Aquilani, gli applausi dei giornalisti e le lacrime: "Avevo creduto veramente a qualcosa di magico"

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  30 maggio 2026 14:14

di FILIPPO COPPOLETTA

“Non mi fate piangere ancora”. Alberto Aquilani entra così nella sala stampa dell’U-Power Stadium, accolto da un lungo applauso dei giornalisti dopo una finale playoff che resterà nella memoria del Catanzaro e della sua gente. La sua squadra ha vinto 2-0 sul campo del Monza, pareggiando il conto della doppia sfida dopo il ko con lo stesso punteggio dell’andata, ma a festeggiare la promozione in Serie A sono stati i brianzoli, premiati dal regolamento grazie al miglior piazzamento nella stagione regolare.

Eppure, al termine di una serata che ha lasciato addosso il sapore amaro dell’impresa soltanto sfiorata, il volto più autentico è stato quello di un allenatore commosso, sincero, quasi travolto dalle emozioni. Un tecnico che mette da parte la sua personale delusione per trasformarla in forza, rabbia e consolazione per un bambino in lacrime sugli spalti. Una fotografia che racchiude il senso di una delusione enorme ma anche di un legame costruito in mesi di passione e appartenenza.

Aquilani parla con la voce spezzata dall’emozione. Definisce il gruppo una “squadra magica”, esaltandone non soltanto le qualità tecniche ma soprattutto i valori umani e il cuore mostrato durante tutta la stagione. Racconta di aver percepito fin dai momenti più complicati dell’annata qualcosa di speciale attorno alla squadra, una forza capace di andare oltre risultati e classifiche. Per questo il dispiacere, ha spiegato, nasce soprattutto dal non essere riusciti a regalare qualcosa di storico a un popolo che li ha sostenuti senza sosta.

Nel suo intervento non sono mancati i ringraziamenti. Al presidente Noto, al direttore sportivo Polito, definito pubblicamente “un uomo con la U maiuscola”, e soprattutto ai calciatori. Aquilani ha insistito sul fatto che l’attenzione debba andare ai suoi ragazzi, a un gruppo che, a suo giudizio, ha mostrato all’Italia intera il proprio valore. “Oggi tutta Italia si è accorta di questi ragazzi” ha sottolineato, evidenziando come molti di loro meritassero maggiore considerazione.

Il futuro, inevitabilmente, è stato uno degli argomenti affrontati. L’allenatore non ha voluto sbilanciarsi, pur ammettendo il forte legame costruito con la piazza e il rispetto profondo per il club che gli ha dato l’opportunità di vivere emozioni rare. Ha spiegato che parlerà prima di tutto con il presidente, senza fare promesse che il calcio spesso non consente di mantenere, ma ribadendo l’affetto “smisurato” che prova per Catanzaro e per i suoi colori.

Nessun rimpianto. Nessuna recriminazione. “Ma che vuoi recriminare? Ma cosa possiamo recriminare ragazzi?”. Ha detto il tecnico romano guardandosi indietro e osservando quanto bene è stato fatto in questa stagione. “Se qualcuno mi avesse proposto a inizio stagione un cammino del genere, avrei firmato immediatamente”. Certo, cambierebbe il finale, magari “un minuto in più di recupero”, scherzando amaramente sull’epilogo della partita. Ma non il percorso.

È qui che si concentra il senso della sua serata. Nessun rimpianto, nessuna caccia agli alibi, nemmeno verso una regola che ha premiato il Monza in virtù del miglior piazzamento in classifica. Solo l’orgoglio per essere arrivati a un centimetro da qualcosa di straordinario. “Rifarei tutto quello che ho fatto”, ha detto. Poi la confessione più sincera: “Ci avevo creduto veramente che potesse succedere qualcosa di magico. E ci siamo andati veramente vicino”.

La Serie A, stavolta, non è arrivata. Ma il Catanzaro esce dalla finale con qualcosa che va oltre il risultato: la consapevolezza di aver costruito una squadra capace di emozionare un’intera città e migliaia di tifosi sparsi in tutta Italia e nel mondo. E gli applausi che hanno accolto Aquilani in sala stampa sono sembrati il riconoscimento più autentico di questa impresa mancata.


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