Al Museo del Rock di Catanzaro Dylan LeBlanc, la voce della Louisiana

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  10 febbraio 2026 11:58

Al Museo del Rock di Catanzaro Dylan LeBlanc, la voce della Louisiana

Un incontro più che un concerto, un viaggio emotivo in cui voce e chitarra diventeranno il filo che unisce storie personali e universali. Giovedì 12 febbraio, alle ore 18, il Museo del Rock di Catanzaro, ospiterà Dylan LeBlanc in un appuntamento fondamentale per chi cerca nella musica un’esperienza autentica, capace di toccare corde profonde.

A sottolineare l’importanza di questo appuntamento, Piergiorgio Caruso, direttore del Museo del Rock, afferma: «Ospitare Dylan LeBlanc significa accogliere un artista che ha vissuto una parte importante della storia della musica americana contemporanea. La sua sensibilità, la sua scrittura e la sua capacità di emozionare rappresentano esattamente ciò che il nostro Museo vuole celebrare da sempre».

Artista che porta addosso ogni chilometro della propria storia, LeBlanc con la sua voce vellutata arriva dalla Louisiana, un luogo che sente sulla propria pelle. In quel sud americano da ragazzo ha attraversato il Mississippi, nei FAME Studios di Muscle Shoals è cresciuto osservando musicisti leggendari lavorare come “artigiani della melodia”. In quell’ambiente, tra chitarre consumate e storie di vita vissuta, la musica non era un sogno, ma una lingua madre.

Figlio di James LeBlanc, autore per quei mitici studi, Dylan ha respirato soul, country e rock fin da bambino. A sedici anni ha lasciato la scuola, non per ribellione ma per necessità: la musica lo chiamava con una forza che non ammetteva compromessi. Da allora ha costruito un percorso che somiglia a un romanzo di formazione, fatto di cadute, risalite e una maturità conquistata a caro prezzo. Le sue canzoni sono pagine di questo romanzo, intime e luminose, capaci di parlare di fragilità senza mai scivolare nella retorica.

Il suo stile è un intreccio di folk introspettivo, alternative country e un rock venato di malinconia, con quell’aura “Southern Gothic” che rende la sua scrittura riconoscibile al primo ascolto. Le influenze riscontrabili nel suo songbook sono molte, da Neil Young a J.J. Cale, fino alla profondità letteraria di Flannery O’Connor, ma ciò che colpisce davvero è la sua capacità di trasformare il dolore in bellezza, la vulnerabilità in forza narrativa.

Nel corso degli anni, album dopo album, LeBlanc ha affinato una voce artistica sempre più personale. Dal debutto che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, passando per lavori più maturi e complessi, fino a “Coyote”, il suo disco più recente, registrato proprio nei FAME Studios, dove tutto era iniziato. Un ritorno alle origini che suona come una confessione e una rinascita.

 

Dopo il successo della sua data italiana dello scorso anno, LeBlanc torna nel nostro Paese in una dimensione ancora più intima: solo chitarra e voce. È così che le sue canzoni rivelano la loro essenza più pura, come se ogni parola fosse un frammento di verità condivisa. Oggi, grazie anche alla paternità e a una nuova stabilità affettiva, la sua musica ha trovato una luce diversa, più serena, senza perdere la profondità che lo ha reso uno dei cantautori più intensi della scena contemporanea.


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