La formula di De Santo, il matematico che diventa imprenditore: "Puntare sul turismo e creare collegamenti con trasporti, agricoltura, lavori pubblici e cultura"

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images La formula di De Santo, il matematico che diventa imprenditore: "Puntare sul turismo e creare collegamenti con trasporti, agricoltura, lavori pubblici e cultura"
Dino De Santo
  16 gennaio 2020 15:13

Dino De Santo, imprenditore. Una laurea in matematica, lascia il lavoro in Banca per lanciare un’Azienda che opera nel mondo dei tour operator e dei servizi turistici. Oggi è Amministratore della Top Class s.r.l. di Rende e componente della Giunta Nazionale dell’Associazione agenti di viaggio della Confesercenti.
Acuto e ironico narratore della sua Terra, tende a unire scoperta e valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico della Calabria.

di GIOVANNA BERGANTIN

Dottore, vista la sua ampia e longeva esperienza, qual è la situazione del settore turistico italiano?

“Il prodotto Italia mantiene un ‘appeal’ sempre molto elevato. Siamo presenti sul mercato mondiale con una batteria potentissima e molto collaudata.
Possiamo esprimerci con una serie infinita di ‘turismi’. Dal marino al verde, dal montano a quello dei borghi, il gastronomico e poi il più esteso bacino mondiale di beni culturali. Si continua a godere di una buona salute anche se i nostri competitor sono sempre più agguerriti. La Francia, la Spagna, la riva sud del mediterraneo sono solo alcuni esempi di nostri competitor con i quali dobbiamo costantemente fare i conti. Nessuno però può godere di una differenziazione del prodotto paragonabile alla nostra”.

Ma, dal Suo osservatorio privilegiato, ritiene che la situazione nel mercato turistico sia sempre la stessa ?

“La situazione del turismo è in continua, costante evoluzione. Cambia la cultura, l’interesse del mercato, la moda. Attualmente si parla costantemente in termini di turismo esperienziale. Il turista si trasforma sempre più in viaggiatore cambiando le modalità di fruizione del prodotto. Ciò determina una rilettura della modalità di approccio e di proposta. Possiamo sicuramente dire che il turismo esperienziale rappresenta una modalità molto consona al prodotto Italia e anche
alle potenzialità del prodotto ‘Calabria’ “.



A suo avviso quali sono gli impedimenti maggiori per un miglioramento dell’economia turistica, particolarmente in Calabria?

“Se pensiamo al prodotto ‘Italia’, credo che la tematica più importante per un miglioramento degli indici di mercato sia legata alla politica dei prezzi. E’ un problema ampio e complicato, perché abbraccia anche ambiti non di competenza
dei soli imprenditori quali il costo del lavoro, infrastrutture, servizi collaterali. In Calabria invece a queste tematiche se ne aggiungono altre molto più territoriali e legate alle nostre caratteristiche amministrative.
Volendo cercare di evidenziare la problematica più ‘generale’, possiamo dire che viviamo una enorme confusione nel settore. Le principali figure professionali vivono una situazione precaria determinata da una carente copertura legislativa ed una ancora più carente capacità di controllo. Sembra quasi che ognuno possa improvvisarsi nel nostro microcosmo del turismo senza che ciò determini una reazione, un controllo, un blocco. Si badi bene, non è questo un problema ‘interno al settore’ perché determina il perdurare di una immagine poco professionale all’esterno e la continua crescita di una preoccupante diffidenza nei confronti delle nostre offerte.

Quali commenti sente più spesso da viaggiatori e turisti, e quali difficoltà
lamentano?

“I commenti più ricorrenti rappresentano la fotografia del nostro sistema turistico. Grande sorpresa per la bellezza dei nostri territori. Interesse per le nostre tradizioni. Ricerca continua per i nostri siti culturali. Amore assoluto per la nostra gastronomia. Perplessità per il nostro sistema dei trasporti interni, che rendono difficile raggiungere con i mezzi pubblici i siti di maggiore interesse. Scarsa professionalità in alcuni servizi collaterali, molto spesso invasi da abusivi che nessuno controlla”.

Cosa pensa si possa fare immediatamente in Calabria per dare attenzione ad un settore di punta come quello turistico e dell’indotto?

“Non voglio soffermarmi molto su alcune lacune che ancora persistono, ma che comunque sono incamminate verso una, anche se lenta, soluzione. Mi riferisco a tutto un sistema di interventi necessari per allungare la stagione e per migliorare l’internazionalizzazione del prodotto Calabria. Ritengo che il più urgente e non più procrastinabile intervento debba riguardare un’azione di adeguamento e di armonizzazione della legge regionale al Codice del Turismo, come modificato dal D. Lgs. n. 62/2018 di recepimento  delle norme della Direttiva UE, sui pacchetti e servizi turistici collegati, con uno sforzo di armonizzazione anche nei confronti delle altre legislazioni regionali in materia. Prevedere, altresì, lo sviluppo di un piano di contrasto all’abusivismo nel comparto della produzione, organizzazione e distribuzione dei viaggi e servizi turistici. Nel quadro attuale, con la legislazione vigente, non viene garantita la tutela del consumatore come previsto dalla direttiva europea e si sta progressivamente erodendo l’immagine del prodotto Calabria. Porre il turismo al centro dello sviluppo della Regione vuol dire creare dei collegamenti gestionali nella giunta e nella burocrazia regionale. Il settore del turismo deve avere contatti con i trasporti, l’agricoltura, i lavori pubblici e la cultura. Su questi semplici presupposti si è costruito il successo di regioni quali l’Emilia-Romagna e, ultimamente, la Puglia e la Basilicata”.