Catanzaro, con SMEET il cinema oltre la cartolina

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Da sinistra: Gianpaolo Calabrese, Anton Giulio Grande, Mauro Lamanna e Alessandro Grande

  24 ottobre 2026 16:02

di VITTORIO PIO

Scrittura, maestranze e capacità produttiva al centro del confronto di SMEET con Gianpaolo Calabrese e Anton Giulio Grande. Da U.S. Palmese a Il bene comune, il territorio diventa materia creativa e occasione di promozione.

La Calabria non basta mostrarla, bisogna saperla mettere in scena. È una questione di scrittura, competenze e capacità produttiva quella emersa al Complesso monumentale San Giovanni di Catanzaro, nell'incontro con Gianpaolo Calabrese, direttore della Calabria Film Commission, e Anton Giulio Grande, presidente della Fondazione, nell'ambito di SMEET, il Meeting del Cinema nel Sud Mediterraneo.

Il punto di partenza è la qualità dei progetti. Scrittura e drammaturgia costituiscono il fondamento della selezione, attraverso criteri rigorosi che privilegiano profondità, solidità narrativa e originalità. Il sostegno pubblico non può esaurirsi nell'erogazione di risorse: deve contribuire a individuare storie capaci di diventare opere compiute, artisticamente riconoscibili e produttivamente sostenibili.

Nel confronto vengono richiamate Puglia e Trentino come esperienze virtuose. Il tema è la costruzione di condizioni favorevoli allo sviluppo dell'audiovisivo, dalla capacità di attrarre produzioni alla disponibilità di professionalità qualificate. Anche le maestranze calabresi hanno raggiunto livelli sempre più elevati, offrendo una base concreta per consolidare il settore e ampliare le opportunità di lavoro. La sfida è dare continuità a questa crescita, affinché le competenze maturate non restino legate alla presenza temporanea delle troupe.

La scrittura creativa ha bisogno di una forza produttiva capace di sostenerla. U.S. Palmese dei Manetti Bros. rappresenta un esempio significativo: una comunità e il suo immaginario popolare diventano il centro di una storia cinematografica che supera i confini locali. Il territorio non è un semplice fondale, ma parte integrante del racconto, con le sue dinamiche sociali e la propria identità.

Un'altra prospettiva emerge con Il bene comune di Rocco Papaleo, richiamato in relazione al Bando Sviluppo. Il pino loricato del Pollino, con la sua unicità naturalistica, diventa un elemento distintivo che il cinema può portare all'attenzione di pubblici lontani. Il patrimonio ambientale acquista così una nuova possibilità di circolazione: non attraverso una descrizione didascalica, ma entrando nella trama e nell'immaginario dell'opera.

È qui che il discorso si collega alla promozione turistica, obiettivo indicato da Grande per la Calabria Film Commission. Le produzioni audiovisive possono contribuire ad attrarre visitatori e a far conoscere luoghi meno presenti nei circuiti tradizionali, raggiungendo spettatori che diventano potenziali viaggiatori. La visibilità acquista valore quando nasce da un'opera capace di lasciare il segno, anziché dalla semplice esposizione paesaggistica.

Il dialogo fra autori, produttori, istituzioni e distributori assume perciò un ruolo decisivo. È attraverso l'incontro fra competenze e prospettive differenti che un progetto può trovare le risorse per svilupparsi, arrivare sullo schermo e raggiungere il proprio pubblico. La dimensione mediterranea di SMEET si inserisce in questo orizzonte, creando occasioni di confronto e possibili collaborazioni.

Il cinema è chiamato a tenere insieme cultura e industria, identità territoriale e apertura al pubblico, ambizione artistica e ricadute economiche. Per la Calabria, la sfida è fare in modo che la bellezza dei luoghi non resti una promessa promozionale, ma diventi materia di storie capaci di viaggiare. È nella qualità delle opere, nella crescita delle professionalità e nella continuità degli investimenti che la promozione può trasformarsi in una risorsa concreta per il territorio.