
di GAETANO MARCO GIAIMO
Una versione reinterpretata di un grande classico della commedia napoletana è pronta a sbarcare al Teatro Politeama di Catanzaro: il prossimo 5 febbraio, alle 21, la stagione teatrale 2025/2026, guidata dalla Sovrintendente e Direttore Artistico Antonietta Santacroce, proseguirà con "Il medico dei pazzi". La celebre farsa di Eduardo Scarpetta è stata riadattata, in occasione del centenario della sua morte, dal regista Leo Muscato: scritta originariamente nel 1908, la nuova versione è spostata di una settantina d'anni, facendo coincidere la storia al periodo immediatamente successivo alla Legge Basaglia (1978).
La riforma fu accolta come una rivoluzione civile ma all'epoca generò paure, disorientamento e diffidenza, soprattutto tra la gente comune. Il protagonista, Felice Sciosciammocca, si ritroverà catapultato in una Napoli in subbiglio e abitata da personaggi bislacchi e peculiari. A interpretare Felice è Gianfelice Imparato, erede naturale di tradizione-innovazione del teatro classico napoletano che ha lavorato tanto con Luca De Filippo, ma anche con Carlo Cecchi e Mario Martone, due esponenti della ricerca teatrale degli anni passati. Con lui abbiamo discusso l'importanza del portare avanti la tradizione teatrale partenopea riadattandola ai tempi che corrono.
L'INTERVISTA
Gianfelice Imparato, come si è trovato nei panni di Felice Sciosciammocca? Quali sono stati i passaggi più interessanti da affrontare nell'interpretare questo personaggio?
È una maschera che conosco da parecchio tempo, essendo un personaggio di repertorio, anche se non l'avevo mai interpretata. Ho affrontato il ruolo con molto piacere, avevo già lavorato sui testi di Scarpetta con il compianto Carlo Cecchi, anche con la compagnia di Luca De Filippo, ma è la prima volta che affronto questo testo. La novità introdotta da Muscato è aver spostato l'epoca negli anni a ridosso dell'entrata in vigore della Legge Basaglia, elemento che oltre a togliere un po' di polvere accumulatasi su questo testo rende più plausibile che lo zio Sciosciammocca cada nell'inganno del nipote, senza togliere nulla alla potenza comica del testo. Siamo molto contenti: siamo stati a Napoli, Roma, Milano, riscuotendo successo a tutte le latitudini.
"Il medico dei pazzi" è in giro ormai da novembre, questa è una delle ultime date per la stagione 2025/2026. Cosa si porterà dietro di questa esperienza? Com'è stato lavorare col regista Muscato e questo cast?
Mi porterò dietro - anche per l'anno prossimo visto che lo riproporremo - una bella esperienza con Leo Muscato, con cui avevo già lavorato. La compagnia è molto affiatata, è stato molto bello lavorarci: il pubblico nota quando si creano legami e ci sono valori condivisi tra gli interpreti.
Lei ha vissuto la Napoli narrata in questo riadattamento: ci racconti un po' quali sono i suoi ricordi e cosa effettivamente rivede nel testo.
Rivedo tutte le abitudini di quegli anni, i gusti, i modi, i costumi e quant'altro. La Napoli dei primi anni '80 emerge completamente.
La tradizione della commedia napoletana è ancora forte nei teatri italiani. Come si attualizzano i racconti del passato e come si fa a darli in pasto alle nuove generazioni? C'è effettivamente un ricambio generazionale a teatro?
Il ricambio c'è, i giovani apprendono dai più anziani i meccanismi del mestiere. Il teatro è sempre lo stesso, da Shakespeare a Scarpetta, da Moliere a Pirandello, fino ad Eduardo: il meccanismo è quello, bisogna solo metterlo in pratica. Per la commedia, ogni testo che ha una sua forza riesce anche a distanza di molti anni ad essere contemporaneo e ad affrontare temi ancora dibattuti, vivi, come in questo caso il confine sottile tra sanità e follia. Come si distingue un sano dal matto? Una persona un po' eccentrica può essere immaginata come pazza o una persona tranquilla può nascondere lati di psicopatia, quindi il tema rimane attuale.
Ha già avuto modo di recitare al Teatro Politeama? Conosce il pubblico di Catanzaro e quello calabrese più in generale? Cosa si aspetta da questa tappa?
Mi aspetto una grande partecipazione del pubblico per questa commedia che riesce a coinvolgere gli spettatori di tutte le latitudini. Sono stato tante volte in Calabria, tra Catanzaro, Cosenza, Reggio, ci vengo anche spesso in vacanza perché ha un mare stupendo.
È ormai alla soglia dei 50 anni di carriera: com'è nata la passione per la recitazione? Qual è l'esperienza a cui guarda con più affetto e c'è qualcosa che avrebbe cambiato?
Cambiato forse nulla. Io studiavo Giurisprudenza e fui folgorato dall'idea che il teatro potesse essere la mia strada: ne ero affascinato, così mi presentai a un regista napoletano che stava allestendo una commedia, feci un provino e mi presero. Si trattava di una parte con poche battute ma da quel momento non mi sono più fermato. Non voglio nominare nessuna esperienza in particoalre perché ci sono tantissime che si affollano alla mente.
Ha un messaggio per un giovane attore che vuole dedicarsi a questa carriera? E per gli appassionati di teatro?
I teatri sono meno pieni di una volta, nelle grandi città si facevano cinque settimane, oggi se ne fanno due o tre, a Genova si facevano due settimane e ora si fanno quattro giorni, il pubblico che va a teatro è diminuito. Quella che soffre di più adesso è la settima arte, il cinema: con l'avvento di tutte le piattaforme e dei mezzi di distribuzione le sale cinematografiche sono in grande affanno. Il teatro resiste con la diminuizione sensibile di pubblico. A un giovane attore consiglierei una buona scuola: in Italia sono molte le scuole di teatro ma poche hanno davvero valore. L'altra soluzione è armarsi di santa pazienza, entrare in una compagnia e cominciare con ruoli da poche battute. Questo però contrasta con l'abitudine dei giovani oggi di voler tutto e subito. L'idea di fare una gavetta lunga anni e anni prima di approdare a qualche risultato non è nelle loro corde, perché vedono questa sub-cultura imperante che ha fatto credere che tutti possano fare tutto e si raggiunge il successo da un momento all'altro. Se non si contrasta questo atteggiamento e non si comprende che il teatro è come un qualunque altro mestiere che si deve imparare, mettendoci tempo e dedizione, non si andrà da nessuna parte.
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