Volti, fatti e persone nelle “storie senza filo” di Carla Colombo (VIDEO)

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images Volti, fatti e persone nelle “storie senza filo” di Carla Colombo (VIDEO)
La scrittrice Carla Colombo Marasco
  30 ottobre 2020 09:44

di GIOVANNA BERGANTIN

Che tempo strano quello che stiamo vivendo. E’ pieno di enormi contraddizioni e trasformazioni da registrare, fotografare e fissare bene per lasciarne testimonianza. Interesse, desiderio di sapere, partecipazione, in breve si trasformano in immagini, volti, frasi, fatti e racconti.

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Deve essere stato questo lo stato d’animo che ha guidato Carla Colombo Marasco, narratrice e cultrice di storia popolare, a raccogliere e conservare nella mente una enorme quantità di vicende e storie curiose di uomini e famiglie vissuti nello scenario della vita sociale ed economica di Soveria Mannelli, suo paese adottivo.

Una rassegna di fatti e realtà destinati all’oblio, ma che ora rientrano, messi insieme e ricomposti come in un puzzle, nel mondo dei ricordi. Vicende di gente semplice che incontri tutti i giorni, storie vere, vecchie abitudini in disuso che hanno  segnato la comunità del vivace borgo della Sila Piccola, dalla fine dell’800 ai nostri giorni. Consuetudini e ambienti del passato che ritornano a galla, si intersecano con l’ordinario della piazza, del vico, avvalorati da foto e documenti. Con una prosa limpida e acuta, le pagine dipanano il filo della narrazione nel labirinto privato, quasi intimo, degli album di famiglia. I racconti, le testimonianze, a volte scritti dai diretti protagonisti, diventano corali, sociali, patrimonio di un’intera Comunità. Ma sanno anche dare senso ai temi della contemporaneità: la salute degli abitanti, i divertimenti, i matrimoni d’amore e quelli combinati, le note di corredo, le spose per procura, le storie familiari e quelle personali, gli emigrati e le generose donazioni di ritorno, le donne e gli amori, la nascita della ferrovia e della scuola, gli artigiani, gli eroi e i combattenti.  Uno spaccato della vita di un borgo montano che i cittadini  di Soveria, e non solo, dovrebbero leggere e custodire tra i tesori più preziosi della propria biblioteca.

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Nel volume, che è un gesto d’amore e generosità alla comunità, Carla, nata a Como ma vissuta in Abruzzo, non rinunzia a parlare di sé. In una riflessione introduttiva, autobiografica, racconta di come e quando prende la cittadinanza calabrese: “ Decisi un giorno di sposare il mio fidanzato, un ragazzo calabrese e lo dissi a lui prima di mio padre” Ricorda il suo arrivo a Soveria Mannelli, dopo qualche anno di matrimonio. “ Non capivo neanche una parola del dialetto locale e rispondevo distribuendo larghi sorrisi. Immaginate il simpatico contrasto tra questi usi e tradizioni con quelli della mia terra d’origine, che conservo ancora gelosamente. In Calabria ho trovato cose molto diverse e una suocera decisa e determinata con cui dover andare d’accordo – riprende adesso la sua storia Carla - Oggi conosco tutte le sfumature del linguaggio e delle tradizioni di Soveria, anche per una serie di ricerche storiche e antropologiche che ho condotto e pubblicato. La scrittura e la ricerca mi hanno in qualche modo sempre accompagnato, prima con la raccolta “Mo ve cuntu. Soveria Mannelli e la sua gente”, poi con “Piccolo Mondo Sacro”, studio e censimento delle “conicelle”, le edicole votive, e  con “Sorsi di vita” sulle origini delle fontanelle di Soveria Mannelli. Il tempo che ho avuto a disposizione durante il lockdown mi ha permesso di dedicarmi alla scrittura e stesura definitiva di questa ultima raccolta ‘Storie senza filo’, a cui lavoravo da almeno cinque anni e che uscirà a breve”.

Le pagine scavano nel passato di realtà spesso dimenticate e riproposte con fonti documentali, vecchie delibere, tessere, note difficili da decifrare, ritagli di immagini e foto di famiglie. Ogni paragrafo è un mondo di una realtà ordinaria, normale, che potrebbe non interessare, ma che invece ad ogni pagina si impone alla nostra attenzione con  la forza ed il coinvolgimento che solo le idee piene di passione sprigionano. “Quando per qualche motivo mi arrabbiavo, sbattevo la porta e per smaltire la collera andavo a sedermi sul muro della Piazza principale di Soveria, insieme ai tanti anziani che si riscaldavano al tiepido sole. – spiega Carla – Mi soffermavo ad osservare i loro volti, ad ascoltare le loro storie, che appuntavo gelosamente. Penso di aver ascoltato oltre 2000 persone. Ho anche messo insieme i ricordi riportati da figli e nipoti. Raccontare vicende di vita reale è bellissimo, sono un patrimonio di conoscenza da condividere. Ci sono moltissime storie ancora da scrivere e penso che, come me, tanti avranno voglia di raccoglierle e raccontarle”.

 

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