
di GAETANO MARCO GIAIMO
Il sabato sera del Teatro Politeama "Mario Foglietti" di Catanzaro è stato caratterizzato da diversi momenti di critica politica e sociale grazie ad Ascanio Celestini. Il celebre attore, scrittore e drammaturgo ha infatti portato in scena il suo "Poveri Cristi": i presenti sono stati trascinati dall'indagine umana di Celestini, che è stata messa in scena per restituire la voce a chi resta, solitamente, ai margini, quelle persone comuni, spesso invisibili, che abitano le periferie esistenziali e reali del nostro tempo, lottando con le difficoltà quotidiane.

Lo spettacolo è unico nel suo genere, non solo perché questa è la sola tappa di "Poveri Cristi" nel sud Italia, ma anche perché, ogni sera, la rappresentazione si trasforma e si ricompone, lasciando grande spazio all'improvvisazione, poiché è l'interprete a scegliere, di volta in volta, quale storia raccontare, partendo da quelle scritte nel suo libro omonimo e pubblicato per Einaudi. Celestini dialoga con la fisarmonica del musicista Gianluca Casadei, che lo accompagna sul palco, portando la platea con sé in questo viaggio attraverso delle vite comuni ma, a loro modo, straordinarie e degne di essere narrate.
Dopo una breve introduzione, la prima storia raccontata da Celestini riguarda una prostituta romana che, dopo diverse peripezie, si lancia in un intenso filosofeggiare sulla guerra, sui "soldi che non esistono perché se li spendi non sono più tuoi e se non li spendi è come non averli" e sulla cultura che "non è sapere le cose, ma saperle fare". La narrazione si conclude con una preghiera affinché "Dio si ricordi, almeno un giorno all'anno, di essere il Dio dei poveri e di liberarci dal male". "Noi pensiamo sempre di raccontare le persone e i personaggi, ma essi non esistono se non fanno qualcosa entrando in relazione tra di loro", ha chiosato Celestini per unire il racconto a quello successivo.

Il protagonista del secondo brano infatti è Joseph, un africano che impara il mestiere di seppellitore e diviene celebre per "cantare ai morti". Il suo ardente desiderio di arrivare in Italia lo porta a essere costretto a diventare scafista di un'imbarcazione clandestina che, però, naufraga, creando una catastrofe umanitaria. Viene poi mandato in carcere e, tra assalti di "squadracce" e condizioni disumane, una volta scontata la sua pena trova lavoro ma viene licenziato per un errore. Finisce così per diventare un barbone fuori da un supermercato, cercando di mantenere la sua dignità e arrivando a un faccia a faccia con un compagno che credeva annegato: "Bisogna ricordare il nome dei morti per seppellirli nel cuore dei vivi", è il messaggio che chiude la narrazione.
Celestini ha continuato a dialogare col pubblico, prima di leggere un breve racconto intitolato "La mia generazione": "La nostra utopia è che non siamo tutti uguali davanti alla legge ma speriamo di esserlo davanti alla vita", conclude l'attore, che dopo aver fatto riflettere e interrogare i presenti su come anche "comprare un libro in libreria o andare a teatro sia una scelta politica", ha salutato la platea all'urlo di "Palestina libera".
La capacità di Celestini di dare il giusto ritmo alla narrazione e il connubio tra musica e parole hanno reso l'esperienza particolarmente piacevole: la sua bravura nell'improvvisare e nel raccontare saltando tra vari registri, sempre con un pizzico di ironia, ha fatto sì che lo spettacolo fosse fluido e sempre interessante per chi ne ha fruito, pur trattando argomenti non leggeri e che devono, per forza, portare a una riflessione sociale e politica. L'attore spesso non ha badato a mezzi termini, dando nome e cognome a quanti erano oggetto della sua critica. Questo è stato il penultimo appuntamento della stagione del Politeama, diretta artisticamente dalla Sovrintendente Antonietta Santacroce: venerdì 10 aprile, infatti, il Teatro alzerà il suo sipario per "La donna è mobile", nuovo e coinvolgente spettacolo della bravissima Simona Molinari dedicato alle sfaccettature della figura femminile.
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