
La Calabria ricorda Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, scomparso all’età di 76 anni. Una figura che ha saputo trasformare il cibo in cultura, la terra in responsabilità civile, la gastronomia in visione politica e sociale. Petrini, nato a Bra, nel Cuneese, aveva fondato Slow Food nel 1986, dando vita a un movimento internazionale impegnato nella difesa del cibo “buono, pulito e giusto”, della biodiversità, delle comunità locali e delle produzioni agricole sostenibili.
A ricordarlo dalla Calabria è Giovanni Sgrò, fondatore del progetto culturale Naturium, che sottolinea il legame profondo tra il pensiero di Petrini e le aree interne, rurali e produttive della regione.
«Carlo Petrini – afferma Sgrò – è stato ospite a Catanzaro qualche anno fa e per noi fu davvero una bella sorpresa. Dimostrò di apprezzare la nostra regione e di comprenderne il valore autentico. Slow Food ha sempre avuto anche questo obiettivo: aiutare le piccole produzioni, le aziende rurali, gli allevatori, i pastori, tutte quelle realtà che spesso non hanno la forza strutturale per reggere da sole le difficoltà del mercato e della burocrazia».
Per Sgrò, il messaggio di Petrini resta attualissimo soprattutto in Calabria, dove molte comunità vivono ancora un rapporto diretto con la terra, con l’agricoltura, con la pastorizia e con le filiere locali. «Il punto – evidenzia – è evitare che i vincoli e le difficoltà impediscano a queste persone di continuare a vivere nei loro territori, custodendoli. Perché i contadini, gli allevatori, i piccoli produttori sono custodi dei territori».
Il fondatore di Naturium ricorda anche il rapporto costruito negli anni con il mondo Slow Food, a partire dalle esperienze territoriali e dal lavoro della condotta guidata per molto tempo da Marisa Gigliotti. «Abbiamo aderito già nei primi anni Duemila – aggiunge Sgrò – sia come attività sia come persone. Per noi Slow Food non è mai stato soltanto un marchio culturale, ma una linea guida: attenzione ai presìdi, valorizzazione delle produzioni locali, rispetto del cibo e delle comunità che lo generano».
La scomparsa di Petrini lascia un vuoto, ma anche un’eredità fortissima. Slow Food, sotto la sua guida, è diventato un movimento presente in oltre 160 Paesi e ha dato vita a iniziative come Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, contribuendo a formare una nuova coscienza mondiale sul rapporto tra alimentazione, ambiente, giustizia sociale e sostenibilità.
«La sua immagine, la sua ombra, il mito positivo di Carlo Petrini – conclude Sgrò – resteranno sempre presenti in ogni attività che riguarda il territorio. È stato un personaggio autorevole e avanguardista, ascoltato a livello internazionale, capace di dialogare con il mondo senza perdere il legame con le radici. Era italiano, ma si sentiva cittadino del mondo. E forse questo è uno degli insegnamenti più grandi che ci lascia».
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