Al via a Catanzaro il Performing Festival: ricerca, eventi, mostre e workshop sull’arte performativa

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  08 marzo 2026 16:32

L’apertura del Performing Fest 2026 al Complesso Monumentale del San Giovanni segna l’avvio ufficiale della seconda edizione del festival internazionale dedicato alle arti performative promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e con la partecipazione delle 11 istituzioni del comparto universitario e AFAM che fanno parte del progetto Performing.

 

Apertura del festival e mostra di ricerca

Nella mattinata, lo spazio espositivo del San Giovanni ha ospitato “Performing Research”, primo appuntamento del programma, con la presentazione dei progetti di ricerca di Elena Bellantoni, Simone Bergantini, Matilde De Feo, Luana Perilli e Fabio Sandri, a cura di Simona Caramia. Alla giornata hanno preso parte il direttore dell’Accademia, Virgilio Piccari, la stessa Caramia, il curatore Luca Panaro e gli artisti coinvolti. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 15 maggio, diventando uno dei presidi permanenti di ricerca e produzione artistica del Performing Fest.

 

«Le emozioni sono molte, perché il percorso che ci porta a questa seconda edizione è stato complesso ma estremamente ricco – ha sottolineato Virgilio Piccari –. L’intero corpo docente e l’amministrazione si sono riconosciuti in un progetto comune che oggi trova un primo coronamento. La città sta rispondendo con grande attenzione: i segnali che riceviamo parlano di un forte desiderio di futuro, espresso attraverso il linguaggio dell’arte e della cultura. L’Accademia dimostra di essere una struttura capace di sviluppare progettualità di ampia portata; il nostro auspicio è che questo festival diventi uno stimolo quotidiano, perché la ricerca artistica continui a liberare il proprio valore per il territorio».

 

Il Villaggio Performing al quartiere marinaro

Con l’apertura della mostra al San Giovanni prende il via anche il “Villaggio Performing”, il grande spazio performativo che fino al 14 marzo animerà l’area fieristica “G. Colosimo” nel quartiere marinaro di Catanzaro. Qui il festival costruisce un vero e proprio villaggio dell’arte performativa, con main stage, aree workshop, spazi per talk, proiezioni, installazioni e corner dedicati ai partner nazionali e internazionali del progetto, che accoglieranno eventi e performance aperti a tutti in maniera gratuita.

«Da oggi il Villaggio Performing apre i battenti e abiteremo lo spazio del polo fieristico Colosimo – ha spiegato Caramia, docente dell’Accademia e coordinatrice scientifica del progetto Performing –. Entriamo nel vivo del festival con i primi workshop, i talk, i live musicali, le pratiche performative che coinvolgono artisti, studenti e istituzioni provenienti da tutta Italia e dall’estero. Dopo aver lavorato a lungo nel centro storico, era fondamentale allargare lo sguardo e abitare altri luoghi della città: il quartiere marinaro diventa così il nuovo orizzonte di questa edizione. Performing è un festival innovativo per la Calabria e ci auguriamo che l’idea di villaggio, radicata nel polo fieristico, possa consolidarsi e riproporsi nelle prossime edizioni».

 

Soddisfazione anche da parte dell’amministrazione comunale: «Sono molto felice che il festival si espanda anche nella parte della marina, all’Ente Fiera, uno spazio che si presta in modo naturale a iniziative di questo tipo – ha dichiarato l’assessora alla Cultura, Donatella Monteverdi –. L’Accademia sta diventando sempre più grande e capace di declinare sul territorio contenuti di grande qualità, che stanno permeando la città. Il compito di istituzioni AFAM e istituzioni municipali è comune: creare senso di comunità, nei luoghi e tra le persone. Credo che l’Accademia lo stia facendo in maniera egregia e sono felice del rapporto costruito in questi anni, che oggi dà frutti importanti e concreti».

 

Nel pomeriggio, il Villaggio Performing all’Ente Fiera “G. Colosimo” si è animato con il talk “Progetto Sud” introdotto da Maurizio Lucchini, seguito dal workshop “Fotogrammetria avanzata per Videogame e Ambienti Interattivi” a cura di Diego Ganga, che ha esplorato il passaggio dal progetto SFERA agli asset real-time. Successivamente, Sonia Golemme e Pietro Pirino hanno presentato un talk e live exhibit sul metaverso realizzato durante il progetto Performing, in collaborazione tra l’Accademia di Catanzaro e quella di Sassari. La serata si è conclusa con l’Electro PRMG Act, live musicale com Godblesscomputers, Marco Messina, Paolo Baldini DubFiles e visuals di Elisa Nasi, a cura di Vladimir Costabile.

 

Il programma del Performing Fest 2026

Dopo la giornata inaugurale al San Giovanni, il programma del Performing Fest 2026 prosegue all’Ente Fiera “G. Colosimo” con otto giornate di eventi tra arti performative, sound art, teatro-danza, ricerca teorica e sperimentazione tecnologica. Il festival riunisce una rete di Accademie di Belle Arti, Conservatori, Università e centri di ricerca italiani ed europei, confermando Catanzaro come uno dei crocevia nazionali per le arti performative contemporanee.

Tra gli appuntamenti in programma: i grandi workshop immersivi sul corpo e la scena, i talk dedicati a arte, diritto e società, le sezioni su tecnologie digitali, intelligenza artificiale e videogame, le residenze e le performance curate da artisti e curatori internazionali. Il 14 marzo il festival si concluderà con la lectio magistralis di Alfredo Jaar e con una lunga maratona performativa che attiverà tutti gli spazi del Villaggio Performing.

 

Informazioni aggiornate, programma giorno per giorno e modalità di accesso sono disponibili sul sito www.prmgfestival.com.


Gli artisti raccontano i progetti di ricerca

 

Simone Bergantini – “Landscape for Ghost”

«Il progetto è nato in parallelo alla scrittura del bando europeo che ha dato origine al percorso di Performing. Da un lato c’era la mia ricerca artistica, dall’altro la sfida collettiva – insieme ai colleghi dell’Accademia di Catanzaro – di costruire un progetto strutturato a livello internazionale. Il gruppo mi ha dato fiducia fin da subito, permettendomi di realizzare un lavoro che prova a coniugare performance e fotografia, un’unione che sembrava complessa ma che, lavorando con gli studenti, è diventata naturale. L’idea era quella di costruire un progetto che parlasse di me e di loro, della relazione tra un artista di una generazione passata e una comunità di studenti che rappresentano il presente e il futuro. Il lavoro si è sviluppato in luoghi diversissimi: dal deserto di Tabernas in Spagna alle grotte di Gibilterra, fino al tetto dell’Accademia immerso nella nebbia di Catanzaro. Questa mostra è solo l’inizio di un percorso espositivo che speriamo possa portare le opere a viaggiare nel resto d’Europa, facendo sì che Catanzaro vada nel mondo e, allo stesso tempo, diventi un luogo accogliente per il mondo che arriva qui».

 

Biografia dell’artista

Simone Bergantini è professore ordinario di prima fascia di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Docente di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Storia dell’Arte all'Università Sapienza di Roma. La fotografia è il suo principale mezzo espressivo e campo di indagine.

Ha esposto in gallerie italiane ed estere. Ha vinto prestigiosi premi internazionali e nazionali per la fotografia come il FOAM Talent Call e il Premio Terna 02. Il suo lavoro è stato pubblicato sulle maggiori riviste internazionali di fotografia ed esposto presso istituzioni pubbliche e private in Europa, Stati uniti e Asia.

 

Luca Panaro sul progetto di Fabio Sandri – “Spazio Tempo Corpo”

«Il lavoro di Fabio Sandri è particolarmente significativo all’interno di un contesto come Performing perché, pur essendo fotografico, mette al centro l’azione e la partecipazione. Abbiamo lavorato con gli studenti dell’Accademia di Catanzaro e con quelli dell’Accademia di Göteborg all’interno di una grande camera oscura, prendendo parte al processo creativo dell’artista. Abbiamo compreso la tecnica, ma soprattutto la sua poetica: Sandri realizza immagini che possiamo definire fotografiche per via del materiale fotosensibile, ma che nascono senza macchina fotografica, registrando lo spazio attraverso la percezione della carta e non dello sguardo umano. Le stanze precipitano sulla superficie sensibile con le loro architetture e con i corpi presenti, generando immagini anomale, non ottiche, in scala 1:1. È un lavoro che ci permette di dire, provocatoriamente, che siamo davanti a una fotografia che funziona quasi come una scultura, perché attiva processi e azioni tipici della scultura e dell’azione performativa».

 

Biografia dell’artista

Fabio Sandri si forma presso l’accademia di Belle Arti di Venezia nel laboratorio di Emilio Vedova. La sua ricerca artistica si caratterizza per una concezione plastica del medium fotografico, indagato nella sua essenza di impronta su supporto fotosensibile a contatto diretto con la materialità dei luoghi o di impronta continua in divenire temporale. Presenza umana e fisicità temporale precipitate nel materiale fotografico, o in opere in cui si sommano impronte di film a quelle della situazione ambientale, in processi aperti di costruzione.

Ha esposto la sua ricerca in diverse mostre personali e collettive internazionali, in Italia ed in Europa: Galerja Scuc (Lubiana, SLO), Kettle’s Yard (Cambridge, UK); Galleria Neon, (Bologna), Fotografia Europea (Reggio Emilia); Artforum (Berlino, D); Kurpfalzischmuseum (Heildelberg, D); Museo d’ Arte Moderna e Contemporanea di S.Marino (RSM); Extra City Kunsthal di Anversa (B); SIFEST (Savignano, FC), Museo Salinas (Palermo), Galleria Artericambi (Verona).

 

Elena Bellantoni – “Ruinate: Donne ribelli”

«Sono felice di presentare a Catanzaro la parte forse più significativa del progetto “Ruinate: Donne ribelli”: i mantelli parlanti, arazzi appesi alle pareti che raccontano le storie di un esercito di donne ribelli. Sono le armature tessute in collaborazione con il Lanificio Leo, un vero linguaggio di protesta e di ribellione che parla alle donne e al territorio calabrese, ma che ha una valenza universale. Le frasi che attraversano i mantelli – “nessuna lingua innocente e nemmeno la mia”, “appartenere è una forma muta di sorveglianza” – mettono in gioco identità, appartenenza, responsabilità sociale. Il progetto intreccia storie legate anche alla ’ndrangheta con luoghi segnati da fratture profonde, come i calanchi di Crotone o il Parco Romani, ex centro commerciale abbandonato di Catanzaro. Il territorio ferito diventa metafora delle vite di queste donne che hanno messo a rischio corpo, storia e futuro in nome della libertà. È un lavoro corale, nato con i dipartimenti dell’Accademia – fashion design, scultura, video – e con gli studenti, che hanno condiviso lo sforzo di trasformare queste storie in immagini, tessuti, parole».

 

Biografia dell’artista

Elena Bellantoni è docente all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dopo essersi laureata in Storia dell’Arte Contemporanea, studia a Parigi e Londra, dove nel 2007 ottiene un MA in Visual Art al WCA all’University of Arts London. Nel 2007 è cofondatrice Platform Translation Group a Londra, nel 2008 apre lo spazio 91mq art project space di Berlino, nel 2015 è co-fondatrice di Wunderbar Cultural Project.

La sua ricerca artistica si concentra sui concetti di identità ed alterità utilizzando il corpo come mezzo di interazione. I dispositivi che l’artista utilizza vanno dal video, alla fotografia, alle installazioni, dalle sculture al disegno. Nel 2024 viene selezionata tra gli artisti finalisti del Mario Merz Prize alla Fondazione Merz di Torino. Nel 2023 apre la sfilata di Dior primavera-estate 2024 con l’installazione NOT HER presso i Giardini delle Tuileries di Parigi. Nel 2018 è tra gli artisti vincitori della IV edizione dell’Italian Council del MIBACT. Ha vinto numerosi progetti per residenze. Ha esposto in grandi mostre in Italia e all'estero, tra cui La Grande visione Italiana. Collezione Farnesina, The Arts House of the Old Parliament, Singapore, 2023; Racconti (in)visibili tra Cielo e Terra, Reial Cercle Artistic, Barcellona 2023; Se ci fosse luce sarebbe bellissimo, Fondazione Dino Zoli, Forlì, 2023; Imperfetto Mare, CUBO e Torre Unipol, Bologna 2022; Parole Erranti: Tomaso Binga ed Elena Bellantoni, Residenza dell’Ambasciatore, Berna, Svizzera 2022; Il video rende felici / video arte in Italia, Palazzo delle Esposizioni 2022, Roma; In-finito, Istituto Italiano di Cultura a Madrid, Spagna 2022.

 

Matilde De Feo – “Fortunata”

«“Fortunata” è un alfabeto video-corporeo generativo e interattivo, costruito attraverso un codice di intelligenza artificiale scritto specificamente per l’opera. È un lavoro sul concetto di codice – corporeo, linguistico, informatico – che dialoga con la poesia visiva degli anni Settanta e con gli alfabeti corporei di artisti come Tommaso Menga. La parola “fortunata” richiama i procedimenti casuali di Cage: il nostro algoritmo è programmato per generare sempre nuove parole sul paesaggio, a partire da un dataset di movimenti che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. Il sistema opera su tre livelli: uno generativo, che produce parole diverse sul paesaggio calabrese; uno interattivo, che permette al pubblico di comporre termini fino a otto lettere; e uno dedicato alla ricerca, in cui l’utente dialoga con l’intelligenza artificiale e riceve risposte in forma di linguaggio corporeo. “Fortunata” è un lavoro fluxus, fondato sul caso e sull’improvvisazione: i movimenti sono stati costruiti con la performer in modo improvvisato, valorizzando il corpo come strumento di scrittura sul paesaggio. Nel dataset compaiono anche i sette fiori che compongono la parola “fortunata” – fico, ortica, rosmarino, timo, ulas, narciso, acetosella – a ribadire il legame tra corpo, natura e linguaggio. L’artista, in questo progetto, è un uccello che attraversa il paesaggio, lasciando tracce di sé in frammenti di corpo e di movimento».

 

Biografia dell’artista

Matilde De Feo è professoressa ordinaria di Progettazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria; è performer e filmmaker. Si è laureata in regia all’Università degli studi Roma Tre e si è diplomata all'Accademia d'Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli. Dal 2003 è titolare del progetto mald’è, che mette in relazione le arti visive e quelle sceniche, con cui ha realizzato opere transdisciplinari tra cinema, video-teatro, installazioni interattive e spettacoli multimediali. Ha esposto in festival, musei nazionali e internazionali, tra cui: Istituto italiano di cultura di Parigi, Museo Madre di Napoli, Mar Museo de Arte Contemporanea di Bueno Aires, Wro Media Art Biennale di Breslavia, XIV Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Volksbühne Berlin di Berlino,Filmmaker Festival di Milano, Festival del film di Roma, Short film Corner Festival di Cannes, Milano in digitale, Riccione TTV.

 

“Cantalamissa” di Luana Perilli

Cantalamissa è un laboratorio di ricerca, esteso all'area dell'appennino italiano, che parla alle comunità e delle comunità, per ripercorrere le memorie dei territori e al contempo tracciare una geografia dell'altitudine. Non un lavoro di catalogazione scientifica, ma di collezione di racconti, quale incipit di una biblioteca immateriale dei saperi antichi. Con questo progetto, Luana Perilli è entrata in relazione con le comunità dell'entroterra, caratterizzate dallo spopolamento e dal numero ridotto di giovani, coinvolgendo le persone più adulte in una serie di video interviste e i più giovani in pratiche di walking art. Ne è emerso uno studio dal carattere antropologico, volto a decentralizzare l’umano, ricollocandolo in un mondo allargato e complesso, in cui il modello predatorio di sopraffazione non è l’unica alternativa possibile, ma piuttosto una storia culturale che ci ha accompagnato.

 

Biografia dell’artista

Luana Perilli è artista, professoressa ordinaria all’Accademia di Belle Arti di Roma, docente alla St. John’s University Rome Campus. Investiga la relazione tra natura e cultura, muovendosi tra narrazione, scienza, esperienza delle collettività naturali e umane.

Inizialmente strutturata sulla memoria collettiva come narrazione fluida e intercambiabile, la ricerca si è concentrata su modelli di aggregazione naturale nelle società di animali eusociali. Vincitrice del Premio Tomorrows Unicredit Award (2024); ha esposto in musei e gallerie, tra cui: Auditorium spazio Arte, Roma; MACRO, Roma; Hit Gallery, Bratislava; Co.As.it/Museo Italiano, Melbourne; MIC, Faenza; PAV, Torino; Museum Biedermann, Donaueschingen; PAN, Napoli, MSU, Zagreb, HR; Palazzo della Permanente, Milano; MUSPAC, L’Aquila; Tese delle Vergini dell’Arsenale, Venezia; Kochi Muziris Biennal; MAMM Multimedia Art Museum, Moscow; Fotografie Forum, Frankfurt; Museo della Montagna, Torino; Stadtgalerie, Kiel.


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