Caro carburanti, in Calabria il lavoro povero non regge più: i sindacati scrivono alla grande distribuzione
17 aprile 2026 18:48Catanzaro, 17 aprile 2026 – L’aumento del costo dei carburanti sta colpendo in modo trasversale migliaia di lavoratrici e lavoratori calabresi, in particolare quelli dei settori a basso salario: commercio, turismo, servizi, appalti. Ambiti nei quali gli stipendi sono spesso insufficienti a reggere l’aumento del costo della vita e dove il diritto alla mobilità si trasforma ogni giorno in un costo aggiuntivo.
In Calabria, più che altrove, il problema assume un carattere strutturale: territori frammentati, distanze significative, trasporto pubblico carente. Per molte lavoratrici e lavoratori spostarsi non è una scelta, ma un obbligo che pesa direttamente sulla busta paga.
Dentro questo quadro generale, Filcams CGIL Calabria, Fisascat CISL Calabria e Uiltucs UIL Calabria hanno deciso di intervenire nei confronti delle aziende della grande distribuzione organizzata, chiedendo l’apertura di un confronto urgente sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione della mobilità del personale.
“Non siamo di fronte a un’emergenza temporanea – spiegano le organizzazioni sindacali – ma a una condizione ormai strutturale che rischia di svuotare di senso il lavoro stesso. Se una parte crescente del salario viene assorbita dai costi per raggiungere il posto di lavoro, siamo di fronte a un problema che riguarda la dignità del lavoro e la sua sostenibilità”.
Il punto più critico riguarda l’organizzazione dei turni nella GDO.
“I turni spezzati – sottolineano i sindacati – rappresentano oggi una delle principali distorsioni: moltiplicano gli spostamenti quotidiani, aumentano i costi individuali e scaricano sui lavoratori inefficienze organizzative che dovrebbero essere in capo alle aziende. In molti casi le pause non sono tempo utile, ma permanenze forzate lontano da casa, senza servizi e con ulteriori spese”.
Per questo le organizzazioni sindacali chiedono un cambio netto di impostazione:
* superamento dei turni spezzati e introduzione di turni continuativi;
* organizzazione degli orari che tenga conto delle distanze reali tra residenza e luogo di lavoro;
* riduzione degli spostamenti tra punti vendita, limitandoli a situazioni realmente necessarie e territorialmente sostenibili;
* introduzione di misure economiche di compensazione, come bonus carburante e indennità per le condizioni più gravose;
* maggiore coerenza tra turnazioni e servizi di trasporto pubblico, oggi largamente insufficienti.
“Il messaggio è chiaro – concludono Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL Calabria –: non è più accettabile che il costo dell’organizzazione del lavoro venga scaricato interamente su lavoratrici e lavoratori. In Calabria, più che altrove, questo tema riguarda la tenuta sociale complessiva. Serve un’assunzione di responsabilità immediata da parte delle aziende”.
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