
Dal contrasto al caporalato alla tutela dei lavoratori precari, fino alla riforma dei Consorzi di bonifica approvata dalla maggioranza, la consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, Filomena Greco, è intervenuta nel corso della seduta del Consiglio regionale dell'8 giugno 2026 richiamando la necessità di garantire trasparenza nelle scelte, rispetto delle procedure istituzionali e risposte concrete ai cittadini e ai lavoratori. Sul tema dello sfruttamento lavorativo e del contrasto al caporalato, Greco ha sottolineato come non sia più rinviabile una riflessione seria sull'efficacia degli strumenti esistenti. «Il rispetto per le vittime di Amendolara impone il coraggio della verità — afferma —. In Calabria le leggi e gli osservatori contro il caporalato esistono fin dal 2012, ma troppo spesso sono rimasti sulla carta. Gli strumenti ci sono, compresa la legge nazionale del 2016 voluta dal governo Renzi, e non utilizzarli è un delitto. Dobbiamo prendere atto dei numeri altissimi dei lavoratori irregolari presenti nei nostri campi e del fatto che oggi lo sfruttamento non è più soltanto lavoro nero, ma si insinua anche nei contratti formalmente regolari, interessando settori che vanno dall'agricoltura all'edilizia fino al turismo e alla ristorazione». Per la consigliera regionale la risposta non può limitarsi all'azione repressiva, ma «serve una rete territoriale di responsabilità che garantisca trasporti efficienti e forme di housing sociale diffuse nei centri abitati, favorendo l'integrazione dei lavoratori nelle comunità e sostenendo le imprese sane che oggi subiscono una concorrenza sleale da parte di chi abbatte illegalmente i costi. La legalità non deve essere soltanto un obbligo etico, ma deve diventare un vantaggio economico competitivo per il nostro territorio». Nel corso della seduta è stata poi esaminata la proposta di legge relativa ai Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS), inserita all'ordine del giorno dalla maggioranza senza il preventivo passaggio nelle Commissioni consiliari competenti. «Parliamo di una questione che riguarda centinaia di lavoratori e le loro famiglie — evidenzia la consigliera —. Portare una legge di questa portata direttamente in Consiglio, senza il necessario confronto nelle Commissioni, significa mortificare il lavoro istituzionale e sottrarre trasparenza al dibattito, impedendo anche alle minoranze di contribuire alla costruzione del provvedimento». Pur esprimendo voto favorevole per senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori interessati, Greco ha evidenziato numerose criticità. «Ancora una volta si scarica sui Comuni il peso di una scelta che rischia di produrre effetti finanziari difficili da sostenere, soprattutto per gli enti delle aree interne che già vivono condizioni di forte sofferenza economica — aggiunge Greco —. Occorre individuare strumenti che consentano di sostenere economicamente i Comuni anche dopo l'iniziale incentivo previsto dalla legge». Successivamente all'approvazione del provvedimento, dall'esame del testo di legge emergono alcuni dati che meritano un chiarimento pubblico. «Occorre fare un'operazione di verità — prosegue Greco —. Le stabilizzazioni effettive previste dalla legge approvata sono 344. Per altri 594 lavoratori non è prevista alcuna assunzione, ma un incentivo economico all'uscita accompagnato da politiche attive del lavoro. È una differenza sostanziale che non può essere nascosta dietro gli annunci. Nel testo approvato non vi è traccia delle richieste formulate dalle organizzazioni sindacali e non sappiamo se siano state effettivamente valutate soluzioni alternative rispetto a quella proposta e portata in Consiglio dall'assessore Calabrese». Greco ha poi richiamato l'attenzione sul futuro dei lavoratori che non rientrano nelle stabilizzazioni. «Molti di loro hanno superato i cinquant'anni e, dopo anni di servizio nei nostri territori, meritano certezze e non interrogativi — sottolinea —. Chi conosce il mercato del lavoro sa quanto sia difficile trovare una nuova occupazione stabile a 55 o 60 anni. Per questo la Regione deve spiegare con chiarezza quale sarà il futuro di queste persone una volta terminato il bonus previsto dalla legge. Svuotare un bacino non significa necessariamente risolvere il problema occupazionale di chi ne fa parte». La consigliera ha inoltre chiesto quali risposte si intendano fornire ai lavoratori e alle famiglie dei circa 300 corsisti di Longobucco, Campana, Bocchigliero, San Giovanni in Fiore e Acri ai quali l'attuale maggioranza aveva promesso l'inserimento nei TIS e la soluzione del problema. «Anche su questo tema servono chiarezza e assunzione di responsabilità — aggiunge —, perché dietro ogni numero ci sono persone che attendono da anni risposte concrete e non possono continuare a vivere nell'incertezza». Nel corso della stessa seduta la maggioranza ha approvato le modifiche alla legge sul Consorzio unico di bonifica nonostante le forti perplessità espresse durante i lavori delle Commissioni da organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, ANBI nazionale e dallo stesso Ufficio legislativo del Consiglio regionale. «Ho votato contro perché considero sbagliata, insieme a tutti i soggetti auditi, la scelta di eliminare il ruolo di vigilanza e controllo della Regione — dichiara Greco —. Una decisione ancora più incomprensibile se si considera che con la legge regionale n. 39 del 2023, fortemente voluta dal presidente Occhiuto, tutti i principali poteri sono stati concentrati proprio nelle mani della politica regionale». «La Regione non può pensare di scaricare le proprie responsabilità economiche eliminando controlli e tutele — aggiunge —. A pagare il prezzo di questa scelta rischiano di essere lavoratori, creditori e agricoltori, soprattutto attraverso l'indebolimento della vigilanza regionale sui piani di classifica da cui dipendono i contributi richiesti alle aziende agricole». Secondo la consigliera, la riforma non solo elimina le garanzie della vigilanza e del controllo, ma lascia aperte questioni decisive. «Restano irrisolti il pagamento dei TFR maturati dai lavoratori, la tutela dei creditori, la definizione dei contenziosi ancora pendenti e la piena ricostruzione dei rapporti economici tra Regione e Consorzi — prosegue Greco —. Ritengo grave che si sia arrivati a trasformare unilateralmente, nel giro di pochissimo tempo, quelle che per anni la stessa Regione aveva qualificato come posizioni creditorie dei Consorzi nei propri confronti in presunti debiti dei Consorzi verso la Regione». «Ancora più grave è il fatto che i commissari nominati dal presidente Occhiuto abbiano rinunciato immediatamente ai giudizi promossi dai Presidenti dei Consorzi nei confronti della Regione, nonostante in alcuni procedimenti fossero già state depositate consulenze tecniche d'ufficio favorevoli agli enti consortili — continua —. Sono scelte che meritano chiarezza e approfondimento per le conseguenze che stanno già producendo sui lavoratori, sui creditori e sul patrimonio degli enti posti in liquidazione». Per Greco, il fatto stesso che la legge n. 39 del 2023 sia stata modificata dopo appena tre anni rappresenta la dimostrazione delle criticità della riforma. «L'unico elemento positivo riconosciuto da tutti è che, nonostante la confluenza in un unico Consorzio, grazie alle capacità, alle competenze e alla professionalità del dottor Giacomo Giovinazzo, l'attività dell'ente è stata comunque garantita, evitando ripercussioni ancora più gravi sui servizi e sui territori» — sottolinea la consigliera che, infine, ha espresso dubbi sulla tenuta giuridica delle modifiche approvate. «Sono certa che il Governo, anche alla luce della violazione dell'Accordo Stato-Regioni del 2008, valuterà attentamente i possibili profili di incostituzionalità della legge. Noi continueremo a batterci per la tutela dei cittadini, dei lavoratori, dei creditori e degli agricoltori». L'unica nota positiva della seduta è stata l'approvazione all'unanimità della legge sui tartufi, frutto di un lavoro condiviso svolto in Commissione Agricoltura attraverso il confronto tra maggioranza e minoranza e l'ascolto di tutti i soggetti interessati. «È la dimostrazione che quando si sceglie il dialogo istituzionale e il confronto nel merito — conclude Greco — è possibile costruire soluzioni condivise e utili per il territorio».
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