Regione. Caro presidente ti scrivo... Cimino a Tallini: "Si faccia giudicare per ciò che farà e lavori alla Legge regionale per Catanzaro"

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images Regione. Caro presidente ti scrivo... Cimino a Tallini: "Si faccia giudicare per ciò che farà e lavori alla Legge regionale per Catanzaro"
Franco Cimino
  26 marzo 2020 20:57

di FRANCO CIMINO

Onorevole presidente Mimmo Tallini,

auguri e complimenti per l’alto incarico ricevuto. Lei sa bene che io ho auspicato un’altra soluzione, da me ritenuta più adatta all’attuale emergenza, non solo sanitaria, ma economica e sociale, che la Calabria da lungo tempo passivamente subisce. Stamattina, però, nella sorpresa dei più, lei è stato eletto allo scranno più alto di palazzo Campanella. Auguri, quindi, per il traguardo raggiunto a coronamento di una carriera lunghissima e per le enormi fatiche personali che l’hanno accompagnata. Complimenti per la capacità, non la solo fatalità, che con la sua grande esperienza ha potuto consentire che si realizzasse (altro elemento storico) un fatto mai visto nella storia della Calabria e non solo. Quello per il quale a un solo partito, che alle elezioni è arrivato quasi a pari percentuale con altri due della stessa maggioranza, di fare “cappotto”. Mai è accaduto che allo stesso venisse assegnata, specialmente in regime di elezione diretta del “ governatore( che brutto neologismo!) le due più alte cariche, nelle due presidenze di Giunta e di Consiglio. Lei, in qualità di dirigente regionale di Forza Italia, in stretta collaborazione con la responsabile regionale, oggi presidente della giunta, ha fatto “cappotto”, come si usa in gergo dei giocatori a carte. Ha fatto cappotto ai partiti alleati, che con troppa facilità ( lo lasci dire a un democristiano di altri tempi, quelli belli della Politica) sono entrati nelle tasche pure strette di un cappotto pure striminzito, addirittura nella primavera dei soprabiti leggeri. Quattro assessori su sette in capo al presidente, coordinatore regionale di Forza Italia, sono davvero un record mondiale da Olimpiadi del potere lottizzato.

Presidente, torno a lei e alla sua festosa giornata odierna. Ho ascoltato in diretta il discorso di insediamento. La conosco personalmente e so quanta emozione le batteva in petto. Per buona metà della lettura dei suoi fogli ha faticato a governare la commozione e a trattenere il pianto. Questo la rende “umano” rispetto all’immagine di freddo e duro uomo politico molto a lungo trattenuta nell’immaginario collettivo. Ed la prima cosa che mi è piaciuta. Il suo discorso, molto robusto in verità, anche, in molte sue parti. So bene che i discorsi del dopo elezioni, quelli di intenti e programmatici in particolare, in qualsiasi contesto, appaiono tutti buoni. La cosa più facile per un politico è, infatti, sempre quella di dichiarare le sue migliori intenzioni. Per questo ogni discorso programmatico contiene sempre tutto. Il suo anche di più. Quello consegnato alla sua Assemblea, e per essa ai calabresi, sembra un vero programma di governo. Se la presidente Santelli lo utilizzasse come traccia della sua relazione programmatica, i primi ampi consessi li riceverebbe in questa sede.

Nel discorso tenuto oggi nella sua nuova veste vi è un passaggio particolare, sul quale lei ha lavorato in punta di fioretto. Pochi lo avranno capito, altri pochi lo avranno sottolineato, pochissimi, forse meno, lo riprenderanno. Tratta un tema scottante, i fatti di Reggio Calabria e quella rivolta dai contorni ancora incerti, del luglio di fuoco del 1970, attraverso i quali la Città sullo stretto si opponeva al definito assegnamento a Catanzaro del capoluogo di regione, rivendicandolo con forza per se stessa. Dei tre cinquantenari (la nascita delle regioni, lo statuto dei lavoratori, “ la rivolta di Reggio), questo è il più importante. Da una franca e leale discussione politica e da una più attenta e onesta rilettura storica, di quelle settimane drammatiche può partire, su un binario parallelo e “convergente”, la vera rinascita della nostra terra e un vero processo di unità regionale, prima che regionalista. Senza la pacificazione morale, oltre che politica, tra Catanzaro e Reggio Calabria, con l’autentico e sincero riconoscimento di quest’ultima del ruolo di vero capoluogo della prima, qualsiasi progetto di sviluppo si romperà, disperdendo, come finora è accaduto, nei meandri della corruzione, delle mafie e dei campanilismi, le cospicue risorse economiche che ancora, soprattuto dopo l’emergenza sanitaria, riceveremo dal governo centrale e dall’Europa. Un’altra considerazione, signor Presidente: capisco che per ragioni di economia del discorso o di dialettica concettuale, lei abbia collocato i temi della legalità e del contrasto (io avrei trovato più utile il termine lotta incontrastata) alla criminalità organizzata, in fondo alla relazione. Li inverta, però, nella immediata azione della sua presidenza. Soprattutto, li separi e li tenga distinti. Non distanti, solo distinti. A forza di accostarli, l’azione correttamente diversificata si confonde e in ambedue gli ambiti continua a restare leggera o scarsamente incisiva se non sul terreno specifico dell’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, a cui per lungo tempo la politica, e per effetti della sfiducia della gente verso di questa, ha affidato il pesante fardello.

Operi, signor presidente, se ne avrà la forza, all’interno di questo palazzo, dove per lungo tempo la legalità è stata un ospite indesiderato e l’occhiolino ai malandrini, ‘ndranghetisti e ai delinquenti di ogni risma, è stato il più simpatico segnale che da molte finestre e da non pochi inquilini, diversamente collocati, veniva inviato. Le ho sentito, inoltre, rapidamente dire di una riorganizzazione della commissione antimafia. Non ci provi, non serve se non il ripensamento, dentro una collettiva azione antimafia dell’intera istituzione, di questa commissiona, e di altre affini, che il più delle volte, dietro a una scarsa produzione di atti concreti, è servita solo per buone esposizioni mediatiche. Ovvero, per incontri con le scuole di scarso significato, non avendo ancora le stesse scuole capito che la legalità e la cultura contro le mafie e la violenza dei poteri, deve essere inserita quotidianamente nei propri percorsi didattici. A parte il tema della riforma della burocrazia regionale, ho molto apprezzato, infine, la questione delle aree urbane quale nuovo “asset” ( si dice così?) di sviluppo della Calabria, al quale mi piacerebbe inserisse tutta la problematica dei comuni calabresi, tutti schiacciati da compiti straordinari a fronte di drammi di enorme portata e di quasi impossibile soluzione con i mezzi sempre più ridotti e precari disponibili. Il tema da lei evidenziato, consente finalmente, dopo anni di inerzia, timidezza e incapacità sospetta dei numerosi consiglieri regionali, anche della sua provincia, succedutisi nelle varie legislature, di porre con forza la questione Catanzaro-capoluogo di regione.

La discussione su questa breve pagina si farebbe molto lunga e io non voglio sottrarle tempo nel suo giorno politico più bello. Le ricordo soltanto la proposta, che io qui, magari per stupido fanatismo, non rivendico quale originale o mia personale, da me più volte, anche dagli scranni del Consiglio Comunale che vide presente anche lei e l’ottimo Baldo Esposito, di una legge regionale a favore del Capoluogo di regione. Le ragioni sono ben note, anche quella di riequilibrare le numerose iniziative legislative nazionali a favore della Città Metropolitana della Stretto, con le quali sono state indirizzate, in tanti anni, in quella realtà risorse davvero imponenti e non tutte probabilmente sottratte agli appetiti delle ‘ndrine e del malaffare. Una legge per Catanzaro all’interno di una nuova attenzione, anche riorganizzativa, per le sei più importanti Città calabresi, mi sembra un atto che lei potrebbe agevolmente favorire, incoraggiandolo in quanti avrebbero il dovere di proporlo. Infine, per finire davvero, una raccomandazione. Lei conosce bene il carattere di tanti calabresi, quelli che solitamente si dividono in adulatori dei potenti, per servirli in attesa di poche mance, e gli odiatori per hobby o per mestiere. I primi, tra i quali si annoverano i numerosi odierni convertiti alla sua grandezza mentre ieri dicevano il peggio della sua personalità politica. I secondi, che la attaccheranno a prescindere o forse soltanto perché si chiama Tallini, l’antipatico, prepotente ecc.

Non ascolti nessuno e soprattutto non si faccia celebrare o intimidire da alcuno. Si faccia giudicare per ciò che farà. E lavori, al punto in cui è arrivata la sua età personale e politica, solo per la Calabria tutta, come ha promesso di fare. Rispetti, come deve, l’on Santelli, quale presidente e leader politico, ma tenga distinta la sua azione ed elevi l’indipendenza della istituzione che rappresenta al punto più alto in cui la colloca la Costituzione del nostro paese.

Gradisca questi miei consigli unitamente ai miei auguri sinceri Franco Cimino