
Il consigliere comunale di minoranza: “Il Comune ha aderito a una procedura già costruita. Ancora una volta, Donato si prende meriti che non ha”
24 maggio 2026 13:17“La stabilizzazione dei lavoratori TIS è merito di Occhiuto e Calabrese”. Il consigliere comunale di minoranza di Chiaravalle Centrale Claudio Foti contesta duramente il sindaco Domenico Donato, accusandolo di “attribuirsi meriti che appartengono in toto alla Regione Calabria”. Al centro della polemica, la paternità politica e amministrativa di un percorso che Foti definisce “tutto costruito dalla Regione” e soltanto recepito dal Comune di Chiaravalle.
“Un risultato costruito dalla Regione Calabria. Un Comune indotto ad aderire. Un sindaco che si prende meriti che non ha - dichiara esplicitamente Foti - C’è qualcosa di profondamente stonato nelle dichiarazioni pubbliche, propagate via social dal sindaco di Chiaravalle Centrale, sulla stabilizzazione dei lavoratori TIS. Non nella gioia, quella è comprensibile, e la condivido senza riserve, ma nell’appropriazione. Nel modo in cui chi amministra una cosa pubblica si mette davanti a una storia che non gli appartiene e la racconta come se fosse sua”.
“Parliamoci chiaramente, senza tatticismi e senza peli sulla lingua - prosegue il consigliere comunale di minoranza. - La stabilizzazione dei lavoratori TIS non è una vittoria del sindaco di Chiaravalle Centrale. È una vittoria della Regione Calabria. Una vittoria politica, programmatica e morale”.
“La visione era della Regione. La strategia era della Regione. La linea era della Regione - afferma Foti - È stata la Giunta regionale guidata dal presidente Roberto Occhiuto, con il lavoro determinante dell’Assessore al Lavoro Giovanni Calabrese che, sin dal primo giorno di insediamento, ha posto questo problema al centro di un programma di governo serio, strutturato, finanziato. Non uno slogan. Un percorso fatto di: tavoli ministeriali, risorse dedicate, cornice normativa costruita con pazienza e determinazione, interlocuzione costante con il Governo nazionale”.
Secondo Foti, il tema riguarda prima di tutto “la dignità di migliaia di lavoratori rimasti per anni in una condizione di precarietà”. “Migliaia di uomini e donne calabresi intrappolati da anni in un sistema di tirocini che non diventava mai lavoro vero aspettavano che qualcuno avesse la visione e il coraggio di affrontare strutturalmente questa che non è esagerato definire una piaga sociale - dichiara ancora. - Quella visione non era a Chiaravalle Centrale. Era nella Cittadella regionale. Quella dignità di cui il sindaco si riempie la bocca oggi, qualcun altro l’ha messa nero su bianco in un documento programmatico, l’ha difesa nei tavoli che contano, l’ha trasformata in norma, l’ha finanziata con risorse vere”.
“A loro, al presidente Occhiuto, all’assessore Calabrese, a chi ha lavorato nelle stanze della Regione va il riconoscimento più ampio in assoluto, quello autentico di chi ha trasformato una promessa in un atto concreto - sottolinea Foti. - Perché una famiglia che torna a respirare non dimentica chi le ha davvero riaperto la finestra e sa distinguerlo perfettamente da chi si è limitato ad affacciarsi. C’è una differenza sostanziale, nella vita come nella politica, tra chi costruisce e chi arriva a posa ultimata a tagliare il nastro”.
Poi l’affondo sul ruolo dell’amministrazione comunale. “Il ruolo del Comune? Marginale. Indotto. Obbligato dalla storia, non da una scelta programmatica - sostiene il consigliere. - Ed è qui che occorre essere precisi, perché la precisione è l’unica cosa che non si può smontare con un post emozionale”.
“Il Comune di Chiaravalle Centrale non ha costruito nulla - dichiara Foti. - Ha ricevuto dalla Regione una procedura già definita, uno schema già elaborato, una cornice normativa e finanziaria già predisposta. Gli è stato offerto un treno già in movimento. Ha scelto di salire ed era giusto farlo, era doveroso farlo e condivido pienamente. Ma salire su un treno già in corsa non significa averlo costruito, non significa aver tracciato i binari, non significa aver immaginato la destinazione”.
Per Foti, dunque, l’adesione del Comune non sarebbe frutto di una autonoma visione politica. “L’adesione del Comune alla stabilizzazione non nasce da una scelta programmatica autonoma, sia ben chiaro - afferma. - E questo, sul piano morale prima ancora che politico, fa una differenza enorme. Perché chi governa con visione costruisce. Chi amministra senza visione si adegua. Adeguarsi quando qualcun altro ha già fatto il lavoro difficile è cosa sacrosanta, ma non è un merito da rivendicare davanti ai propri cittadini come se fosse una conquista personale”.
Il consigliere pone quindi una domanda diretta al primo cittadino: “La domanda che il sindaco non può eludere”. Dichiara Foti: “C’è un passaggio del sindaco che non posso lasciare scorrere senza risposta. È il passaggio che più di ogni altro rivela la natura di questa comunicazione. Il sindaco scrive: ‘Fa male vedere che spesso tutto venga ridotto a polemiche, cattiverie personali o a una narrazione ingiusta di ciò che realmente è stato fatto’”.
“Solo una domanda semplice, diretta, alla quale chiedo una risposta altrettanto semplice e diretta - incalza Foti. - Sindaco, cosa avrebbe fatto lei per questi lavoratori se la Regione Calabria non avesse affrontato questo problema?”.
“Aveva un piano? Aveva risorse stanziate in bilancio? Aveva avviato un percorso autonomo? Aveva scritto una delibera, una determina, un atto programmatorio che portasse in quella direzione? Esiste un solo documento, uno prodotto da questa amministrazione, che testimoni una volontà politica autonoma su questa vicenda prima dell’intervento regionale?” - domanda ancora il consigliere comunale di minoranza.
“La risposta è no. Non c’era nulla. Quei lavoratori sarebbero rimasti esattamente dov’erano - afferma Foti. - “A meno che, e qui siamo disposti ad ascoltare con grande attenzione il sindaco, non voglia dichiarare pubblicamente, agli atti, davanti ai cittadini, di essere stato lui a suggerire alla Regione Calabria di affrontare il problema del precariato TIS”.
“Di aver ispirato la strategia. Di aver indicato la strada al presidente Occhiuto e all’assessore Calabrese. Di essere stato, insomma, il motore silenzioso di un’operazione che la Regione ha poi portato a compimento – prosegue. - Se così fosse, lo dica. Con un documento. Con una lettera. Con un verbale. Con qualcosa di verificabile”.
Foti parla quindi di “vittimismo” come strategia comunicativa. “Il vittimismo come strategia. Riconoscerlo è già difendersi – dichiara. - Il vero vittimismo, quello becero, quello che usa la commozione come scudo contro la verità, appartiene a questa compagine chiaravallese. È nell’arte sottile di presentarsi come bersaglio di ingiustizie proprio nel momento in cui si sta incassando un risultato costruito da altri. È una tecnica antica, riconoscibile, e politicamente, consentitemelo, intellettualmente disonesta: trasformare l’assenza di merito in martirio, e il martirio in consenso elettorale”.
“I cittadini di Chiaravalle Centrale meritano la verità, anche quando è scomoda - conclude il consigliere comunale di minoranza. - Meritano di sapere chi ha davvero lavorato per loro, e chi si è limitato a firmare ciò che altri avevano già scritto”.
“Sono genuinamente felice per questi lavoratori e per le loro famiglie” aggiunge Foti. “Quella felicità ha un indirizzo preciso: la Regione Calabria, il presidente Occhiuto, l’assessore Calabrese. A loro il plauso di chi riconosce il lavoro vero quando lo vede”.
“Perché si può commuoversi davanti a un risultato costruito da altri” chiude Foti. “Ma la misura vera di un amministratore e di un uomo pubblico è la capacità di dire la verità anche quando conviene tacerla. Chi non ha seminato non può presentarsi al raccolto come se fosse il contadino. Questo sarebbe, per me, la politica più bella”.
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