
Il poeta catanzarese Vincenzo Ursini con la lirica “Le tue mani”, dedicata al padre deceduto a soli 38 anni nel lontano 1966, è il vincitore della 5ª edizione del concorso nazionale “La Poesia è nell’aria”, promosso e organizzato dall’Amministrazione comunale di Castagneto Carducci, presieduta dalla sindaca Sandra Scarpelli.
In provincia di Livorno, Castagneto Carducci conta circa 8.600 abitanti, popolazione distribuita tra il capoluogo, Donoratico e Marina di Castagneto. La sua denominazione deriva da castagno, per cui Castagneto ha il significato di bosco di castagni. Nel 1900 fu aggiunta la specificazione Marittimo (nel significato della Maremma), che nel 1907 fu cambiata nell’attuale, in onore di Giosuè Carducci che da bambino vi abitò per alcuni anni presso località Bolgheri, a nord del paese, località ricordata dall’illustre poeta nella poesia “Davanti San Guido”.
«Il premio “La poesia è nell’aria”, - spiega Ursini - aperto agli adulti e ai giovani di età inferiore ai 25 anni, vuole sottolineare in effetti il grande legame di questo territorio con la produzione letteraria nazionale, della quale Carducci è stato la “punta di diamante”, al fine di valorizzare il linguaggio poetico come valido strumento di pace, consapevolezza e dialogo tra i popoli. Una bella iniziativa, quindi, che fa onore all’attuale amministrazione e che lo ha ideato e sostenuto sin dalla prima edizione, attribuendo ai vincitori significativi premi in danaro. La Toscana continua, quindi, ad apprezzare la mia produzione letteraria e, di questo, sono particolarmente onorato”.
Altamente qualificata la giuria, composta da Letizia Papi, docente scrittrice e cantante, Lorenzo Filipponio, professore universitario di linguistica generale ed Elio Barsotti, componente ed ex presidente dell’associazione Auser Donotarico. Al secondo e terzo posto, nella sezione adulti, si sono classificati rispettivamente Alessandro Mareddu, con la lirica “E venne l’aurora” e Rosanna Spina con “Dialogo con me stesso”, mentre Franca Locci, Paolo Maria Borsoni e Gordiano Lupi hanno ricevuto una menzione speciale.
Per la sezione “giovani” il 1° premio è stato assegnato a Kaur Kashmeen con la lirica “A volte basterebbe il mare”, mentre il 2° e 3° premio sono andati a Virginia Tartarini per la poesia “Figli dell’eclissi” e Caterina Spagnoli per “Dagli occhi di una bambina”. In questa sezione sono stati segnalati Amanda Pallini, Francesco Pinna e Lorenzo Cecchi Simoncini.
Nato a Petrizzi nel 1954, Vincenzo Ursini vive a Catanzaro. Poeta e paroliere iscritto alla Siae, è presidente dall’Accademia dei Bronzi, associazione culturale da lui fondata nel 1980. Ha pubblicato diversi volumi di liriche e ha in corso di stampa il suo primo romanzo “La Ritornanza”, con il quale lo scorso anno ha vinto il premio “Aurea Nox - Città di Chiaravalle Centrale”. Appena ventiquattrenne, è stato insignito del Premio di Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Medaglia d’oro Presidente del Consiglio dei Ministri al premio “Regium Julii”, nel 1973; medaglia di argento Presidente della Repubblica al premio “San Nicola Arcella”, nel 1982.
«“Le tue mani” – scrive la professoressa Francesca Misasi - è una delle stelle più luminose del firmamento poetico, nata dalla feconda creatività e dalla cifra stilistica e distintiva di Vincenzo Ursini. Una stella che affonda le sue radici in versi e parole piene d’incanto, che fanno di questa poesia un’esperienza unica e totalizzante, dalla straordinaria forza suggestiva che attesta, il grande carisma dell’autore. Ma Vincenzo Ursini, personalità forte e decisa, dotata di un’entroterra culturale di notevole spessore, scrittore e poeta pluripremiato a livello nazionale e figura di spicco, a pieno titolo, della letteratura contemporanea, torna a vincere, ancora una volta, con una poesia capace di sfidare il tempo e la memoria. Una poesia custode di un ricordo, di uno spazio interiore in cui navigano, come “tristezze vagabonde” i ricordi di suo padre, visto con gli occhi di una gioventù ribelle, in piena fase di transizione da un’età all’altra e incapace di cogliere tutto il valore di un genitore dedito al lavoro e alla famiglia in tempi di povertà e sacrifici. Una contrapposizione generazionale e conflittuale non superata perché il padre “come rondine nel cielo di settembre” muore ancora giovane. Un dolore misto a rimorso che solo nel tempo il poeta riesce a trasformare in rimpianto attraverso la poesia che, trasmutata in fragranza di memoria, diventa cura per un’anima abitata da velati stati di coscienza. La memoria diventa così paesaggio, luogo, radici, il tempo diventa fuga, e la parola trasparenza delle sue inquietudini. Ma il poeta come Neruda, trasformando il dolore e l’assenza in materia viva di poesia, si sente ancora figlio nel ricordo di un padre come una luce nel buio. Una riconciliazione matura ma che porta il poeta a una comprensione profonda delle sue radici, a una conciliazione riappacificante con la figura paterna. E nella lirica la parola, saggia, potente, scolpita nella narrazione, scorre come un fiume in piena, si poggia sulle simmetrie anguste della sua anima, richiamando una forma di introspezione in cui il poeta si confronta con le sue emozioni e con un passato da riscattare. Versi di elevatezza culturale i suoi, che affidati alla ricchezza semantica della parola, si miscelano in un susseguirsi di immagini sensoriali, di vibrazioni, di voci che si insinuano sottopelle con una forte sensualità emotiva, cercando di scavare e lenire il tormento in quel concatenarsi di descrizioni che assurgono a simboli di una verità per troppo tempo tenuta nascosta. Una lirica che, accostandosi per certi aspetti alla tenerezza aulica delle atmosfere pascoliane, ne accoglie il flusso emotivo, muovendosi attraverso simboli, metafore e sensazioni che provocano contaminazioni plurisensoriali ed emotive che fanno vibrare l’anima prima del cuore. E del Pascoli la lirica riflette la stessa precisione terminologica. Si ritrovano altresì nel lirismo evocativo de “Le tue mani”, echi dell’io, malinconico e struggente dell’abbandono (Saba); l’immagine di dignità e autenticità di un padre che torna stanco dalla vigna (Sinisgalli) e il ricordo del padre trasformato in profonda nostalgia (Gatto). Una lirica questa, che, attraverso un corposo e a volte crudo realismo, traccia una trama di sentimenti dando vita ad un logos, ad una tessitura poetica vibrante e mesmerizzante, e a un corpus scrittorio che diventa una pagina stampata con l’anima. Versi e parole di luce declinati e miscelati con incommensurabile finezza estetica e sentimenti umanissimi, si riversano in un’eco che si evolve in maliosa sinfonia per chi sa ascoltare. Raffinate metafore ben orchestrate inoltre, rivelano un pullulare di immagini icastiche che declinano verità e lirismo laddove la tensione espressiva ed emotiva, si salda con la vocazione comunicativa. Una poesia intensa, dalla sensibilità estrema nell’analizzare le dinamiche del cuore umano, una composizione di inusitata profondità, scaturita dalla sapienza, dall’uso ortodosso della parola e dall’onestà radicale del poeta. Versi calibrati su una gamma multiforme di simbolismi e sentimenti che recuperano, con competenza e saggezza, la migliore tradizione lirica del novecento. Il linguaggio, nitido, sobrio e la struttura sintattica, rispecchiano il ritmo poetico e, tra la parola che resta concentrata nel verso e la realtà, vi è una profonda e corroborata corrispondenza. Lo stile, lirico, emozionale e intimo, risulta concreto, raffinato, fluido e la versificazione, chiara, profonda e tagliente, sa assumere la cadenza ritmica della vera essenza della poesia.»
La chiusa, di rara, inestimabile ed eloquente intensità espressiva, diventa ricomposizione esistenziale da una ferita emarginata, dando vita ad un crogiolo di versi sublimi, che vibrano come un antico carillon, richiamando immagini che sembrano rincorrersi tra luce e ombra trasformando il componimento, in una inimitabile e autentica poesia!
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