Blitz all’alba nelle Preserre: i Carabinieri smantellano i vertici della faida tra i Loielo e gli Emanuele

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  15 aprile 2026 11:14

Un’operazione coordinata che ha attraversato l’Italia, partendo dal cuore vibonese per estendersi fino a Torino, Sassari e Viterbo. Il Comando Provinciale di Vibo Valentia, supportato dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria” e dall’8° Nucleo Elicotteri, ha dato esecuzione questa mattina ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il bilancio è di 15 persone colpite dal provvedimento, cinque delle quali già detenute, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsione e detenzione di armi da guerra.

Al centro dell’inchiesta si staglia la sanguinosa geografia criminale delle Preserre vibonesi, un territorio segnato per anni dallo scontro tra le 'ndrine Loielo ed Emanuele, entrambe orbitanti nel "locale" di Ariola. Le indagini, condotte attraverso sofisticate attività tecniche e il riscontro di dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia, hanno permesso di gettare luce su una stagione di terrore culminata in eventi di sangue che hanno segnato profondamente la comunità locale.

Tra i fatti di cronaca ricostruiti dagli inquirenti figurano i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Antonino Zupo, avvenuto nel settembre del 2012, e il tentato omicidio di Domenico Tassone, consumatosi appena un mese dopo. È proprio in quest'ultimo agguato che la ferocia della faida ha mostrato il suo volto più tragico: a perdere la vita, vittima accidentale della pioggia di piombo destinata a un affiliato, fu il giovane Filippo Ceravolo, appena diciannovenne e del tutto estraneo alle dinamiche dei clan.

Il quadro delineato dalla DDA descrive il tentativo della consorteria Loielo di riprendere il controllo del territorio, perduto nel 2002 a favore degli Emanuele dopo l'uccisione dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo. Un'offensiva che non si è limitata ai fatti di sangue, ma che ha soffocato l'economia locale attraverso il racket. Le accuse parlano di estorsioni pesanti, come quella subita da un importante imprenditore costretto a versare 20.000 euro ai Loielo, e di tentativi di pressione mafiosa ai danni di ditte edili impegnate in opere pubbliche nel comune di Sorianello.

La pericolosità dei gruppi è confermata anche dal volume di fuoco a disposizione delle 'ndrine. Nel corso dell'attività investigativa, i militari hanno sequestrato un arsenale composto da sette fucili e cinque pistole, tra cui spicca un micidiale fucile d’assalto AK-47 Kalashnikov. Oltre agli arresti, l’autorità giudiziaria ha disposto perquisizioni capillari a carico di altri soggetti sospettati di appartenere alla struttura mafiosa, nel tentativo di sradicare definitivamente la rete di fiancheggiatori che per anni ha garantito l'egemonia criminale nell'area.


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