
"Esprimiamo la nostra propria piena solidarietà agli agricoltori, ai pescatori e agli autotrasportatori, soprattutto calabresi e siciliani, che in questi giorni stanno protestando per difendere il proprio lavoro. Siamo al loro fianco, e continueremo ad esserlo.
Denunciamo con forza la sottovalutazione che si è riservata a questa mobilitazione e ci chiediamo a chi può far paura questa protesta? Denunciamo anche il silenzio dei grandi organi di informazione, televisivi e stampati, che hanno ignorato per settimane le proteste del Mezzogiorno mentre dedicavano ampio spazio a quelle in corso in Francia o in Spagna, e solo da qualche giorno hanno finalmente, di fronte ad una protesta che ormai dilaga in tutta Italia, iniziato a dedicarle una seppur minima attenzione. Un silenzio che rischiava di somigliare sempre più a una complicità.
Il cuore del problema è noto a chiunque lavori con un mezzo o un motore: il costo del gasolio, compreso il gasolio agricolo, alle stelle. Più della metà del prezzo alla pompa è fatta di imposte e tasse. In questo caso a pagarne il prezzo sono lavoratori già penalizzati da altri aumenti (fertilizzanti, prodotti manifatturieri e materie prime), oltre che dall’immissione in commercio di prodotti alimentari di provenienza estera, come per esempio l’olio di oliva. Sappiamo benissimo come questa situazione diventi giorno dopo giorno insostenibile innanzitutto per i produttori e poi a cascata sulla filiera, fino alle tavole e ai portafogli di tutti gli italiani.
Su questo terreno le nostre proposte sono chiare da tempo. Abbiamo chiesto un’accisa mobile che funzioni in modo automatico, legata alla rilevazione settimanale del prezzo del petrolio, perché lo Stato non può continuare a lucrare sulle impennate dei carburanti a scapito di chi produce e lavora. Abbiamo posto con forza, anche nei nostri recenti interventi sulla politica estera, il tema delle scelte di un Governo che pare più attento alle esigenze altrui che ai bisogni degli italiani. Se è vero, come è vero, che l’aumento del costo dei carburanti dipende dalla guerra in Medio Oriente è anche vero che le tensioni con la Russia e il costo delle sanzioni prodotte a questa non facilita un recupero di materie prime e di idrocarburi su altri mercati.
Il nostro giudizio sulle condotte che hanno portato a tutto questo è netto. Basta finanziare il folle armamento e dirottare il denaro italiano verso guerre lontane e magari cercate per interessi di talune categorie di produttori dimenticando che nel frattempo si affamano gli italiani. Mentre si trovano risorse per ogni impegno internazionale, non se ne trovano per chi ogni giorno porta il cibo, il pesce e le merci in ogni angolo del Paese. Questa, se è una scelta politica e sembra esserlo, è da noi vivamente denunciata.
Il Governo faccia attenzione perchè le future fortune o sfortune elettorali delle forze di maggioranza, ma non soltanto le loro, potrebbero dipendere proprio dal Mezzogiorno, dai pescatori e dagli agricoltori ma anche dagli autotrasportatori, che oggi vengono lasciati soli ma domani sapranno come rispondere nelle urne.
E a quelle elezioni noi ci saremo, con i nostri uomini e le nostre idee!"
Lo scrive in una nota Giovanni De Marco (Italia Sociale).
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