Catanzaro, al "48" la mostra “Noumeno”: la pittura incompiuta di Antonio Iannizzi

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images Catanzaro, al "48" la mostra “Noumeno”: la pittura incompiuta di Antonio Iannizzi


  07 ottobre 2026 13:13

di IACOPO PARISI

Il “non finito” come parte dell’opera, non come sua mancanza. È da questa idea che prende forma “Noumeno”, la mostra di Antonio Iannizzi inaugurata ieri negli spazi del "48" a Catanzaro. Un percorso che porta in primo piano il processo creativo, fermando i dipinti in una fase intermedia della loro realizzazione e trasformando proprio questa sospensione in uno degli elementi centrali dell’esposizione. A fare da cornice, gli ambienti del "48" in Via XX Settembre, particolarmente adatti alla dimensione raccolta e riflessiva dei lavori esposti.

A presentare il lavoro dell’artista è stato Marco Calabrese, che ha insistito soprattutto sulla natura profondamente artigianale e tecnica della pittura di Jannizzi. Una pittura che richiede tempo, pazienza e una costruzione per strati, lontana dall’immediatezza. "Voleva essere una pittura non immediata, ma raccontare esattamente il ritratto", ha spiegato Calabrese, soffermandosi sulla cura minuziosa necessaria per arrivare a determinati risultati: dalle diverse velature fino ai dettagli più piccoli, realizzati con pennelli sottilissimi. Un approccio che guarda apertamente alla tradizione e alla tecnica classica della pittura a olio, senza però fermarsi alla semplice riproduzione del passato. Jannizzi fa suo quel linguaggio per trasferirlo su soggetti e situazioni contemporanee. È proprio in questo incontro tra tecnica antica e immagini del presente che si costruisce una parte importante della sua ricerca.

Ma il cuore della mostra è soprattutto il concetto di “non finito”. Le opere esposte si presentano agli occhi dello spettatore come lavori compiuti, capaci già di restituire forme, atmosfere e dettagli, mentre per l’artista rappresentano soltanto una fase intermedia del processo. È qui che Calabrese ha richiamato il concetto kantiano di noumeno: l’idea dell’opera così come esiste nella mente dell’autore resta inaccessibile a chi osserva, che può confrontarsi soltanto con ciò che concretamente gli viene mostrato. "Tutti i quadri che vedete sono opere non completate", ha sottolineato Calabrese. "Noi li vediamo finiti, ma la loro realtà noumenica non la conosceremo mai. Conosciamo soltanto il fenomeno, quello che abbiamo davanti, e per noi è già bello così".

Lo stesso Jannizzi ha spiegato come questa condizione di incompiutezza sia stata una scelta precisa anche nell’allestimento della mostra. "Questo concetto del non finito fa parte proprio della mostra. Abbiamo voluto immortalare una fase della realizzazione del lavoro in cui le opere non sono totalmente finite", ha raccontato. "È come mettere a nudo la fase creativa di un’opera d’arte, senza mostrare il lavoro completo ma soltanto quella fase intermedia tra l’inizio e la conclusione". Una caratteristica che appartiene anche al suo modo di lavorare: "È un po’ la mia caratteristica, quella di non finire totalmente i lavori". L’interruzione, quindi, non diventa necessariamente una mancanza, ma parte stessa dell’opera e lascia aperto uno spazio di interpretazione per chi la osserva.

Altro elemento ricorrente nella produzione di Jannizzi è il rapporto netto tra luce e ombra. "È qualcosa che ha sempre fatto parte dei miei lavori", ha spiegato l’artista. "Cerco una luce a cui aggrapparmi rispetto alle tenebre, alle ombre". Un contrasto che assume anche una dimensione personale, perché, come racconta, rispecchia il suo modo di vivere e percepire la realtà, attraverso passaggi spesso radicali tra luce e buio, bianco e nero. Questa dualità attraversa molte delle opere presenti al "48". In uno dei lavori, ad esempio, una figura femminile tende il braccio verso una fonte luminosa all’interno di una nave, circondata da tubi e strutture che diventano quasi la rappresentazione visiva di una confusione mentale. Anche in questo caso la luce entra nel quadro come elemento di orientamento, contrapponendosi a uno spazio più oscuro e complesso.

A chi osserva, però, Jannizzi non impone una lettura unica. "Ogni persona ha un proprio modo di vedere l’opera d’arte", ha spiegato. "Io realizzo le opere, poi ognuno ha una propria chiave di lettura". È forse proprio qui che il “non finito” trova la sua forza maggiore: nel lasciare aperto qualcosa che non appartiene più soltanto all’artista, ma anche allo sguardo di chi si trova davanti al quadro.

“Noumeno” resterà aperta e fruibile negli spazi del 48 fino all’8 novembre.