"Basso profilo". Assunzioni fittizie per le pulizie e disoccupazione divisa con le 'ndrine

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Il giro d'affari spiegato dal collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta. E spunta una presunta talpa alla Dda.

  27 gennaio 2021 07:16

di PAOLO CRISTOFARO 

Dalle documentazioni degli inquirenti relative all'operazione "Basso profilo", condotta dalla Dda di Catanzaro, coordinata dal Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, oltre al giro di società di copertura, di teste di legno e di fatturazioni false e bonifici, anche assunzioni "fittizie" al fine di intascare la disoccupazione dopo alcuni mesi. I proventi, poi, venivano spartiti dai lavoratori con le 'ndrine e con chi gestiva il business. I dettagli di questa macchina della truffa, secondo quando indicato dagli investigatori, li ha forniti, tra gli altri, il collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta, che ha spiegato come Antonio Gallo beccasse gli appalti e poi a sua volta li girasse. Un business che riguardava soprattutto resort turistici, tra questi i già menzionati "Sunbeach" di Squillace e "Riviera del Sole" di Cropani

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Parlando durante un interrogatorio, Iaquinta riferisce ai Pm di una lunga lista di villaggi, oltre a quelli noti, presso i quali sarebbero state condotte analoghe attività, ma anche di altre ditte, oltre alla "Global Service" di cui parla - di pulizia e non solo - delle quali però Iaquinta ha riferito di non ricordare i nomi. "Ma iddi hannu avutu parecchi villaggi", è la frase pronunciata da Iaquinta in fase di colloquio. "L'appalti i pijjava Antonio Gallo e poi li girava a iddi", "gli appalti li prendeva Antonio Gallo e poi li girava a loro", spiega Iaquinta. Ma le assunzioni relative agli appalti, stando a quanto riferito ai Pm, erano tutte fittizie. Lo scopo era far risultare l'assunzione per almeno 3 mesi e poi intascare la disoccupazione, che veniva divisa con la 'Ndrangheta e con i gestori del giro d'affari. "Assumìamu a giugnu ar agustu finìanu e poi arrivava a disoccupazione", "assumevamo a giugno ad agosto finivano e poi arrivava la disoccupazione", spiega il collaboratore. 

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Secondo quanto sostenuto ancora da Domenico Iaquinta, il 50% dei proventi dalla disoccupazione andavano a Caloiro, che ne dava il 20% ad Antonio Bagnato, di Roccabernarda (KR). Allo stesso Iaquinta andava circa un 10%, come da lui stesso sostenuto. Un giro di affari del quale gli inquirenti non sono ancora venuti a capo, essendo che nonostante le insistenti domande a Iaquinta, pare non siano stati riferiti tutti i nomi di altre società e cooperative che svolgevano le medesime truffe. E' chiaro che, secondo quanto asserito da Iaquinta, dovevano essere molte, come pure le strutture ricettive presso le quali venivano messe in pratica. Inquietante un altro dettaglio che emerge dalla testimonianza di Iaquinta: le soffiate fatte da qualcuno della Dda agli 'ndranghetisti. Interrogato dai Pm, però, Iaquinta riferisce che di questa persona non gli era mai stato fatto il nome

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