25 Aprile, la riflessione di Nicola Sabatino Ventura

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  25 aprile 2026 10:05

di NICOLA SABATINO VENTURA

Sono trascorsi 81 anni da quando l’Italia, grazie alla lotta partigiana e alla vittoria dell’esercito alleato, si liberò dal fascismo e dall’invasione nazista. L’Italia il 25 aprile 1945 chiudeva con gli anni più bui da quando, grazie ai moti risorgimentali (1861), divenne una nazione. Il regime del dittatore Benito Mussolini, coadiuvato dal Re Vittorio Emanuele III, oppresse il popolo italiano per un ventennio (1922/43) e in Nord Italia, attraverso la Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio dei nazisti, sempre con dittatore Benito Mussolini, sino al 25 aprile del 1945. La Resistenza italiana e la lotta di Liberazione dal nazifascismo sono, oramai, definite: il Secondo Risorgimento Italiano. Le forze politiche unite nell’antifascismo che sconfissero l’invasore ed il fascismo, mantennero anche in seguito e per anni una coraggiosa ed innovativa unità, tutta volta a realizzare la Repubblica Democratica Italiana antifascista. Ebbero il grande merito storico di sostanziare questo obiettivo attraverso i 139 articoli della nostra Costituzione. A dicembre del 1945, otto mesi dopo la liberazione partigiana  di Milano e Torino e la morte di Benito Mussolini, Palmiro Togliatti, Segretario Generale del Partito Comunista Italiano, al V° Congresso nazionale del suo partito, disse: “Compagni, se guardiamo al cammino che in questi anni abbiamo percorso possiamo concludere che abbiamo adempiuto con onore il compito che ci eravamo prefissi e che era di servire la causa della classe operaia, del popolo e della nazione italiana; abbiamo adempiuto il compito di lottare per la distruzione del fascismo, per la restaurazione delle libertà democratiche, per il rinnovamento dell’Italia. […] In questa lotta non siamo stati soli, né pretendiamo nessun merito esclusivo. Abbiamo avuto accanto a noi operai e lavoratori socialisti, lavoratori e intellettuali del Partito d’Azione, del Partito Democratico Cristiano e di altre correnti democratiche a cui mandiamo il saluto fraterno dei combattenti. Nella lotta per la liberazione del nostro paese si è creata tra il nostro partito e queste altre tendenze democratiche una unità di propositi e di azione che è stata tra le cause principali della nostra vittoria. Questa unità non si deve oggi spezzare, anzi deve durare e consolidarsi, deve diventare una delle fondamenta della nuova Italia che insieme vogliamo costruire”.

Il 25 aprile del 1965, vent’anni dopo, Enrico Berlinguer, Segretario Generale del PCI, scrive su “L’Unità”: “Gli ideali della lotta antifascista e della guerra di liberazione non solo restano vivi e profondamente radicati nella coscienza nazionale, ma si presentano ancora come un punto essenziale di riferimento e di ispirazione per tutte le forze che intendono continuare nelle odierne condizioni di lotta per il rinnovamento della nostra società e per tanta parte di quelle stesse generazioni nuove che pure della Resistenza non hanno vissuto direttamente l’esperienza”.

Luciano Lama, Segretario Generale della CGIL, il 25 aprile 1978, durante i terribili giorni del rapimento Moro: “Perché abbiamo combattuto contro i fascisti e i tedeschi? Perché abbiamo rischiato la vita, perduto, nelle montagne e nei crocevia delle nostre campagne, nelle piazze delle nostre città migliaia dei nostri compagni e fratelli, i migliori? Perché siamo insorti, con le armi, quando il nemico era più forte di noi? - chiede ad un immaginario interlocutore - Noi abbiamo lottato allora per la giustizia e per la democrazia, per cambiare l’Italia, per renderla libera, […] Dobbiamo sconfiggere nella coscienza dei lavoratori e del popolo ogni tentazione al disimpegno da qualunque parte essa venga. […] Oggi, in un momento drammatico della nostra storia guardiamo con grande preoccupazione al presente e ricordiamo con giusta fierezza, anche se senza trionfalismo, la lotta di trent’anni fa. […] I giovani devono crescere con questi valori, e sapere che la nostra generazione, pur con tutti i suoi limiti ed errori, ha creduto in qualche cosa e continua a crederci ed è capace di sacrificarsi e continua a sacrificarsi per questi valori. La nostra gioventù, così incerta e senza prospettive anche per nostre manchevolezze, deve ricevere da noi in questo momento una lezione, deve trovare in noi un esempio che come nel ’43-’44 non è fatto di parole, ma di scelte dolorose, di sacrificio anche grande perché c’è qualcosa che vale di più di ciascuno di noi, conquiste faticate nella storia degli uomini, che ci trascendono e si chiamano democrazia, libertà, uguaglianza”.

Rivolgendosi ai giovani, dirà sette mesi più tardi il presidente partigiano Sandro Pertini nel novembre 1978 commemorando il 35° anniversario dell’eccidio di Boves: “Io credo in voi giovani. Se non credessi in voi dovrei disperare dell’avvenire della Patria, perché non siamo più noi che rappresentiamo l’avvenire della Patria, siete voi giovani che con la vostra libertà, con il vostro entusiasmo lo rappresentate. Non badate ai miei capelli bianchi, ascoltate il mio animo che è giovane come il vostro. Voi non avete bisogno di prediche, voi avete bisogno di esempi, esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. La classe politica non deve far prediche ai giovani, deve dare questi esempi se vogliamo che i giovani credano in noi”.

Riporto alcuni stralci della conversazione che Palmiro Togliatti svolse il 23 marzo del 1952, presso l’Associazione di Cultura di Bari, sul tema Gramsci, ideologo dell’antifascismo. “Voglio dire subito che quando ricevetti l’invito cortese dei dirigenti di questo circolo di cultura, rimasi perplesso. Esiste un aspetto o un problema ideologico dell’antifascismo, oppure non esiste? L’antifascismo, cioè, si ricollega a una particolare concezione, se non del mondo in generale, per lo meno dei rapporti che si stabiliscono tra gli uomini nella società civile e politica, oppure no? […] chi potrà prescindere dalle considerazioni di ordine generale, chi non vede che le posizioni e i giudizi storici e di valore, il cui complesso forma ciò che si chiama la ideologia, sono le colonne su cui la politica, quando è cosa seria, si regge? […] Non sono passati molti anni dacché esisteva in Italia una comunità di forze politiche le quali si chiamavano tutte antifasciste e antifascista si chiamava la unione loro in un solo fronte di movimento, di lotta. Eppure queste forze politiche si richiamavano ciascuna a una sua ideologia, diversa da quelle cui si richiamavano le altre”. Il ragionamento di Togliatti si dilunga e meriterebbe di essere riportato integralmente.  È un ragionamento molto puntuale, condivisibile. Consiglio la lettura completa.

L’antifascismo è una grande idea di solidarietà umana contro i soprusi, di riconoscimento di ogni diritto di cittadinanza, del poter vivere pienamente in libertà, per come, ad esempio, prevedono gli articoli della Costituzione Italiana. Oggi l’antifascismo è sotto pericolo e contrastato. Una ideologia “nuova”, in verità antica, si è presentata per affermare la società, così è definita, illiberale. Cioè, schematizzo molto, quella in cui ognuno dovrà essere libero di fare quello che vuole, fuori da regole e condizionamenti, salvo quelli che garantiranno il pieno potere ai dominanti (grande finanza, capitalismo globale, libero mercato). Gli esseri umani, non potenti, non ricchi, dovranno essere privati dei diritti di dignità. Il lavoro, ad esempio, dovrà essere sempre più una variabile dipendente dal mercato. Il nuovo fascismo vuole la politica al servizio dei forti. È, infatti, apertamente teorizzato il diritto dei più forti ad avere ogni libertà di decisioni sul resto degli esseri umani.

L’antifascismo è la sostanza della nostra democrazia parlamentare. È il baluardo a ogni totalitarismo. Quanto sta avvenendo nel mondo e anche in Italia rispetto all’attacco alle democrazie liberali è molto preoccupante. Le nuove forme di governo illiberale che si realizzano o che sono proposte, non richiamano il fascismo ed il nazismo conosciuto in Europa nel secolo scorso, e forse, dunque, sarà sbagliato definirle tali. Chiamiamoli allora per quelli che sono: illiberali, e tecnofascisti, configurati sul “fascismo eterno” per come ci ha spiegato Umberto Eco.

Oggi si festeggia la liberazione dall’oscurantismo a da atroci crudeltà, e anche si riafferma l’impegno politico, sociale per realizzare i contenuti della nostra Costituzione. Per la piena affermazione di tali valori, bisognerà lavorare, dunque, per ricreare una forte unità delle forze politiche anti tecnofascisti, come durante la lotta di Resistenza, a prescindere da ogni singola ideologia d’appartenenza. Dovrà, come allora, prevalere l’ideologia dell’unità democratica. 

 


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