Avvocato e imprenditori del Catanzarese in odor di ‘Ndrangheta: blitz e sequestri per 36 milioni (I NOMI)

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  07 settembre 2026 08:24

È scattata nella mattinata odierna una vasta operazione della Guardia di Finanza nel Catanzarese. I militari del Comando provinciale di Catanzaro, insieme agli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), stanno dando esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e a un contestuale decreto di sequestro preventivo emessi dal Gip del Tribunale di Catanzaro, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica.

Sono cinque i soggetti indagati, a vario titolo, per aver organizzato, promosso e diretto, secondo l’ipotesi accusatoria, un’associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, al trasferimento fraudolento di valori, al riciclaggio, all’autoriciclaggio e al reimpiego di denaro di provenienza illecita. Al sodalizio vengono inoltre contestate numerose truffe aggravate in materia di Politica agricola comune, che sarebbero state finalizzate a ottenere contributi pubblici a fondo perduto.

Finiscono in carcere Carmelo Costa e Alessando La Rosa, ritenuti dal Gip esponenti di spicco dei clan vibonesi. Disposta, invece, la detenzione domiciliare per l’avvocato Gennaro Pierino Mellea e per gli imprenditori Danilo Abramo e Roberto Mercurio, quest'ultimo titolare dell'omonima agenzia funebre. 

L’attività investigativa, sviluppata attraverso articolati e complessi approfondimenti dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e del G.I.C.O. di Catanzaro, con il supporto dello S.C.I.C.O., avrebbe consentito di ricostruire l’operatività di un sodalizio criminale catanzarese attivo nella realizzazione di profitti illeciti anche attraverso una fitta rete societaria.

Secondo quanto emerso dalle indagini, numerose società, sia di persone che di capitale, operanti prevalentemente nei settori immobiliare e agricolo, sarebbero state intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi, allo scopo di schermare la riconducibilità delle attività ai promotori del gruppo. Il sodalizio, sempre secondo la ricostruzione investigativa, non si sarebbe limitato a perseguire interessi economici propri, ma avrebbe cercato di favorire, nell’ambito di alcune procedure esecutive e fallimentari, soggetti considerati dagli investigatori di notevole spessore criminale.

Gli approfondimenti avrebbero inoltre fatto emergere una serie di società direttamente o indirettamente collegate ai promotori dell’organizzazione, che sarebbero state utilizzate per realizzare una serie indeterminata di delitti di turbata libertà degli incanti, soprattutto nel settore immobiliare e delle aste. Parallelamente, l’inchiesta avrebbe individuato diversi soggetti formalmente qualificati come imprenditori agricoli che, secondo l’accusa, sarebbero stati in realtà intestatari fittizi di aziende e società agricole. Queste ultime avrebbero partecipato con continuità a bandi pubblici nel settore dell’agricoltura con l’obiettivo di ottenere contributi a fondo perduto.

Il provvedimento del Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per due indagati originari delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, nei cui confronti è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso. Per altri tre soggetti del Catanzarese, due imprenditori e un avvocato, è stata invece disposta la custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Particolarmente rilevante anche il fronte patrimoniale dell’operazione. Il decreto ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato anche alla confisca, anche per equivalente, di somme di denaro per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, individuate nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo. A ciò si aggiunge il sequestro preventivo di 15 persone giuridiche operanti nel settore agricolo nella provincia di Catanzaro, per un valore stimato di circa 1,6 milioni di euro.

Il provvedimento riguarda infine un imponente patrimonio immobiliare: sono 398 gli immobili, tra fabbricati e terreni, sottoposti a sequestro preventivo nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa. Il loro valore complessivo è stato stimato in circa 32,6 milioni di euro.

Nel corso dell’operazione sono inoltre in corso numerose perquisizioni locali. Le accuse contestate sono, allo stato, quelle formulate nell’ambito dell’indagine e dovranno trovare conferma nelle successive fasi del procedimento e nel contraddittorio processuale.