di RITA TULELLI
La notizia dell’aggressione nel Crotonese, in cui un uomo di 72 anni ha colpito con più fendenti l’ex moglie, mi porta a riflettere non tanto sulla cronaca in sé, quanto sulle dinamiche criminologiche che emergono da episodi di questo tipo. Spesso siamo portati a pensare alla violenza domestica come un fenomeno legato a coppie giovani o di mezza età, ma questo caso dimostra che non esistono barriere anagrafiche: la violenza nelle relazioni affettive può manifestarsi anche in età avanzata.
L’elemento centrale è la difficoltà di elaborare la perdita del legame, l’incapacità di accettare una separazione e, più in generale, la percezione di un “vuoto” che diventa intollerabile. Nel pensionamento, nella solitudine e nella fragilità dell’età anziana, questi vissuti possono assumere un’intensità particolare, fino a trasformarsi in comportamenti distruttivi.
Come criminologa, vedo in questi episodi la convergenza di più fattori di rischio: una crisi identitaria legata all’età e al ruolo sociale, il sentimento di abbandono che segue la separazione, l’eventuale presenza di disturbi psichiatrici non trattati o sottovalutati. La violenza, in questo contesto, diventa la risposta disfunzionale a una percezione di impotenza e perdita di controllo. Non a caso, la donna è stata colpita mentre era alla guida: simbolicamente, era lei a condurre la propria vita, e l’aggressione appare come il tentativo di riprendersi un potere che l’uomo riteneva di aver perso.
Questo ci impone una riflessione più ampia: troppo spesso, nelle separazioni in età matura, si pensa che il rischio di conflitti violenti sia ridotto, quasi inesistente. In realtà, è proprio lì che possono emergere reazioni imprevedibili, perché meno sorvegliate dai servizi sociali, dalle reti di protezione e, talvolta, anche dalla famiglia stessa.Ecco perché credo sia necessario un cambiamento culturale: occorre inserire nei percorsi di supporto psicologico e sociale non solo le coppie giovani in crisi, ma anche le persone anziane che affrontano separazioni e riorganizzazioni familiari.
L’età non mette al riparo da impulsi aggressivi né dall’ossessione verso l’ex partner; anzi, la vulnerabilità psicologica può amplificarli. In conclusione, come criminologa ritengo che episodi come questo non vadano letti come “eccezioni”, ma come segnali di una realtà sommersa: quella della violenza di coppia nella terza età. Una realtà che deve trovare spazio nel dibattito pubblico e nelle politiche di prevenzione, perché la violenza affettiva non ha tempo, e non ha età.
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