Ilenia Dell'Amico: "Ripartire anche dallo sport, perché è salute ma anche economia"

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Ilenia Dell'Amico
  14 gennaio 2020 12:38

Ilenia dell’Amico, 23 anni, vive e lavora a Crotone. Laureata in Scienze Motorie e sportive alla UMG. di Catanzaro, per la specialistica, vista l’assenza di corsi in Calabria, ha scelto Management dello Sport con una Università on line. E’ una sportiva eclettica: istruttrice di fitness in palestra, è tutor sportivo nelle scuole tramite
la FIGC ed è preparatrice atletica di palla volo. Presta servizio civile in una biblioteca ed è appassionata dell’agonistica antica Krotoniate.

di GIOVANNA BERGANTIN

Ilenia, Lei è una giovane sportiva a tutto tondo che ha scelto di studiare e rimanere in Calabria; con quali prospettive ha fatto queste scelte in controtendenza rispetto ai suoi coetanei?

“Amo la mia Terra e rimanere qui è stata sicuramente una scommessa quando ho deciso di fare della mia passione il mio lavoro. Sono da sempre una appassionata sportiva. Ho iniziato a fare attività atletica all’età di 5 anni, da lì ho sempre praticato sport di gruppo e individuali che mi hanno trasmesso una serie di valori e hanno contribuito a fare di me ciò che sono oggi.
’Calabria bella e maledetta’, definisco così la mia Terra, bella in tutte le sue sfaccettature, ma sicuramente caratterizzata da tante criticità.
Terra di storia e cultura sportiva i cui valori probabilmente nel tempo sono andati persi; penso, però, che proprio dallo sport si possa ripartire”.

Le va di raccontare la sua esperienza?

“Premetto che sono molto legata a Crotone, la mia città, dove ho casa ed affetti. Dopo il diploma, per frequentare i corsi alla Facoltà di Scienze Motorie, situata nella zona alta di Catanzaro, partivo con i mezzi pubblici alle sei del mattino ritornando a tarda sera. Dopo la laurea triennale non ho potuto continuare con la specialistica a Catanzaro perché, purtroppo, l’offerta formativa dell’Università non prevede la laurea di secondo livello. Bisognava emigrare, ma poiché il mio progetto di vita è diverso e amo l’aspetto educativo delle scienze motorie, mi sono iscritta, continuando gli studi, a Management dello Sport, in una Università telematica e voglio diventare insegnante di
educazione fisica”.

Pensa anche di metter su famiglia?

E’ nei miei programmi, ma intravedo ancora delle difficoltà, forse lo farò più in là. Il mio fidanzato deve laurearsi ed io, seppure mi senta privilegiata, nella professione che svolgo, rispetto ai miei coetanei, non ho un reddito certo che mi consenta di far programmi.

Torniamo alla Calabria, secondo Lei quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano e come superarle?

Partiamo da noi giovani, quelli che abbiamo deciso di rimanere qui: abbiamo il dovere di dare il meglio di noi stessi, di contribuire al dialogo e non solo di subire. Perciò sicuramente la prima negatività da dover eliminare è l’idea radicata che qui nulla possa nascere e crescere. Io ho deciso di rimanere e crescere qui. Le difficoltà sembrano tante, in particolar modo inerenti il mio settore. Fare sport in Calabria non è semplice, servono sicuramente impianti sportivi e servizi che, purtroppo, scarseggiano o sono quasi inesistenti, maggiore attenzione all’adeguatezza delle strutture sportive (ad es. riqualificare o sistemazione del parquet sportivo), maggiore qualità dei
trasporti, più collegamenti e tanti altri aspetti da dover prendere in considerazione.

Potendo suggerire, quali idee e proposte farebbe?

““Forse mi ripeto, ma lo ‘sport’ può essere opportunità e strumento da cui ripartire. Lo sport inteso non solo come strumento di socializzazione e benessere, ma, sorretto da un territorio che ben si presta, diventa fattore di sviluppo dell’economia regionale. Inoltre, poiché molte famiglie calabresi non possono garantire la pratica sportiva ai propri figli perché hanno un reddito troppo basso, propongo dei progetti concertati tra giovani del settore e imprenditori entusiasti e con la passione per lo sport. Ne dovrebbero beneficiare tutti i ragazzi e le ragazze che non possono economicamente sostenere i costi per la pratica sportiva. Così da poter evidenziare che nello sport non esistono differenze. Ognuno ha diritto a fare sport. Sport è economia, è salute. Dallo sport si può ripartire”.