Calabria in fumo, Legambiente Calabria: "Non è un'emergenza ma una crisi strutturale. Servono prevenzione, controlli e una strategia per i boschi"

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  21 luglio 2026 16:25

Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile respirare a causa del fumo. Da nord a sud della regione, dalle montagne fino alle coste, si susseguono roghi che stanno devastando ecosistemi di straordinario valore e mettendo a dura prova il lavoro di vigili del fuoco, volontari e operatori impegnati nello spegnimento delle fiamme. Un fenomeno alimentato dalle altissime temperature, ma che continua ad avere, nella maggior parte dei casi, un'origine dolosa.

I boschi coprono il 44,5% della superficie regionale, con 670.968 ettari di patrimonio forestale che comprendono gran parte dei parchi e delle riserve naturali della Calabria. Un patrimonio di enorme valore ambientale, paesaggistico e climatico che non può essere tutelato soltanto attraverso gli obblighi di legge, ma richiede una gestione strategica, fondata sulle conoscenze scientifiche e sulla valorizzazione della cultura forestale locale. Secondo l'elaborazione di Legambiente su dati EFFIS/Copernicus, dal primo gennaio al 15 luglio 2026 in Calabria erano già stati censiti 179 incendi che avevano percorso 1.940 ettari di territorio. A questo bilancio, purtroppo, si aggiungeranno i danni provocati dagli oltre 150 roghi che hanno colpito la regione negli ultimi giorni.

La Calabria occupa inoltre i primi posti della drammatica classifica nazionale per superficie bruciata nei siti della Rete Natura 2000: è quarta dopo Sicilia, Toscana e Campania. Il report Italia in Fumo di Legambiente evidenzia inoltre come, nel 2025, gli incendi abbiano interessato 19 comuni del Parco nazionale del Pollino, 15 del Parco nazionale dell'Aspromonte e 7 del Parco nazionale della Sila.

Un altro dato significativo riguarda la concentrazione degli incendi negli stessi territori. L'indice di recidività comunale elaborato per la prima volta da Legambiente mostra infatti che tra i dieci comuni italiani top nel 2026, con il maggior numero di incendi, figurano anche Reggio Calabria e Papasidero. Ad aggravare il fenomeno contribuiscono la scarsa gestione forestale, l'abbandono delle aree agricole, la mancata manutenzione delle zone di interfaccia tra aree urbane e rurali, la fragilità degli ecosistemi mediterranei, la siccità e le temperature estreme. Ma il principale fattore resta la mano criminale. A fronte di 603 incendi che hanno mandato in fumo 16.971 ettari di territorio, in Calabria sono stati contestati soltanto 498 reati, con 19 denunce, un arresto, sei sequestri e 307 illeciti amministrativi.

Per Legambiente è indispensabile rafforzare l'azione repressiva delle Forze dell'ordine contro gli incendiari e garantire la piena applicazione della legge 353 del 2000. Ciò significa completare il catasto delle aree percorse dal fuoco in tutti i comuni e applicare rigorosamente i vincoli previsti dalla normativa: divieto di edificazione e di caccia per dieci anni, vincolo di destinazione d'uso per quindici anni e divieto di rimboschimento per cinque anni. L'associazione chiede inoltre di conoscere quali misure siano state adottate dai 187 comuni calabresi interessati dagli incendi nel 2025 per rispettare tali obblighi, con particolare riferimento ai territori maggiormente colpiti, come Roccella Jonica, dove sono andati in fumo 1.872 ettari, Cutro con 1.606 ettari e Crotone con 962 ettari.

Alla Regione Calabria Legambiente rivolge alcune domande precise: quali iniziative intende assumere nei confronti dei comuni inadempienti? È disponibile a sostituirsi agli enti che non hanno istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta? Intende sostenere i piccoli comuni nell'adempimento degli obblighi di legge e introdurre meccanismi di premialità per gli enti virtuosi e misure penalizzanti per quelli che non rispettano la normativa, anche nell'accesso ai finanziamenti pubblici?

Gli incendi boschivi non possono più essere considerati semplici emergenze. Sono un fenomeno ricorrente e strutturale che richiede una politica permanente di prevenzione, manutenzione e controllo del territorio, accompagnata da un'efficace azione di contrasto agli incendi dolosi. Allo stesso tempo, per limitare gli effetti della crisi climatica è indispensabile ridurre le emissioni climalteranti, accelerando la transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili. La Calabria ha bisogno con urgenza di una strategia complessiva di pianificazione, salvaguardia e valorizzazione dei propri boschi e delle aree montane, che rappresentano il 42% del territorio regionale e comprendono circa il 37% dei comuni calabresi, nei quali vive quasi un quarto della popolazione.

La tutela del patrimonio naturale richiede un presidio costante del territorio, capace di affiancare le comunità locali, prevenire i reati ambientali e sanzionare severamente ogni forma di illegalità. La tecnologia rappresenta un valido supporto, ma non può sostituire la presenza continua di personale sul territorio. La protezione dei boschi deve essere garantita prima, durante e dopo gli incendi, accompagnando anche il ripristino delle aree devastate dal fuoco.


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