
Tengono le pene anche per una violenta rapina ai danni di un coetaneo
09 ottobre 2026 17:58di STEFANIA PAPALEO
Il dj suona, le luci si incrociano freneticamente a ritmo di musica, i ragazzi ballano e invadono entusiasti la pista della discoteca. Ma è bastato un volteggio con una sua amica incrociata per caso, a far finire un giovane catanzarese in un vortice di violenza e sangue. Pochi minuti e una nota discoteca di Soverato si trasforma nella scena di un crimine, di un pestaggio che avrebbe visto in azione un branco di giovani accecati dall'odio. Dentro e fuori le mura del locale, davanti agli occhi esterefatti di testimoni impotenti che, tuttavia, hanno poi contribuito alle indagini sfociate nell'arresto di 4 persone e l'incriminazione di un quinto indagato a piede libero. Da lì l'avvio del processo e una prima condanna in primo grado per tre di loro, oggi confermata in Corte d'Appello.
I giudici di secondo grado (presidente: Alessandro Bravin; a latere: Giovanna Mastroianni e Carmen Tedesco) hanno, infatti, mantenuto in piedi le gravi accuse mosse dalla Procura e supoortate dall'avvocato di parte civile Giancarlo Pitari, confermando le condanne inflitte a Carlo Gallina, 26 anni, e Simone Mumoli, 26 anni, a 3 anni e 8 mesi di reclusione e 1667 euro di multa (con il rito abbreviato), e ad Emanuel Rosario Giampà, 34 anni, a 1 anno e 4 mesi di reclusione (con il rito ordinario). Per i primi due imputati anche l'avccusa di aver preso parte a una violenta rapina commessa a Settingiano con altri due giovani, Tommaso Rosati, 32 anni, e Giuseppe Cardamone, 25 anni, per i quali è stata ache confermata la pena rispettivamente a 3 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione e 1.000,00 euro di multa, e 3 anni, 8 mesi e 1.667 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.
In tal caso, l’accusa nei loro confronti è di aver aggredito e rapinato un coetaneo a maggio del 2022, quando, attirato in una trappola in un bar di Settingiano, dove si sarebbe dovuto incontrare con Gallina, si sarebe imvece trovato faccia a faccia con gli altri imputati, che lo avrebbero portato a fare un giro in auto, interrotto bruscamente a metà percorso per dare avvio a un violento attaco cion calci e pugni.
"Vuoi che ti tagli anche un orecchio?", una delle frasi minacciose rivolta alla vittima, presa a pugni e costretta a mettersi in ginocchio per ripetere la frase “sono un ricchione” davanti a un telefono cellulare che avrebbe ripreso tutta la scena mentre con un coltello in mano Rosati gli avrebbe strappato una catenina dal collo e Gallina sottratto il portafogli che conteneva 3,50 euro.
A incastrare gli imputati, le immagini degli impianti di video sorveglianza e l'identificazione degli aggressori da parte dela vittima, che ha denunciato tutto ai carabinieri, riuscendo a ottenere per ben due volte la condanna degli imputati, nonostante gli stessi avessero aggredito successivamente un amico a Catanzaro Lido per intimargli di "farsi i fatti suoi" rispetto a quanto accaduto a Setingiano.
Tra 90 giorni il deposito delle motivazioni della sentenza emessa in Appello, la cui lettura permetterà agli avvocati difensori di valutare l'opportunità di ricorrere in Cassazione in un ultimo estremo tenativo di ribaltare la verità giudiziaria scritta finora in ben due gradi di giudizio.
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