Bomba di Limbadi, il pentito Loielo in aula tra "mi sono confuso" e i "5mila euro per uccidere vecchietto"

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images Bomba di Limbadi, il pentito Loielo in aula tra "mi sono confuso" e i "5mila euro per uccidere vecchietto"

  22 giugno 2021 17:07

di EDOARDO CORASANITI

Si torna in aula al processo per la bomba di Limbadi che il 9 aprile del 2018 ha ucciso Matteo Vinci e al ferimento del padre Francesco. Sotto la luce dei riflettori c’è Walter Loielo, neo-collaboratore di giustizia da settembre 2020, 23 anni, di Gerocarne, recentemente indagato insieme al fratello Ivan per l'omicidio del padre, Antonio. Voluto in aula dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, al pubblico ministero Andrea Mancuso, Loielo ha raccontato  del suo rapporto con Antonio Criniti, indagato insieme a Filippo De Marco con l’accusa di essere gli esecutori materiali della bomba. A novembre scorso il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la misura cautelare detentiva ma ha annullato ad entrambi due capi di imputazione: l'omicidio e l'estorsione. 

C’è un episodio per cui Loielo, alla sua prima apparizione nella nuova veste da collaboratore, è in aula oggi nel processo di fronte alla Corte d'Assise di Catanzaro contro Domenico Di Grillo, di 72 anni; la moglie, Rosaria Mancuso (64); il genero, Vito Barbara (29) e la figlia Lucia (30): durante un interrogatorio avrebbe riferito che tra fine del 2017 e inizio a 2018 nella sua abitazione di Gerocarne si sarebbero presentati Antonio Criniti e suo cognato Filippo per consegnare “un’imbasciata dei Mancuso di “là sotto””. “La sotto” è Limbadi, casa dei Mancuso, famiglia egemone del territorio vibonese. Il contenuto del messaggio? “Uccidere un vecchietto in un campagna per 5mila euro” Ma Loielo confessa di essersi rifiutato e di non aver mai conosciuto il nome della persona che doveva essere uccisa.

La narrazione si arricchisce anche di un altro episodio. Il pentito racconta di aver parlato dell’incontro avvenuto a Gerocarne anche con Giuseppe Salvatore Mancuso, figlio dell’Ingegnere, durante un periodo di latitanza di quest’ultimo. Siamo nel 2019, dopo che la bomba ha ucciso il 42enne biologo di Limbadi, e Mancuso dice che era stato un cognato degli imputati a dare l’ordine dell’omicidio nascondendolo ai parenti. Su domanda del controesame dell’avvocato Fabrizio Costarella, lo stesso collaboratore confessa di non aver capito effettivamente a quale cognato si riferisse: “Oggi mi sono confuso”.

Seconda parte dell’udienza davanti al presidente Alessandro Bravin e i giudici togati dedicata all’esame degli imputati. Tra i più interessanti c’è stato Vito Barbara, genero di Rosaria Mancuso: è lui ad aver assistito in passato ad un violento litigio tra il padre di Matteo Vinci, Francesco, e suo suocero: secondo quanto raccontato da Barbara, Vinci si sarebbe scaraventato su Di Grillo e solo grazie ad un suo intervento si sarebbe placato il contrasto. L’imputato, collegato in video conferenza con il processo, avrebbe raccontato di aver avuto un contatto con Criniti e De Marco per la vendita di marijuana da lui prodotta.
Barbara riferisce anche che, nonostante fosse escluso dalle cose di famiglia dei Mancuso, aveva percepito che c’erano dei problemi di vicinato con i Vinci e di essere a conoscenza di un episodio nel 2014 finito poi in un processo penale e concluso con la sentenza di condanna a due mesi dalla moglie e di sua suocera.

Il pubblico ministero Andrea Mancuso ha posto l’accento anche su alcune intercettazioni captata in cui le conversazioni sembrano equivoche e potrebbero far pensare che Barbara parli dell’omicidio: Barbara ha chiarito che l’oggetto delle conversazioni era un altro.  L’uomo, proprietario di una pompa di benzina di Limbadi, ha ribadito di aver depositato agli inquirenti la sua estraneità ai fatti per come dimostrato dalle immagini delle telecamere che, secondo lui, dimostrerebbero il suo stile di vita e i movimenti da lui compiuti.

Si prolunga anche l’imputata Rosaria Mancuso, sorella di Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone Mancuso: ai magistrati la donna ha detto di non aver mai avuto problemi di vicinato e che della bomba lo è venuto a sapere da un maresciallo nella caserma dei carabinieri.

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