Catanzaro 2027, Murica: "Il paradosso di una politica senza guide e l'inevitabile deriva civica"

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  30 ottobre 2026 15:34

di PINO MURICA*

La recente e concitata seduta del Consiglio comunale di Catanzaro squarcia definitivamente il velo su una realtà politica locale ormai cristallizzata: la corsa verso le elezioni comunali del 2027 è iniziata nel peggiore dei modi, ovvero sotto il segno del "tutti contro tutti" e della frammentazione identitaria. L’assise cittadina, rimasta immobile per due mesi e mezzo, si è trasformata nell'arena di un regolamento di conti interno agli schieramenti, offrendo alla città uno spettacolo di profonda debolezza istituzionale e di vuoto propositivo.
Dall'analisi lucida e impietosa dei fatti emerge un quadro di incertezza bilaterale che investe sia il centrosinistra che il centrodestra, mettendo a nudo l'inadeguatezza delle attuali regie politiche nel governare processi complessi.

Il centrosinistra e il bilancio fallimentare di Fiorita

Nel campo del centrosinistra, l'affondo dell'ex capogruppo del PD Fabio Celia contro il sindaco Nicola Fiorita rappresenta un punto di non ritorno. Accusare il primo cittadino di "mancanza di coraggio" non è una semplice critica amministrativa, ma una formale sfiducia politica che arriva da chi ha guidato il partito perno della coalizione.

L’ammissione finale dello stesso Fiorita, che ha riconosciuto l'incapacità di trasformare l’aula in un luogo di reale proposta e condivisione dopo quattro anni di mandato, suona come un parziale bilancio fallimentare. Il centrosinistra si presenta al traguardo logorato dalle scissioni interne (come il passaggio di Celia al Gruppo Misto) e incapace di difendere una leadership autorevole.

Il centrodestra e i limiti della regia forzista

Sull’altro fronte, la situazione non è meno critica. Forza Italia si scopre divisa e ostaggio dei propri tatticismi. Come evidenziato anche dal dibattito politico cittadino, emerge con forza il nodo della leadership all'interno degli azzurri: la gestione del segretario provinciale affronta oggi i limiti strutturali di una "regia" che fatica a trovare una sintesi autentica, schiacciata tra l'allineamento ai vertici regionali e le resistenze delle realtà locali.

In un contesto storicamente segnato da ruggini e personalismi come quello catanzarese, l'esperienza e l'autonomia decisionale sono requisiti fondamentali. I tentativi di canalizzare o marginalizzare figure strutturate e polarizzanti come Antonello Talerico e Sergio Costanzo sono svaniti di fronte alla realtà dell'aula.
Le dichiarazioni di Talerico, che prefigura fino a cinque candidati a sindaco e invoca le primarie come extrema ratio, unite alla minaccia di una corsa autonoma da parte di Costanzo, certificano l’assoluta incapacità del centrodestra di imporre un'agenda unitaria.

Lo spettro del civismo e il vuoto dei partiti

In questo scenario di totale frammentazione, lo strumento delle primarie – invocato trasversalmente sia da Talerico nel centrodestra sia da Celia nel centrosinistra – perde la sua natura di istituto di partecipazione democratica per diventare una semplice arma di pressione interna contro i diktat dei vertici di partito.

La conseguenza inevitabile di questo stallo politico appare già tracciata: l'implosione dei partiti tradizionali aprirà la strada alla formula del "candidato civico transpartitico". Una soluzione che, se da un lato rappresenta l'unica via d'uscita per evitare il collasso delle coalizioni, dall'altro costituisce una formula intrinsecamente debole, destinata a produrre future amministrazioni instabili e prive di una reale tenuta politica.
Catanzaro si avvicina alla scadenza elettorale vivendo un profondo paradosso: una città che reclama disperatamente una guida e una visione strategica per il proprio futuro, governata da attori politici che non riescono a trovare legittimazione e riconoscimento nemmeno all'interno dei propri recinti identitari.

*già Consigliere Comunale di Catanzaro

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