Aste truccate, dieci anni di imbrogli. Come funzionava il "sistema Calidonna"

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Guardia di Finanza
  01 luglio 2019 11:19

di TERESA ALOI

LAMEZIA TERME -  Un sistema fraudolento che, per gli inquirenti, ha condizionato per oltre un decennio le vendite giudiziarie del comprensorio lametino. Dieci anni di vendite pilotare, ganci in Tribunale e prestanome per completare un sistema che di fatto avrebbe inquinato l’economia di Lamezia Terme. Un quadro a tinte fosche quello scoperchiato dai militari del gruppo della Guardia di finanza di Lamezia, che, ieri mattina hanno eseguito 21 ordinanze di custodia cautelare, di cui una  in carcere, 11 agli arresti domiciliari e 9 interdittive.

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 LE PERQUISIZIONI Contestualmente, sono state effettuate  23 perquisizioni domiciliari e 10 locali nei confronti di soggetti residenti nei comuni di Lamezia Terme, Serrastretta, Soveria Mannelli, Gizzeria, Maida, Reggio Calabria e Palmi per i reati contro la pubblica amministrazione, tra i quali turbata libertà degli incanti, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, falsità idelogica commessa dal pubblico ufficiale, induzione indebita a dare o promettere utilità, e contro il patrimonio, tra i quali autoriciclaggio ed estorsione.

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 TRENTA ASTE NEL MIRINO Tante le anomalie relative a numerose vendite giudiziarie sulle quali si è  incentrata  l’attività investigativa: circa trenta aste pubbliche che si sono tenute nel corso dell’anno 2018 presso il Tribunale di Lamezia Terme o meglio presso l’associazione notarile all’interno dello stesso Palazzo di giustizia, dove sono state rilevate turbative finalizzate a dirottare l’esito finale verso l’obiettivo prefissato dagli indagati.

 

DIECI ANNI DI VENDITE TRUCCATE L’attività investigativa svolta dalle Fiamme gialle di Lamezia Terme, sotto le direttive del procuratore della Repubblica di Lamezia Terme – Salvatore Curcio – e del sostituto procuratore – Giulia Maria Scavello -, avrebbe consentito di accertare l’esistenza di un sistema fraudolento che di fatto ha condizionato per oltre un decennio le vendite giudiziarie del comprensorio lametino.

IL "SISTEMA" CALIDONNA 

Artefice di tale meccanismo illecito, per gli inquirenti,  era Raffaele Calidonna, lametino, il quale, in alcuni casi  partecipava personalmente mentre, in altri,   si avvaleva di compiacenti collaboratori, tra cui  cui avvocati e commercialisti, nonchè “ganci” interni al locale palazzo di giustizia, e dell’interposizione fittizia di un’agenzia d’affari e servizi costituita ad hoc ed intestata alla figlia. Calidonna riusciva a ottenere ribassi e/o preziose informazioni riservate relative alle aste giudiziarie dei suoi clienti, risultati il più delle volte debitori esecutati delle procedure. Quando le notizie non risultavano utili per il raggiungimento dello scopo – ipotizzano gli inquirenti –, Calidonna avvicinava gli altri offerenti, intimidendoli per farli desistere, adducendo vicinanze e appartenenze a cosche locali. Spesso però stipulava preventivamente accordi con curatori, custodi e professionisti delegati alla vendita.

 

PATRIMONIO DA 4,5 MILIONI Gli accertamenti economico-patrimoniali delegati ed eseguiti dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme hanno anche permesso di ricostruire l’effettiva capacità patrimoniale illecitamente accumulata nel corso degli anni da taluni degli indagati, per il complessivo valore di quasi quattro milioni di euro, pur dichiarando esigue posizioni reddituali, nonché la pilotata aggiudicazione delle unità immobiliari, oggetto delle accertate turbative d’asta, del complessivo valore di quattro milioni e mezzo di euro.

L’AUTORICICLAGGIO Inoltre, sarebbe stata dimostrata la sussistenza del reato di autoriciclaggio per un ammontare di circa 270mila euro, in quanto Calidonna e i suoi prestanome negli anni dal 2006 ad oggi avrebbero  acquistato all’incanto 20 unità immobiliari per 1 milione di euro, rivendendole successivamente per 1 milione e 270 mila euro.

LE MISURE All’esito dell’attività di polizia giudiziaria, sarebbero stati identificati i ruoli delle persone coinvolte. Queste le misure firmate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lamezia terme – Rossella Prignani:

1. Calidonna Raffaele (di anni 56), titolare di fatto dell’agenzia d’affari e servizi, in carcere;

2. Calidonna Sara (di anni 30), titolare di diritto dell’agenzia d’affari e servzi, ai domiciliari;

3. Ruocco Pantaleo (di anni 63), ufficiale giudiziario in servizio presso l’unep di Lamezia terme, ai domiciliari e interdittiva;

4. Stigliano Antonio (di anni 68), ufficiale giudiziario in servizio presso l’unep di Lamezia terme, ai domiciliari e interdittiva;

5. Durante Massimo (di anni 51), commercialista, ai domiciliari e interdittiva;

6. Larizza Aldo (di anni 52), commercialista, ai domiciliari e interdittiva;

7. Misuraca Francesca (di anni 57), commercialista, ai domiciliari;

8. Famularo Bruno (di anni 42), avvocato, ai domiciliari;

9. Vitalone Emanuela (di anni 43), avvocato, ai domiciliari e interdittiva;

10. Benincasa Giuseppe (di anni 57), avvocato, ai domiciliari;

11. Travaglio Eugenio (di anni 65), ragioniere, ai domiciliari;

12. Caporale Carlo (di anni 56), imprenditore, ai domiciliari;

13. Albanese Michele (di anni 62), funzionario di cancelleria presso il tribunale di lamezia terme, interdittiva;

14. Marasco Sabrina (di anni 50), funzionario di cancelleria presso il tribunale di lamezia terme, interdittiva;

15. Travaglio Oriana (di anni 37), avvocato, interdittiva;

16. Sereno Massimo (di anni 52), avvocato, interdittiva

 

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