
Sei anni di reclusione per associazione con finalità di terrorismo internazionale. È la condanna inflitta dal Gup del Tribunale di Catanzaro, Roberta Cafiero, nei confronti del tunisino Halmi Ben Mahmoud Mselmi, 28 anni, residente a Cosenza, accusato di aver aderito all’organizzazione terroristica Isis e di aver svolto attività di propaganda, indottrinamento e addestramento legate alla jihad.
La sentenza è stata pronunciata il 14 maggio 2026 al termine del rito abbreviato richiesto dalla difesa. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a otto anni di carcere, pena poi accolta dal giudice.
Secondo quanto ricostruito dalla Digos di Catanzaro, l’imputato avrebbe fatto parte di una cellula terroristica di matrice salafita-jihadista collegata all’Isis, mantenendo contatti con altri cittadini tunisini tra Italia, Germania e Tunisia. Gli investigatori sostengono che Mselmi svolgesse attività di proselitismo religioso radicale, diffondendo materiale propagandistico e incitando alla “guerra santa” contro gli “infedeli”.
Nel provvedimento vengono richiamate numerose conversazioni intercettate e contenuti trovati nei dispositivi elettronici dell’uomo: video di attentati terroristici rivendicati dall’Isis, immagini di decapitazioni, manuali per la fabbricazione di ordigni e documenti intitolati “Come uccidere” e “Programma per l’industria del terrorismo”.
Tra gli elementi valorizzati dall’accusa anche presunte attività di indottrinamento nei confronti di altri soggetti, ai quali Mselmi avrebbe spiegato il significato del martirio e della jihad, sostenendo la necessità di combattere gli apostati e gli occidentali. In alcune intercettazioni riportate nella sentenza, l’uomo manifesta odio verso i non musulmani e disponibilità a “vendicarsi” degli infedeli.
Gli inquirenti hanno inoltre documentato l’uso di Telegram e Messenger per comunicazioni ritenute riservate e finalizzate a eludere eventuali controlli investigativi. Secondo il giudice, la struttura terroristica contestata operava come una “rete” transnazionale capace di mantenere collegamenti anche sporadici ma funzionali alla propaganda e al reclutamento jihadista.
La sentenza ricostruisce anche il passato dell’imputato in Tunisia. Mselmi era arrivato irregolarmente in Italia nel 2022 e, durante la richiesta di asilo, avrebbe riferito di essere già stato coinvolto nel proprio Paese in procedimenti legati al terrorismo, dopo il ritrovamento di materiale di propaganda dello Stato Islamico.
Per il Gup, il quadro investigativo dimostra la partecipazione attiva dell’imputato all’associazione terroristica, non limitata alla propaganda ideologica ma estesa anche all’addestramento, al reclutamento e al sostegno logistico di altri soggetti ritenuti vicini all’estremismo islamico
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