Ama Calabria, Gianluca Guidi a Catanzaro e Lamezia con un tributo a Frank Sinatra: l’intervista

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images Ama Calabria, Gianluca Guidi a Catanzaro e Lamezia con un tributo a Frank Sinatra: l’intervista


  12 febbraio 2026 10:24

di CARLO MIGNOLLI

Gianluca Guidi torna in Calabria con “Frank Sinatra. The Man and His Music”, in scena mercoledì 12 febbraio al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme e giovedì 13 febbraio al Teatro Comunale di Catanzaro, entrambi alle ore 21:00. Le due date sono inserite nella stagione teatrale di Ama Calabria, diretta da Francescantonio Pollice.

Scritto e interpretato dallo stesso Gianluca Guidi, “Frank Sinatra. The Man and His Music” è un viaggio narrativo e musicale nella vita e nell’anima di Francis Albert Sinatra, nato a Hoboken il 12 dicembre 1915 e divenuto una delle voci più iconiche della storia della musica mondiale. Ad accompagnare Guidi sul palco, Claudio Colasazza al pianoforte, Dario Rosciglione al basso e Alessandro Marzi alla batteria. La produzione è firmata Virginy - L’isola Trovata srl.

Attraverso le canzoni immortali firmate da autori come Cole Porter, George Gershwin, Richard Rodgers e Sammy Cahn, lo spettacolo rende omaggio a un artista capace di attraversare almeno quattro generazioni (molti dicono anche cinque), lasciando un segno indelebile nella canzone americana e nella cultura popolare del Novecento. Sinatra, voce straordinaria e uomo controverso, viene sì come leggenda, ma anche come essere umano, con le sue ombre, il suo cuore pulsante e qualche aneddoto.

Per Gianluca Guidi questo tributo è anche un viaggio personale. Figlio d’arte di Lauretta Masiero e Johnny Dorelli, Guidi scopre Sinatra da bambino, affascinato dai dischi che riempivano la casa di famiglia. Il primo ascolto, l’album It Might as Well Be Spring con l’orchestra di Count Basie diretta da Quincy Jones, segna l’inizio di un amore destinato a durare tutta la vita, controcorrente rispetto alle mode del momento.

Cantante, attore di teatro, cinema e televisione - dal debutto al Festival di Sanremo nel 1989 fino alla collaborazione con Paolo Sorrentino in The Young Pope - Guidi porta in scena non un’imitazione, ma una dichiarazione d’amore sincera e consapevole verso l’artista che più di ogni altro lo ha fatto sognare.

In questa intervista, Gianluca Guidi racconta l’evoluzione dello spettacolo, il rapporto con la musica di Sinatra, i ricordi legati alla Calabria e gli incontri decisivi della sua carriera, restituendo il ritratto di un artista che, ancora oggi, continua a cantare per passione prima ancora che per mestiere.

 

L’INTERVISTA

Frank Sinatra The Man and His Music” è uno spettacolo nato nel 2015 e ormai molto rodato, che torna in Calabria. Cosa significa per lei continuare a interpretare Frank Sinatra dopo tutti questi anni e come si è evoluto lo spettacolo nel tempo?

«A casa c’erano molti dischi di Sinatra e, da ragazzo, trovai una musicassetta di “It Might as Well Be Swing”, inciso con l’orchestra diretta da Quincy Jones: è un disco a cui sono molto affezionato. Lo spettacolo nasce nel 2015, in occasione del centenario della nascita di Sinatra, ma si è evoluto strada facendo. Si sono aggiunti racconti, tolte alcune parti, fino a raggiungere un equilibrio. Quando fai uno spettacolo per così tanto tempo, alla fine riesci a renderlo essenziale: quello che resta è il succo, il meglio di ciò che hai tentato nel corso degli anni. E soprattutto significa cantare delle bellissime canzoni, ben scritte e ben suonate, anche grazie ai miei musicisti. Tutto questo ha un grande valore: è divertente ed è appagante».

Oggi per lei sarebbe possibile incidere un progetto discografico di questo tipo?

«Probabilmente no. Se oggi dovessi uscire con un prodotto discografico ex novo, senza tutti questi anni di Sinatra alle spalle, non avrei occasione di cantare queste canzoni. Nessuna casa discografica sarebbe interessata, a meno di non costruire un prodotto in serie, come è stato fatto in altri casi. Lo spettacolo, invece, mi permette di raccontarle e di cantarle dal vivo».

Nello spettacolo racconta anche alcuni aneddoti della vita privata di Sinatra. Quanto è importante mostrare l’uomo dietro la leggenda?

«È difficile separare l’uomo dalla leggenda. Sinatra ha attraversato quattro o cinque generazioni di pubblico con un successo costante. Dietro tutto questo deve per forza esserci un cuore che batte, che pulsa nel bene e nel male. Era un uomo con difetti anche piuttosto evidenti, ma chi non ne ha? Essendo Sinatra, tutto è amplificato, ma resta un essere umano come tanti».

C’è un brano che secondo lei rappresenta meglio l’anima di Sinatra e che ama interpretare più di altri?

«Ogni fase discografica di Sinatra è stata perfettamente centrata nel periodo in cui veniva incisa. È difficile scegliere una sola canzone: ce ne sono davvero tantissime».

Parliamo della Calabria. Non è la prima volta che viene qui ed é anche cittadino onorario di Diamante. Ha ricordi o esperienze particolari legate a questa regione e al pubblico calabrese?

«Essere cittadino onorario di Diamante è già un punto a mio favore. Ricordo con grande piacere la partecipazione al Peperoncino Jazz Festival, il teatro di Reggio Calabria dove ho portato “Aggiungi un posto a tavola” e anche lo spettacolo su Sinatra. I ricordi sono tanti, perché con in Calabria ho girato molto, anche in posti che non conoscevo, scoprendo una terra meravigliosa. Ricordo una sera in Sila, in montagna: era Ferragosto ma c’erano dodici gradi. Cantai con un giaccone prestatomi dalla Protezione Civile perché stavo letteralmente congelando».

Lei ha anche diverse esperienze nel cinema, oltre che nel teatro, da Sorrentino in “The Young Pope” a “Gomorra”. Quanto sono state importanti queste collaborazioni?

«Come diceva Franco Califano, “il culo non canta, ma conta”. Io sono stato fortunato: sono nato in una famiglia conosciuta, ho esordito in televisione con Pippo Baudo, in teatro con Nino Manfredi, in radio con Rosario Fiorello e ho incontrato l’uomo a cui devo di più nella mia vita artistica, Gigi Proietti. Poi ho lavorato con Paolo Sorrentino, che è un vero maestro, un regista e uno scrittore assolutamente capace, molto coerente con se stesso. Mi ha regalato un’avventura meravigliosa. Il cinema non l’ho mai inseguito davvero, e forse nemmeno lui ha inseguito me. Mi piace guardarlo, farlo un po’ meno. Quando ho accettato certi ruoli l’ho fatto perché mi interessavano e perché volevo imparare qualcosa, e da Sorrentino ho imparato moltissimo».

L’incontro che considera davvero decisivo per la sua crescita artistica?

«Senza alcun dubbio Gigi Proietti».

Se potesse scegliere una canzone da cantare oggi insieme a Frank Sinatra, quale sarebbe?

«È una domanda difficilissima. Bisognerebbe scegliere un brano che rappresenti sia noi italiani sia lui come cantante americano. Sinatra, pur avendo origini italiane, era profondamente americano. Lui incise “Estate” di Bruno Martino: io possiedo quella registrazione. Forse sarebbe davvero bello poterla cantare insieme a lui».


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