Cani avvelenati ad Albi, il Tribunale di Catanzaro scagiona con formula piena un settantenne

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  22 giugno 2026 08:18

Si chiude con una formula assolutoria piena, «per non aver commesso il fatto», il delicato procedimento penale che vedeva sul banco degli imputati il settantenne N. D., residente ad Albi.

L'uomo era accusato di essere l'autore dell'efferato avvelenamento di due cani meticci, un maschio e una femmina, deceduti a ventiquattr'ore di distanza l'uno dall'altro nel piccolo comune presilano. Il Giudice della prima sezione penale del Tribunale di Catanzaro, dott.ssa Maria Clausi, accogliendo le conclusioni rassegnate dal difensore di fiducia dell'imputato, l'avvocato Frank Mario Santacroce, ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula piena.

Finisce così un incubo giudiziario nato sull'onda di una profonda indignazione emotiva per la tragica fine dei due animali. I fatti risalgono alle mattinate del 22 e 23 settembre 2020. In via Serra e Largo Nassirya, nel centro abitato di Albi, erano state rinvenute delle esche di carne impregnate di Endosulfan, un potentissimo pesticida agricolo bandito da anni dal mercato.

La sostanza aveva provocato la morte immediata dei due meticci. Le indagini, condotte dai Carabinieri Forestali della Stazione "Parco" di Monaco, si erano concentrate fin da subito sulle immagini del sistema di videosorveglianza del Comune. Nei filmati di quella mattina si scorgeva il transito di una Fiat Punto di colore blu scuro.

Gli inquirenti avevano isolato la targa del mezzo, di proprietà dell’imputato, e attraverso un "salto logico" – come evidenziato dalla difesa – avevano identificato il proprietario dell'auto come l'autore materiale del posizionamento delle esche, formulando a suo carico l'imputazione per uccisione di animali. Nel corso del dibattimento, la difesa ha reso debole l'intero impianto indiziario, dimostrando l'assoluto vuoto probatorio sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo.

Il dubbio sulla reale identità dell'autore è rimasto insuperabile. Il Giudice dott.ssa Maria Clausi ha quindi assolto l’imputato per non aver commesso il fatto, fissando in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.

 


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