Cittadella alla Santelli. Cimino: "Lasciatela andare, non fatela strumento di nuove divisioni: Iole resta bella"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Cittadella alla Santelli. Cimino: "Lasciatela andare, non fatela strumento di nuove divisioni: Iole resta bella"
Franco Cimino
  19 ottobre 2020 19:32

di FRANCO CIMINO

I fatti di queste ultime ventiquattr’ore ci riportano nuovamente alla morte di Iole Santelli. Una morte che, dopo la rapidissima ondata emotiva che ha diviso i calabresi tra chi ha pianto(molto o poco e sinceramente), chi ha detto(molto o poco e sinceramente), e chi è rimasto in silenzio (per sofferenza o convenienza), è tornata a dividere ancora più ferocemente una regione che non trova mai pace e unità. È qui che la morte “ fa brutti”. Ma non chi muore. Fa brutti coloro che restano incollati alle tante miserie umane, che nel tempo della fretta li consuma. Oggi, i campi del nuovo contendere sono essenzialmente due.

Uno è quello in cui si trovano quanti hanno detto molte parole( di circostanza, ipocrite, o sincere) a favore di Iole, e quanti, nel silenzio o nelle ritardate riflessioni, vantano la coerenza di un atteggiamento “oppositivo”nei confronti di quel presidente che non stava facendo bene, ovvero che il nemico sempre a destra si trova e da lì non deve essere spostato. L’altro campo, è quello della intitolazione del Palazzo della Regione. Il partito omologante e unitario che va dai componenti la giunta , tutti nominati dal presidente scomparso e, per adesione informale, a tutti i consiglieri regionali, chiede, e pare che in tal senso voglia decidere immediatamente, che il palazzo della “ cittadella” sia intitolato a Iole Santelli. Con tutto il rispetto per la persona, un vasto fronte, costituito prevalentemente da associazioni culturali, contesta questa volontà. Lo fa apertamente e con motivazioni che io condivido pienamente con l’aggiunta di altre, più prettamente politiche, di cui dirò in altro momento.

E così Iole Santelli, che avrebbe desiderato di unire la Calabria in vita e che per un giorno ha lasciato sperare che si unisse sulla sua tragica uscita di scena, si trova ad essere un altro motivo di divisione tra i calabresi. Un motivo assai banale in verità, che lascia poco sperare sulle nuove sorti felici e progressive della nostra terra. Tragico destino il suo, di donna e di politico. Utilizzata come estremo rimedio alle lacerazioni sulle candidature a presidente del centrodestra, oggi Iole viene strumentalizzata per creare intorno al suo nome una sorta di benevolenza per coloro che fanno a gara a chi è più Santelliano di tutti. Il premio sarebbe immediatamente spendibile per le prossime elezioni. Male che andasse servirà psicologicamente quale antitodo contro i sensi di colpa. Lungo questa strada delle nuove contrapposizione e delle tante nuove strumentalizzazioni, Santelli, la presidente, e Iole, la donna ragazza, morirà ogni volta che sarà messa in campo. Ma è ora di dire basta. Basta, lasciatela andare. È andata via, l’ha portata via il vento o forse lei non è voluta restare. In vita è stata divisiva suo malgrado, la morte l’aveva riconciliata con il mondo. Non strumentalizzatela adesso per i vostri stupidi interessi. Lei non c’è più e non potrà risolvere i vostri problemi o aggiustare le vostre carriere. Tra poche settimane si voterà e tanti cambieranno “ casa”. Lei non voleva essere un eroe, e la fine gloriosa non cercava. Al contrario, quel campo di lotta e di grave impegno istituzionale, le serviva per vivere. Sentirsi viva. Sana e forte. Adesso voi non fatene l’eroe per battaglie che non ha potuto fare e per le guerre a cui non è stata assoldata.

Lasciate stare l’intitolazione del palazzo regionale. Non è vostro e non potete utilizzarlo per le vostre emozioni o, ancor peggio, per le vostre politiche intenzioni. Per intitolare un monumento così eterno occorre la piena convergenza non solo delle forze politiche e culturali, ma anche quella dei cittadini. Lei, Iole, è persona intelligente, fine e delicata, e come tale, ne sono certo, non avrebbe voluto una cosa di questo genere. Se mai, vi chiederebbe di dedicare il Palazzo e le opere di bene al cui interno si spera verranno realizzate, a San Francesco di Paola, il suo santo, il patrono della Calabria.

Lasciatela andare, quindi, non esponetela a nuove ondate di disapprovazioni, anche queste strumentali. Questa ragazza ha sofferto tanto in vita e di certo non per la politica, che le ha dato molto. Risparmiatele questa guerra. Risparmiatele un nuovo dolore. Lasciatela andare via da qui. È stata donna bella.