a Messina, prima come dottore di ricerca di farmacologia e tossicologia veterinaria e poi come ricercatore dell’area clinica medica. Mi ritengo fortunato perché in quegli anni ho avuto Maestri di alta caratura scientifica e umana come il compianto Prof. Orazio Catarsini, il Prof. Vittorio Pantano e il Prof. Antonio Pugliese. Riconosco loro l’impronta decisiva per la mia formazione professionale. Sono diventato professore di Patologia Medica Veterinaria in Abruzzo lavorando tra Teramo e Bologna; il Prof. Stefano Cinotti, allora Preside di Medicina Veterinaria dell’Ateneo bolognese e al quale resto molto legato, mi ha presentato al Prof. Salvatore Venuta. Questi era una persona davvero speciale che ha creduto fortemente alle potenzialità umane
della Nostra Calabria e a lui devo il mio “reditu” in Calabria nel Corso di Medicina Veterinaria interateneo di Catanzaro

Quindi è un calabrese di ritorno, come vede oggi la Calabria?

La Calabria è un albero antico con radici profonde. Uso questi termini perché sono nipote di contadini, gente che si tramandava la conoscenza millenaria della terra, delle piante, degli animali e le opportunità alimentari e economiche che da essi derivano. In quel mondo, che ricordo bene, difficilmente si moriva di fame anche perché si condividevano il lavoro e i frutti che dava la terra. Una terra preziosa in ogni suo angolo e che difficilmente si lasciava incolta. Ogni stagione aveva il suo profumo: la primavera con l’erba bagnata e i primi fiori, 
l’estate con l’odore che all’alba presto si sprigiona dalla paglia delle messi per l’umidità della notte, l’autunno con l’odore del mosto, dei fichi seccati e poi infornati e con gli insetti che si affrettano a sbrigare le ultime faccende prima dei rigori dell’inverno e, infine, l’inverno con l’odore del camino o del “bracere” e quello caratteristico dei frantoi che bruciavano il nocciolino.


Cosa suggerisce o propone alle nuove generazioni, magari di giovani studenti?

Viviamo un periodo di transizione rapida dove il termine “rurale” non deve essere considerato desueto ma, poiché legato a quelle profonde radici, al rispetto della terra e ai valori di ecologia che oggi riprendono forza, è estremamente moderno e affascinante. Conoscere la terra, gli animali e le piante che la abitano, i prodotti che possono e che tal quali o trasformati dalla maestria dell’uomo danno reddito, è di estrema importanza per traghettare questa Nostra Calabria nel terzo millennio. Pertanto, suggerisco loro di appassionarsi alla loro terra, rispettarla e amarla.

 Ma come la mettiamo con la globalizzazione?

Siamo angosciati dalla globalizzazione senza renderci conto che c’è sempre stata. Spezie e tessuti dall’Oriente, lingue di giraffa dall’Africa, miele della Sardegna, olive da Creta, grano dall’Egitto, non siamo all’ipermercato fuori città (anche se le lingue di giraffa non sono proprio all’ordine del giorno), siamo nel Mondo Antico. Per render semplice il discorso, Roma acquistava cibo e manufatti e vendeva altro cibo e manufatti.
Se c’è un mercato, quindi, ci devono essere delle merci da scambiare e queste merci non possono essere “anonime”, ma devono avere origine certa e qualità certa.
Se oggi andiamo al mercato senza avere questo tipo di merci da vendere (o scambiare) dobbiamo avere denaro (ma anch’esso diventa merce e, poiché non cresce spontaneamente e non è allevabile, anche del denaro dobbiamo avere fonti certe) per acquistare merci o di prima necessità o di tipo edonistico (di piacere: belle scarpe, tecnologia di ultima generazione etc).
Se al mercato non abbiamo merci o denaro, finirà che saremo noi la merce e più siamo qualificati, meglio “venderemo” il nostro prodotto intellettuale.
Quindi, nell’ipotesi di poter fare qualcosa, qual’è la sua proposta che porta sviluppo nel settore rurale.
Oggi con la sfida delle produzioni eco-sostenibili, la Calabria ha grandi opportunità, ma occorre che le filiere agroalimentari siano presenti e completate sul nostro territorio, dalle materie prime ai trasformati a valore aggiunto. Questi devono essere riconoscibili sul mercato con marchi e caratteristiche che riportino alla biodiversità culturale, alimentare e umana del nostro territorio.
Occorre che i giovani investano nella conoscenza di questi meccanismi. Chi abita nelle città e “vende servizi” deve avere ben chiaro che il suo stesso benessere proviene dall’acquistare e comunque privilegiare i prodotti agroalimentari del suo territorio perché solo in questo modo si avvia il circolo economico virtuoso che genera reddito per tutti i cittadini.
Occorre tornare ad amare la nostra terra e i prodotti che ci dona, la Calabria è la nostra casa e non ne abbiamo un’altra così bella. 

Quindi, nell’ipotesi di poter fare qualcosa, qual è la sua proposta che porta sviluppo nel settore rurale.

Oggi con la sfida delle produzioni eco-sostenibili, la Calabria ha grandi opportunità, ma occorre che le filiere agroalimentari siano presenti  completate sul nostro territorio, dalle materie prime ai trasformati a valore  aggiunto. Questi devono essere riconoscibili sul mercato con marchi e caratteristiche che riportino alla biodiversità culturale, alimentare e umana del nostro territorio.
Occorre che i giovani investano nella conoscenza di questi meccanismi. Chi abita nelle città e “vende servizi” deve avere ben chiaro che il suo stesso benessere proviene dall’acquistare e comunque privilegiare i prodotti agroalimentari del suo territorio perché solo in questo modo si avvia il circolo economico virtuoso che genera reddito per tutti i cittadini. Occorre tornare ad amare la nostra terra e i prodotti che ci dona, la Calabria è la nostra casa e non ne abbiamo un’altra così bella.