CarpeWine e il battesimo del vino: a Catanzaro la cultura del bere torna giovane (VIDEO)

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Da sinistra: Tomaino, Maletta, Scarfone e Furrer

Nella sede di Confartigianato la lezione pratica dei sommelier Maletta e Tomaino ai venti ragazzi che gestiranno i chioschi della festa patronale.

  02 luglio 2026 22:41

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il taglio netto della capsula, la spirale del cavatappi che affonda silenziosa nel sughero e quel piccolo, secco soffio liberatorio che accompagna l’estrazione. Negli spazi della Confartigianato, al centro commerciale “Le Aquile”, il silenzio di venti ragazzi è quasi sacro. Seguono ogni millimetro del movimento, i corpi protesi in avanti, gli sguardi accesi da una curiosità che sa di sfida. Non c’è l’austera rigidità di una cattedra accademica, ma la calda atmosfera di un laboratorio dove il vino smette di essere una semplice etichetta e diventa un racconto fatto di gesti, terra e responsabilità.

 

 

L’associazione culturale Carpe Diem mette sul tavolo un’idea coraggiosa: preparare una ventina di giovani catanzaresi alla prova del fuoco. Dal 14 al 16 luglio il Corso cittadino si vestirà a festa per San Vitaliano, e saranno proprio loro, dietro i chioschi di legno, a versare l’eccellenza enologica del territorio. Ma per farlo, occorre padroneggiare una liturgia precisa, un rispetto per l’ospite e per il produttore che non si improvvisa.

“L’apertura della bottiglia è un momento fondamentale, quasi un biglietto da visita” — spiega Ugo Maletta mentre corregge la postura di una ragazza alle prese con un ostico tappo di sughero — “così come versare il vino nel calice richiede una certa manualità, una sensibilità che valorizza il lavoro di anni racchiuso in una bottiglia”. Maletta accompagna i ragazzi passo dopo passo, mostrando come un percorso formativo strutturato — diviso nei canonici tre livelli tra teoria, tecnica ed evoluzione degli abbinamenti — trovi la sua sintesi proprio nella nobiltà di questi gesti quotidiani. Gli errori più comuni si correggono qui, ridendo ma con assoluta serietà, mentre i primi calici iniziano a colorarsi.

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Il testimone passa a Vincenzo Tomaino, sommelier che porta con sé il profumo antico delle vendemmie di una volta. “Mi sono avvicinato a questo mondo da ragazzo, quando in famiglia con mio nonno producevamo cento quintali di vino per casa” — racconta con un sorriso che accorcia subito le distanze con la platea — “e oggi vedere questi millennials e ragazzi della generazione Z così attenti è una vittoria”.

Tomaino affronta la questione con il realismo del cronista di lungo corso: in Italia solo il sei per cento dei giovanissimi beve vino. Il nemico invisibile sono i cocktail pesanti, i gin-tonic consumati in fretta. “Un superalcolico equivale a un’intera bottiglia di vino in termini di gradazione. Noi vogliamo riportarli alla terra, togliere al vino quell'aura di formalità irraggiungibile. Li portiamo a ballare tra i filari, a fare degustazioni in vigna, a sentire la terra impolverarsi sotto le scarpe mentre si cammina. Solo se sei sulla terra capisci la fatica e la bellezza di quello che c’è nel calice”.

La lezione si fa squisitamente pratica, quasi febbrile. Sotto gli occhi attenti dell’assessore alle attività economiche Giuliana Furrer, si simula l’assalto ai chioschi della festa patronale. C’è una regola aurea da imparare: la precisione. Da ogni bottiglia si devono ricavare esattamente sette calici da degustazione, non uno di più, non uno di meno. Non siamo in una trattoria, qui si offre cultura in piccoli sorsi guidati.

Mentre la serata volge al termine, i calici tintinnano in un brindisi d’augurio. C’è stanchezza, ma soprattutto l'orgoglio di chi ha capito che servire un vino significa farsi ambasciatori della propria terra. La tre giorni di San Vitaliano è alle porte, e questi ragazzi sono pronti. Ma la sensazione, uscendo in una sera d'estate che comincia a rinfrescare, è che questo viaggio di Carpe Diem sia soltanto alla prima, promettente stazione.


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