
di CARLO MIGNOLLI
La stagione artistica del Teatro Politeama di Catanzaro prosegue con uno degli appuntamenti più attesi del cartellone diretto dalla Sovrintendente Antonietta Santacroce. Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 21:00, il pubblico assisterà allo spettacolo “Si ride a crepafavole”, una serata pensata per tutte le età che unisce grande musica sinfonica e comicità intelligente.
Protagonista sul palco sarà Francesco Paolantoni, voce narrante di una versione originale e sorprendente di Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev, accompagnato dall’Orchestra Saverio Mercadante. A dirigere l’ensemble sarà il maestro Rocco Debernardis, figura di riferimento della scena musicale nazionale e anima artistica del progetto.
Lo spettacolo prende avvio proprio dalla celebre fiaba musicale, rispettandone la forza evocativa ma arricchendola di una narrazione ironica e personale, capace di dialogare con il pubblico contemporaneo. La musica diventa così il filo conduttore di un racconto che diverte, emoziona e avvicina grandi e piccoli al linguaggio orchestrale.
Nella seconda parte della serata, Paolantoni conduce gli spettatori in un esilarante viaggio tra favole dissacrate e personaggi lontani dai canoni tradizionali: da Cappuccetto Rosso a Biancaneve, dai Sette Nani ai Tre Porcellini, tutto viene riletto con sarcasmo e intelligenza, in un crescendo di ritmo e risate.
In questa intervista, il maestro Rocco Debernardis racconta la genesi dello spettacolo, il dialogo tra musica e teatro e il valore di un progetto che porta sul palco del Politeama un’esperienza artistica completa, capace di coniugare qualità musicale e intrattenimento, nel segno della leggerezza.
L’INTERVISTA
Maestro, Si ride a crepafavole arriva al Teatro Politeama di Catanzaro. Che tipo di serata dobbiamo aspettarci? Qual è l’anima di questo spettacolo?
«Vi dovete aspettare una serata decisamente divertente. È uno di quei rari incontri tra il cabaret - perché quello che fa Francesco Paolantoni è cabaret puro - e la musica. Racconta favole, ma lo fa in modo del tutto personale».
Quando nasce questo progetto e come si è sviluppato nel tempo?
«Sono partito anni fa, quando abbiamo deciso di costruire questo progetto insieme a Francesco. Sentendolo raccontare le favole classiche, ovviamente in una versione dissacrante e comica, ma sempre senza mai essere volgari. Conservando sempre una grande pulizia dal punto di vista del linguaggio».
E da lì avete scelto di inserire Pierino e il lupo?
«Esatto. Abbiamo deciso di mettere insieme la favola per eccellenza, Pierino e il lupo, raccontata in una versione ironica, attraverso il linguaggio napoletano, con quello stile classico partenopeo: ironico, divertente, ma mai sboccato. Del resto non è neanche lo stile di Francesco».
La comicità di Paolantoni si intreccia con la musica sinfonica. Quanto è stato stimolante trovare un equilibrio tra parola, orchestra e ironia?
«Lo è sempre, ogni volta che lo replichiamo. Io mi diverto da morire. È stato interessante mettere insieme i tempi di un attore comico, che inevitabilmente tende a “strabordare” rispetto al testo originale di Prokof’ev. L’orchestra, in questo spettacolo, diventa la favola stessa: è come se fosse al servizio della lingua napoletana e di quella comicità, che è anche una comicità molto intelligente».
Il pubblico assisterà quindi a favole dissacrate. Quanto è importante oggi usare l’ironia per rileggere i grandi racconti della tradizione?
«È importantissimo, perché viviamo un periodo storico in cui il messaggio culturale del concerto classico è un po’ in sofferenza. Prokof’ev è uno dei grandi compositori della musica classica e Pierino e il lupo è un capolavoro del repertorio sinfonico. La lettura ironica è un modo per portare la gente a teatro e, allo stesso tempo, farle scoprire il suono di un’orchestra, la bravura dei solisti e la complessità di un’opera che, dal punto di vista esecutivo, è tutt’altro che semplice».
Dal punto di vista della direzione, quanto cambia il tuo lavoro nei tempi rispetto a un concerto sinfonico tradizionale?
«Il riferimento storico è quello di Claudio Abbado con Roberto Benigni. Nel mio piccolissimo cerco di fare qualcosa di simile: tenere insieme il rispetto assoluto della partitura di Prokof’ev e i tempi comici di Francesco. La sua bravura sta proprio lì: sembra quasi che la musica sia stata scritta apposta per lui».
Parliamo dell’Orchestra Saverio Mercadante. Come descriveresti il percorso fatto insieme fino a oggi?
«La nostra vocazione è il teatro. Non siamo un’orchestra che vive solo nella sala da concerto: cerchiamo il dialogo con la recitazione, lavoriamo molto con gli attori. La voce, per noi, è musica scritta, arrangiata appositamente per ogni progetto. Questa è la nostra identità, anche se negli ultimi anni abbiamo affrontato esperienze importanti anche in ambito sinfonico e pop».
Avete collaborato a lungo con Fiorella Mannoia. Cosa vi ha lasciato questa esperienza?
«Fiorella Mannoia è un’artista internazionale, con un’esperienza e una qualità enormi. Per noi è stato un salto pazzesco, una crescita enorme, per me in primis. Ha vissuto a stretto contatto con giganti come De André e Fossati, e porta sul palco tutto questo patrimonio artistico. È un privilegio assoluto lavorare con lei».
Per concludere, che rapporto hai con la Calabria e con il pubblico calabrese?
«Siamo felicissimi di arrivare in Calabria con questo spettacolo: è la prima volta che lo portiamo qui con Francesco. Con la Sovrintendente del Politeama Santacroce abbiamo già collaborato altre volte e ci siamo sempre trovati benissimo. Il pubblico è fantastico, caloroso. Dovremmo venirci più spesso».
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