
La nuova inchiesta della Procura di Milano sugli accessi abusivi ai computer dei magistrati apre uno scenario delicatissimo per la sicurezza informatica degli uffici giudiziari italiani. Ma al centro della vicenda, più ancora del sistema Ecm installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia, c’è il nome del procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri, tra i magistrati che avrebbero subito intrusioni sospette nei propri strumenti di lavoro.
Secondo quanto reso noto dalla Procura milanese guidata da Marcello Viola, le perquisizioni domiciliari e informatiche sono state eseguite d’intesa con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo nell’ambito di un’indagine nata dopo una denuncia per presunti accessi abusivi ai pc in uso ai magistrati tramite il sistema Ecm, software installato sui dispositivi del Ministero della Giustizia. Gli accessi sospetti sarebbero risultati “concentrati nel distretto giudiziario di Torino”, dove opererebbe anche un tecnico ministeriale finito sotto indagine.
Il nome che emerge con maggiore forza è proprio quello del magistrato calabrese Bombardieri. Gli investigatori ipotizzano almeno due episodi di accesso abusivo che avrebbero riguardato il computer del procuratore torinese. Un dettaglio particolarmente significativo è che, secondo le ricostruzioni emerse, sarebbe stato lo stesso Bombardieri a segnalare le anomalie riscontrate sul proprio dispositivo, contribuendo così all’avvio degli approfondimenti investigativi.
Figura di primo piano della magistratura italiana, Bombardieri guida la Procura di Torino in una fase estremamente delicata, caratterizzata da importanti indagini sulla criminalità organizzata, sui circuiti economici opachi e sulle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. Proprio per questo, l’ipotesi che i suoi strumenti informatici possano essere stati oggetto di intrusioni abusive assume un peso enorme non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello istituzionale e della sicurezza nazionale.
L’inchiesta milanese punta ora a chiarire la natura reale degli accessi. Gli inquirenti mantengono grande cautela: allo stato attuale, infatti, non vi sarebbero elementi per sostenere l’esistenza di una vera e propria attività di spionaggio organizzato proveniente dall’interno del Ministero della Giustizia. Le attenzioni investigative si concentrano invece su tecnici informatici convenzionati che, grazie alle credenziali ottenute nell’ambito dei contratti di assistenza, avrebbero potuto effettuare “forzature” nei sistemi.
Oltre a Bombardieri, tra le persone offese compare anche il gip di Alessandria Aldo Tirone. Ma è soprattutto il coinvolgimento del procuratore di Torino ad aver acceso il dibattito pubblico, perché tocca uno dei magistrati più esposti sul fronte del contrasto alle mafie e alla criminalità economica.
La vicenda richiama inevitabilmente alla memoria alcuni dei più controversi scandali italiani legati agli accessi abusivi e ai dossier illegali, episodi che negli anni hanno mostrato quanto il controllo delle informazioni riservate possa trasformarsi in uno strumento di pressione e potere. Stavolta, però, il cuore dell’indagine riguarda direttamente la vulnerabilità digitale della magistratura.
Nelle prossime settimane saranno decisive le analisi sui dispositivi sequestrati durante le perquisizioni. Gli investigatori dovranno stabilire se gli accessi contestati siano stati semplici anomalie tecniche, utilizzi impropri delle credenziali di assistenza oppure vere intrusioni finalizzate a consultare dati sensibili delle indagini. Intanto, il caso Bombardieri rischia già di diventare uno dei dossier più delicati dell’anno giudiziario italiano.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797