
"Premetto che non avrei voluto intervenire pubblicamente sulla vicenda che sta interessando il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. Tuttavia, il susseguirsi di dichiarazioni, prese di posizione e giudizi sommari, provenienti tanto da esponenti politici quanto da rappresentanti delle istituzioni, mi spinge a esprimere una riflessione nella mia qualità di presidente dell'associazione culturale La Tazzina della Legalità". Così in una nota Sergio Gaglianese.
"Sono rimasto sgomento e profondamente colpito da quanto sta accadendo. Flavio Stasi, per il percorso amministrativo e le battaglie che ha condotto, rappresenta ai miei occhi una figura di amministratore che ha fatto della trasparenza, della legalità e del contrasto alla 'ndrangheta elementi qualificanti del proprio impegno pubblico.
Proprio per questo, ritengo che la vicenda meriti rispetto, attenzione e soprattutto prudenza. La politica, tutta, senza distinzione tra maggioranza e opposizione, dovrebbe fare un passo indietro. È francamente inaccettabile assistere a fiumi di dichiarazioni, sentenze preventive e prese di posizione da bar, formulate senza conoscere gli atti, le contestazioni e i dettagli dell'indagine. Ancora più grave quando simili atteggiamenti provengono da chi ricopre incarichi istituzionali e dovrebbe avere, più di altri, il dovere della misura e della responsabilità.
Da una parte, ritengo doveroso riconoscere che un magistrato come il procuratore Salvatore Curcio, prima di sottoscrivere una richiesta di misura cautelare nei confronti di un sindaco, peraltro di una realtà così importante, avrà certamente svolto, insieme al proprio ufficio, le necessarie valutazioni con la massima attenzione. Allo stesso modo, il Gip avrà esaminato gli elementi sottoposti alla sua valutazione.
Dall'altra, non possiamo dimenticare che anche la storia giudiziaria italiana, e calabrese in particolare, conosce vicende nelle quali si sono verificati errori giudiziari che hanno segnato profondamente la vita delle persone. Penso, tra gli altri, ai casi Callipo e Parrilla.
È proprio questa consapevolezza che dovrebbe suggerirci di non trasformarci in giudici, né di assolvere né di condannare qualcuno sulla base delle nostre convinzioni, delle appartenenze politiche o delle simpatie personali.
In questo momento dovremmo tutti avere il buon senso di tacere. Non per indifferenza, non per timore e nemmeno per mancanza di opinioni, ma per rispetto della Procura, del Gip e, soprattutto, della persona di Flavio Stasi, alla quale va riconosciuto il diritto di difendersi e di chiarire la propria posizione.
Attendiamo l'interrogatorio di garanzia e lasciamo che siano gli atti, le verifiche e il confronto nelle sedi giudiziarie a fare emergere la verità.
Personalmente, auspico e credo che Flavio Stasi possa chiarire ogni aspetto della vicenda e dimostrare la propria estraneità alle contestazioni, qualora ne ricorrano i presupposti.
La Tazzina della Legalità non distribuisce patenti di innocenza e non emette sentenze di colpevolezza. Difende un principio: la legalità non è una bandiera da sventolare quando conviene e da ripiegare quando riguarda qualcuno vicino o lontano dalle nostre posizioni.
La presunzione di innocenza non è un favore, è un diritto. Il rispetto delle istituzioni non è una dichiarazione di circostanza, è un dovere.
E il silenzio, qualche volta, è la forma più alta di rispetto della giustizia".
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