Anatra zoppa, l'intervento in Consiglio comunale di Marco Polimeni

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  21 luglio 2022 14:34

Era uno degli interventi più attesi, non fosse altro per la eco che avevano avuto le sue dichiarazioni a pochi giorni dal ballottaggio. Marco Polimeni, dopo le polemiche sulla frase delle dimissioni e dell'anatra zoppa, ha voluto fare il primo intervento politico nella prima seduta del nuovo Consiglio comunale dell'Amministrazione Fiorita. Ed è proprio su quel caso che è voluto ritornare, precisandone il significato reale e comunque ribadendo che in caso di manifesta ingovernabilità sarà il primo a chiedere le dimissioni congiunte e invitando Fiorita a seguirlo per il bene della città.

Questo l'intervento del consigliere di Catanzaro Azzurra:

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"L’Amministrazione Fiorita e l’Anatra zoppa: è questo il punto. Il Sindaco Fiorita e la Sua coalizione, stando allo stato attuale, non hanno i numeri per poter governare. La democrazia, come ha scelto il Sindaco, ha altresì scelto la Sua maggioranza di Consiglio. Come potrà dunque il Sindaco governare? Come potrà assicurare il tanto promesso (ed auspicabile) bene del Capoluogo, come potrà essere il Sindaco “felice” di una città “felice” (frase slogan delle ultime elezioni)?

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Delle due l’una: per poter governare, ed ottenere dunque in numeri necessari (la maggioranza appunto) l’Amministrazione Fiorita dovrà rivolgersi (forse sarebbe meglio dire “adescare”) quei consiglieri comunali che ha tanto denigrato in campagna elettorale ed allearsi con loro, divenendo esattamente ciò che ha tanto aspramente criticato e al contempo tradendo la promessa fatta ai “suoi” elettori. Oppure, al contrario, in assenza di “patti trasversali” con l’opposizione e quindi in assenza numeri necessari per governare, ci si troverà dinanzi ad una città bloccata (proprio alla vigilia dei fondi del PNRR). Si pensi ad esempio ad una eventuale bocciatura da parte del Consiglio comunale del bilancio previsionale a cui la legge ricollega lo scioglimento del Consiglio (art. 1 del decreto-legge 22 febbraio 2002 n.13, convertito in legge 24 aprile 2002 n.75)

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In parole povere: o il tradimento del messaggio politico usato da lei in campagna elettorale per ottenere i voti o la paralisi amministrativa della città.

Ecco quindi il senso della mia affermazione che a gran voce testualmente non quella dei social ribadisco: “noi non avremo nessuna intenzione di venderci il giorno dopo e fare accordi che sono completamente innaturali. Non accetteremo nessun accordo trasversale. In tal caso, noi il giorno dopo rassegneremo subito dopo le dimissioni perché non accetto neanche il discorso troveremo accordi pratica dopo pratica”.

Di fronte a ipotesi tanto complesse, di fronte a sporchi accordi sottobanco, di fronte a uno stato di chiara ingovernabilità che potrebbe portare la città al collasso - ribadisco - sarei il primo a proporre un atto di dimissioni contestuali di 17 componenti di quest’aula. E visto il senso di attaccamento e amore per la città che riconosco in lui, chiederei che il primo a seguirmi  fosse proprio il sindaco Fiorita. Perché sono certo che mai si sognerebbe, pur di restare a capo di un ente depotenziato, di sacrificare i principi di buon governo della città, sono convinto che mai si renderebbe volontariamente artefice del crollo dei servizi essenziali e mai consentirebbe che la città rimanesse fuori dalle partite di matrice economico finanziaria che si presenteranno negli anni a venire. O ancora che mai tradirebbe le promesse fatte in campagna elettorale.

Sono certo che, in quei casi estremi che ho sopra citato, tutti insieme si prenderebbe atto che non si può governare una città come la nostra senza la forza politica necessaria per farlo in modo libero e autorevole.

Ecco il senso delle affermazioni da me espresse a fine giugno e che hanno generato una gigantesca e strumentale polemica da parte di chi – giustamente – ha fatto scelte politiche diverse dalla nostra.

Sono state chieste le mie dimissioni – mi sia consentito dire (e subito dopo sorridere) quando ancora non ero ai sensi di legge Consigliere Comunale non avendo ricevuto la relativa proclamazione (da cosa mi sarei dovuto dimettere da Presidente do Consiglio Comunale a ridosso della scadenza?) - non considerando che la mia eventuale (e singola) uscita dal consiglio comunale, peraltro ancor prima della realizzazione delle paventate ipotesi (accordi sottobanco o città paralizzata) non avrebbe comportato effetto alcuno se non alla semplice surroga di un altro consigliere all’interno della nostra lista. Ma siamo ben consci che quando si dice la verità, ai nostri tempi, si provocano effetti di questo genere".

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