Arresto Ferrero, le accuse al patron della Samp: aziende fantasma usate come bancomat

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  06 dicembre 2021 19:54

Sono quattro le bancarotte fraudolente su altrettante società per cui la procura di Paola, nel Cosentino, ha chiesto e ottenuto l’arresto di Massimo Ferrero, l’ormai ex presidente della Sampdoria finito in carcere a Milano su mandato dalla Procura di Paola.

I crac riportati dal Gip di Paola nell’ordinanza di arresto di Massimo Ferrero riguardano 4 casi di bancarotta fraudolenta: la Ellemme Group, la Blu Cinematografica, la Blu Line e la Maestrale srl. Società di proprietà anche di Ferrero che lavorano nel turismo e nel settore cinematografico e alberghiero con sede in provincia di Cosenza, ragione che ha mobilitato la Procura di Paola.

Secondo la procura, il presidente della Sampdoria (che nel frattempo si è dimesso) arrestato assieme a sua figlia Vanessa e il nipote Giorgio, è accusato di aver falsificato i bilanci passivi, facendoli quindi passare per attivi, e avrebbe dichiarato in più occasioni il falso a proposito dei fallimenti relativi alle società. Secondo le fiamme gialle  le aziende sono state usate come veri e propri bancomat, ottenendo profitti illeciti sottraendo denaro direttamente dalle casse delle società.

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Quattro casi sospetti

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Uno dei casi in esame riguarda l’azienda Ellemme group Srl, della quale risulta amministratrice delegata la figlia Vanessa.

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Secondo i magistrati, però, l’ex presidente della Samp sarebbe stato l’amministratore di fatto. La Ellemme group si sarebbe accollata un debito di 806 mila euro contratto dalla Global Media srl, dalla Mediaport Spa e dalla Ferrero Cinemas nei confronti di Rai Cinema. I crediti erano stati trasferiti, secondo i magistrati, «a favore dell’Eleven Finance», un’altra società del gruppo Ellemme.  Un altro caso riguarda la sparizione di documenti contabili della casa di produzione avviate nel 1998, la Blu Cinematografica Srl. Per la Procura, Ferrero, sua figlia e Aniello Del Gatto (liquidatore della società dal 23 dicembre del 2012) avrebbero distrutto "in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari". La Procura segnala il caso del 13 febbraio del 2014: era stato denunciato «il furto di un’Audi S8 all’interno della quale vi era custodita una borsa in pelle contenente tutta la documentazione contabile» della Ellemme, tra cui «il libro giornale, i registri Iva, il libro inventari, i verbali delle assemblee» e altri documenti.



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