
di STEFANIA PAPALEO
Anche per due dipendenti dei supermercati Paoletti, finiti nel tritacarne giudiziario per un presunto sistematico sfruttamento dei lavoratori, oggi è arrivato il dissequestro dei beni. Il Tribunale della Libertà ha annullato il decreto di perquisizione e sequestro di telefonini ed altri strumenti elettronici emesso lo scorso mese di gennaio nell'ambito di una nuova indagine scaturita dall’ipotesi investigativa secondo la quale il cosiddetto “Sistema Paoletti” fosse attivo attraverso alcuni dipendenti.
Nello specifico, la Procura ha ricostruito più episodi che avrebbero visto il Paoletti interfacciarsi con un suo dipendente che, a sua volta, avrebbe veicolato ad altri colleghi le direttive che il primo avrebbe impartito con conseguente violazione di prescrizioni normative nell’ambito del controllo giudiziario delle società. Da qui l’iscrizione di un procedimento a carico anche dei due dipendenti con emissione del contestuale decreto di perquisizione e sequestro di telefonini e materiale informatico anullato oggi in accoglimento della richiesta di riesame avanzata dai difensori degli indagati, gli avvocati Cristiano Nuzzi e Massimo Mosca, con ordine di immediata restituzione immediata ai due dipendenti di tutto quanto in precedenza sottoposto a sequestro.
Decisione che segue quella di stamattina a favore dell'imprenditore Paolo Paoletti, ritenuto dalla Procura il deus ex machina di una presunta associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, alle estorsioni e ai reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ai danni dei lavoratori di cinque supermercati traslocati tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale, in provincia di Catanzaro. Accusa per la quale è stato giò condannato a 7 anni, 9 mesi, 10 giorni e 4.733 di multa (LEGGI QUI LA SENTENZA DEL GUP)
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