2 giugno, Franco Cimino: "La festa della nostra Repubblica per le vittime delle assurde stupide guerre"

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Franco Cimino
  02 giugno 2022 12:09

di FRANCO CIMINO

"Buon compleanno Repubblica italiana! Oggi sono settantasei, un bel numero, che ti rende matura lasciandoti giovane. La giovinezza ti vien data dall’essere tu la Repubblica, prima che dagli anni. In te te c’è la forza, la vivacità, lo sguardo lungo sull’avvenire, verso il quale tendono sempre i valori cui ispiri il tuo compito. E sei matura, perché sei nata dalla sofferenza e dalla lotta dei tuoi figli migliori. Dal dolore e dalla miseria. Anche quella morale di chi ha portato il tuo, e nostro, Paese alla rovina della guerra. E dall’odio che l’ha ferocemente scatenata, complice la follia assatanata, e di sangue assetata, di miseri uomini, dalla stanchezza popolare e dell’ignoranza ritenuti giganti. Sei matura perché rechi con te la responsabilità, che maturità non dal grigio dei capelli è data, ma dalla responsabilità delle scelte. E della moralità con cui le attui nel quotidiano ininterrotto agire.

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La responsabilità contiene la promessa e il giuramento di rispettarla, attuandola puntualmente. La tua promessa, che su diversi terreni si articola, muove da un principio apparentemente tecnico quando invece è assolutamente valoriale. Quel principio che ti rende speciale e ineguagliabile da qualsiasi altro sistema statuale, o sociale e politico. È che le istituzioni sono per la persona e non delle persone; che esse sono pertanto neutre e neutrali, mentre agiscono per la difesa di precise scelte, che sono in esse incorporate, quali, per fare qualche esempio, la giustizia, l’eguaglianza, la promozione della persona umana in ogni suo aspetto. In particolare, in quello della cura e della difesa della Libertà, anima pensosa e pensante della Repubblica.

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Libertà, che significa anche diritto al lavoro, non inteso come necessità per la soddisfazione dei diversi bisogni dei cittadini, ma quale mezzo per realizzare la creatività individuale e la comunione solidale per la costruzione, attraverso ingegno e bisogni, della ricchezza per tutti. Le istituzioni, le architravi dello Stato autorevole e giusto, pertanto mai asservibili a qualsivoglia potere, ché di questo invece ne rappresenta la protezione rispetto al rischio sempre presente dell’autocorruzione. È per questo motivo che la Repubblica o è democratica o non è. È per questa sola ragione che quella italiana, la nostra, è nata democratica, preventivamente salvaguardandosi attraverso il varo, contemporaneo, della più bella Costituzione del mondo. Che, diversamente da quanto taluni storici affermano, non ha avuto un parto difficile, pur se a scriverla sono state persone culturalmente e politicamente quasi all’opposto tra loro.

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La Costituzione è la “copiatura” di quanto stava già scritto negli intimi valori della Repubblica. I tuoi. La nostra Repubblica. In essa campeggia trionfalmente, il primo: tutto è persona. Della e per la persona. Le cose, i beni della natura, sono della persona. Essi diventano cosa pubblica perché la persona è anche l’insieme pacifico degli esseri umani, nella Repubblica divenuti cittadini perché ad essi, unitariamente e perciò democraticamente, ne è affidata la cura. E la conservazione per la loro riconsegna al futuro. La Repubblica è insieme luogo della Pace e forza di costruzione della Pace. Per se stessa, innanzitutto. Ma siccome non esiste una Pace che sia territoriale, perimetrale in stretti confini nazionali, nella Repubblica italiana c’è il dovere di contribuire a edificarla nel resto del mondo.

Un compito che il nostro Paese storicamente ha svolto abbastanza bene, pur tra limiti e contraddizioni evidenti. Molto diversi, però, da quelli che, con strumentalizzazione sospetta e tanta ignoranza, oggi, taluni esponenti della politica e dell’informazione, artificiosamente stanno cercando di riproporre sul falso quesito “pace sì e pace no” , stampato sul corpo martoriato dell’Ucraina, mentre dimentichi son tutti delle altre lunghe guerre in diverse regioni del mondo. È a tutti i popoli che subiscono la guerra e ogni orrore che essa consuma, specialmente su donne e bambine e sulla stessa fertilità della terra, che voglio, pertanto, dedicare la festa di oggi e le lacrime che colmano di dolore impotente il nostro sguardo sulle miserie del pianeta".

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