
Cinque mesi fa avevo lanciato un allarme sul caro gasolio e sulle conseguenze che l’aumento dei costi avrebbe potuto avere sul settore NCC e, più in generale, sul turismo calabrese. Oggi siamo ancora qui. E la sensazione è che, invece di aver risolto il problema, ci troviamo nuovamente a rincorrerlo.
Il petrolio è tornato a correre verso i 109 dollari al barile e il gasolio sulla rete stradale nazionale ha superato i 2,20 euro al litro. Per chi lavora ogni giorno sulla strada non è soltanto un dato economico da leggere sui giornali: è un costo concreto che entra direttamente nell’attività, nel prezzo dei servizi e nella possibilità di continuare a investire.
Lo dico da amministratore di RentCalabria, ma il problema riguarda molte più categorie. NCC, taxi, autotrasporto, agricoltura e imprese che devono spostare persone o merci: per tutti il carburante rappresenta una voce di costo difficile da comprimere. E alla fine una parte di questi aumenti arriva inevitabilmente anche alle famiglie e ai consumatori.
Il Governo è intervenuto con una riduzione temporanea delle accise sul gasolio, e questo va riconosciuto. Il problema è la natura di questi interventi. L’ultima proroga arriva fino al 17 settembre e ancora una volta imprese e famiglie si trovano a pochi giorni da una nuova scadenza, senza sapere cosa succederà dopo.
C’è poi un aspetto che secondo me va spiegato con chiarezza. Quando il prezzo del petrolio e del carburante aumenta, si interviene con un taglio delle accise. Ma nel frattempo il prezzo di partenza è già salito. Il taglio contiene l’aumento, ma non cancella quello che è già avvenuto. In pratica ci ritroviamo con uno sconto applicato su un prezzo sempre più alto. Se il prezzo continua a salire, alla proroga successiva rischiamo di ripartire da una base ancora maggiore.
È come rincorrere un problema che continua a spostarsi. Un intervento temporaneo può essere necessario in una fase di emergenza, ma non può diventare la soluzione permanente. Non possiamo abituarci all’idea che un litro di gasolio sopra i due euro sia semplicemente la nuova normalità.
C’è anche una domanda che riguarda direttamente il mondo delle imprese. Nei mesi scorsi si è parlato di proteste e richieste di intervento da parte delle categorie maggiormente colpite. Poi la pressione sembra essersi ridotta. Perché continuiamo a lamentarci tra colleghi, nei gruppi WhatsApp e sui social, ma quando arriva il momento di fare squadra diventa tutto più difficile? Se il problema è comune, anche la capacità di rappresentarlo dovrebbe esserlo.
Per un’impresa NCC la soluzione più semplice sarebbe aumentare le tariffe ogni volta che aumenta il carburante. Ma possiamo davvero trasferire ogni aumento sul cliente finale? Il cliente è il turista, il professionista, la famiglia, l’azienda che deve organizzare un trasferimento. Anche loro stanno affrontando un aumento generale dei costi e il mercato non può assorbire aumenti all’infinito.
Ed è qui che emerge una contraddizione che riguarda da vicino la Calabria. Parliamo continuamente di crescita del turismo, nuovi collegamenti, destagionalizzazione e competitività. Ma il turismo non è fatto soltanto di alberghi e voli. Un turista deve arrivare dall’aeroporto alla struttura, spostarsi tra le località, raggiungere porti, stazioni, borghi e attrazioni. Se ogni servizio deve diventare più caro per compensare l’aumento dei costi, rischiamo di rendere più costosa la destinazione Calabria proprio mentre cerchiamo di renderla più competitiva.
Questo non significa chiedere alle imprese di lavorare in perdita. Significa creare condizioni che permettano alle aziende di lavorare, investire, assumere e offrire servizi di qualità senza dover scaricare ogni emergenza sul cliente.
C’è infine una riflessione politica, che non vuole avere alcun colore. Per anni abbiamo sentito parlare delle accise sui carburanti come di un problema da ridurre o eliminare. Oggi siamo ancora qui a discutere di proroghe temporanee. Il Governo è intervenuto e questo va riconosciuto, ma una cosa è affrontare un’emergenza, un’altra è affrontare strutturalmente un problema che rischia di ripresentarsi ogni volta che il prezzo del petrolio sale.
Le campagne elettorali passano, gli slogan passano, i governi cambiano. Il conto alla pompa, invece, rimane. E mentre il dibattito politico si concentra su molti altri temi, il rischio è che i problemi quotidiani di famiglie e imprese rimangano ancora una volta sullo sfondo.
Cinque mesi fa avevo lanciato un allarme. Oggi quella preoccupazione è ancora più attuale. Serve un confronto serio tra Governo, istituzioni territoriali, associazioni di categoria e imprese, con numeri e proposte concrete. Non possiamo continuare a rincorrere il problema con proroghe di pochi giorni, ma non possiamo nemmeno pensare di risolverlo aumentando continuamente i prezzi dei servizi.
Alla fine la domanda è semplice: quanto ancora siamo disposti a sopportare prima di decidere che è arrivato il momento di affrontare il problema seriamente?
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