Catanzaro, il futuro corre sui byte: l’Ordine degli Ingegneri al Teatro Comunale sfida l’era dell’algoritmo (VIDEO)

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images Catanzaro, il futuro corre sui byte: l’Ordine degli Ingegneri al Teatro Comunale sfida l’era dell’algoritmo (VIDEO)
Da sinistra: Mercatante, Cuffaro, Stefanucci

Non solo byte e sensori: al Teatro Comunale il grido degli ingegneri catanzaresi per governare l'innovazione senza perderne il controllo etico.

  22 aprile 2026 22:14

di GUGLIELMO SCOPELLITI

C’è un’immagine che più di ogni altra ha segnato il pomeriggio al Teatro Comunale: il silenzio irreale che ha avvolto la platea per la tragedia di via Zanotti Bianco. Un minuto di raccoglimento necessario per ricordare che, prima di algoritmi e processori, viene l’uomo. Eppure, fuori da quel silenzio, il mondo corre e le poltrone del teatro catanzarese oggi non ospitano una parata di accademici prigionieri di sigle astratte, ma il cuore di una categoria, quella degli ingegneri, che si interroga sul proprio domani. Non è una questione di manuali: l’intelligenza artificiale non è un software da installare, ma uno strappo culturale che costringe a ripensare il senso stesso della professione tecnica in una società che sembra aver smarrito la pazienza del ragionamento.

L'iniziativa, promossa dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catanzaro, scava nel perimetro delle responsabilità. È un quadro di crescente attenzione quello che emerge tra le navate del teatro, dove industria, sanità e finanza si intrecciano sotto la lente dell'innovazione consapevole. I lavori partono con i saluti di rito, ma il tono cambia subito marcia quando la parola passa ai protagonisti della trasformazione.

“Noi siamo a un bivio perché la vecchia ingegneria non c’è più” — taglia corto il presidente dell’Ordine provinciale, Gerlando Cuffaro — “ora ci sono le forma di ingegneria nuove e l’intelligenza artificiale fa da padrone”. Cuffaro guarda alla fine del suo mandato con la fierezza di chi ha lasciato l’Ordine catanzarese all’avanguardia nazionale, ammettendo che l’innovazione resta la chiave di volta per non essere soppiantati dalle macchine. L’idea è quella del giusto connubio, dove l’AI funge da guida e non da padrona, un concetto che trova sponda immediata nel collegamento da remoto del presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini.

Perrini parla di un “cambio di paradigma” e avverte che l’intelligenza artificiale “non sostituisce né può sostituire l’ingegnere, ma definisce e ridefinisce il perimetro della responsabilità”. È una posizione netta, assertiva. Secondo il leader nazionale, più i sistemi diventano autonomi, più la figura umana diventa cruciale per validarli e assumerne il peso etico. La competenza altissima nel campionamento e nella verifica dei risultati resta l'ultimo baluardo del professionista.

Il seminario, condotto dalla giornalista Rosita Mercatante e moderato dal vicepresidente vicario dell'ordine Giuseppe Stefanucci, entra nel vivo con la masterclass di Giuseppe Giorgianni.

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Siciliano con vent’anni di carriera all’estero, Giorgianni mette a nudo la ferita del Sud: “Purtroppo molto spesso l'Italia fa scappare le persone all'estero e non le valorizza al 100%”. Doppia laurea e cinque pubblicazioni scientifiche alle spalle, l'ingegnere racconta come il lutto per il padre a soli dodici anni, avvenuto proprio il giorno dell'acquisto del primo computer, lo abbia spinto a creare soluzioni per migliorare la vita delle persone.

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Giorgianni usa un’immagine potente per smitizzare il mostro digitale: “L’intelligenza artificiale, io ve l’ho paragonata ad uno stagista universitario velocissimo” — spiega — “che legge milioni di libri in secondi, non si stanca mai, ma non pensa, non decide, non ha empatia”. Giorgianni avverte i presenti con un monito che sa di sentenza geopolitica: chi la padroneggia dominerà, chi la ignora sarà tagliato fuori. Ma rassicura la platea ammettendo che l'utente capace non verrà rimpiazzato, bensì “sarà moltiplicato”, riducendo a tre minuti lavori che prima ne richiedevano trenta. La vera domanda, conclude, non è cosa faccia l’AI, ma cosa farai tu con essa.

Dall'altra parte dell'oceano, in collegamento da New York, Andrea Stefanucci — fratello del moderatore Giuseppe e punta di diamante della finanza tecnologica globale — porta l'esperienza di una delle banche più grandi del mondo per spiegare come lo spazio tecnologico stia accelerando in modo esponenziale. Stefanucci distingue nettamente il passato dal presente: se per gran parte del XX secolo l'AI era confinata a programmatori che dettavano regole ferree, dagli anni 2000 il machine learning ha permesso alle macchine di imparare dagli esempi forniti dall'uomo. "Siamo passati dall'AI che segue le regole all'AI che impara", chiarisce, evidenziando come oggi la fase generativapermetta di agire e collaborare a livelli prima impensabili. Citando modelli come GPT-4.7 e Claude Opus, Stefanucci sottolinea che siamo ormai al livello di "un esperto con un dottorato", capace di superare il 90% degli esami di medicina, legge e ingegneria, con una velocità di sviluppo che raddoppia ogni 6-10 mesi.

Il focus si sposta poi sul monitoraggio dei cantieri con Damiano Bauce, che illustra come l'AI stia rivoluzionando il controllo remoto. Bauce presenta dispositivi brevettati che, grazie a "reti neurali adattive", analizzano le immagini per ottimizzare l'utilità del cantiere senza la necessità di sopralluoghi fisici settimanali. Questo approccio non solo abbatte i costi e i tempi di sorveglianza, ma garantisce il pieno rispetto della privacy e del GDPR attraverso l'offuscamento automatico di volti e targhe. Il sistema è in grado di inviare alert automatici per la sicurezza, come il rilevamento di "uomo a terra" o l'assenza di caschetti (DPI), fornendo alle aziende grafici e statistiche precise sull'andamento dei lavori. "In questo modo le aziende sono tutelate", spiega Bauce, sottolineando come la tecnologia offra un supporto costante per mantenere standard di sicurezza elevatissimi.

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La medicina trova spazio con il professor Vincenzo Mallamaci. Il cardiologo reggino d'origine esplora l'alleanza tra robotica chirurgica e diagnostica assistita, citando algoritmi capaci di prevenire un infarto con un'accuratezza del 99% in soli 37 secondi. Mallamaci descrive una rivoluzione già in atto: "L'AI esegue analisi sofisticate sugli elettrocardiogrammi con precisione superiore a quella umana, identificando aritmie, fibrillazioni atriali e ipertrofia del ventricolo in pochi istanti". Oltre alla prevenzione, la tecnologia supporta la gestione cronica: dispositivi indossabili di ultima generazione, come il sistema HFMS, monitorano la funzione sistolica per prevenire le riacutizzazioni dello scompenso cardiaco. "In dermatologia — aggiunge il professore — l'intelligenza artificiale riconosce anomalie cutanee precoci, mentre in patologia accelera l'analisi dei campioni biologici". A chiudere il cerchio tecnico, l'ingegnere informatico Francesco Martella ha approfondito l'integrazione tra sistemi intelligenti e Internet of Things, disegnando un futuro dove gli oggetti dialogano costantemente tra loro.

Limitatamente a quanto osservato, il dibattito ha coinvolto anche la politica locale, con i rappresentanti regionali che hanno invitato la platea a non cedere alla paura, ma a governare il cambiamento.

L’intervento di Enzo Bruno si è concentrato sulle potenzialità applicative dell'AI per il territorio, parlando di un legame “ombelicale” necessario per risolvere la piaga del dissesto idrogeologico. Secondo Bruno, l’utilizzo di mappe predittivee monitoraggio satellitare avanzato permetterebbe oggi di anticipare i fenomeni franosi, tutelando la pubblica incolumità con una precisione chirurgica.

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Per Filippo Pietropaolo, l’intelligenza artificiale rappresenta invece il motore della transizione digitale della pubblica amministrazione calabrese. Pietropaolo ha sottolineato come gli algoritmi possano snellire drasticamente i processi burocratici, a patto però di investire in una formazione continua del personale, condizione essenziale affinché la tecnologia non diventi un muro insormontabile ma un facilitatore di servizi.

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Di "collega instancabile" ha invece parlato Marco Polimeni, rilanciando l'idea di una collaborazione uomo-macchina che scongiuri la sparizione delle professioni. Per Polimeni, l'AI deve essere percepita come uno strumento che libera l'ingegnere dai compiti più alienanti e ripetitivi, permettendo al professionista di recuperare tempo per la creatività, l'intuizione e la visione d'insieme.

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A tirare le somme della visione economica è stato Pietro Falbo, presidente della Camera di Commercio. Falbo ha richiamato i principi della Rerum Novarum per evidenziare come questo passaggio epocale sia ormai certificato persino dalla Santa Sede. Ha posto l'accento sulla "centralità dell'uomo nel profitto", avvertendo che le piccole imprese calabresi devono essere accompagnate passo dopo passo in questa trasformazione per non rischiare una perdita di competitività che sarebbe fatale per il tessuto economico locale.

Infine, il prefetto Castrese De Rosa ha solleticato la categoria sulla vivibilità urbana: “Togliamo un po’ di macchine da queste città e facciamo un’altra cosa, facciamole vivere”. Un appello a recuperare l’agorà perduta utilizzando proprio le competenze ingegneristiche per disegnare le città del futuro.

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La giornata si è conclusa con un panel discussion e la solenne premiazione per gli iscritti con 25 e 50 anni di albo, un momento curato dal segretario Francesco Dattilo e dal vicepresidente vicario Giuseppe Stefanucci.

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L’innovazione autentica non è mai rottura, ma continuità del sapere. Siamo probabilmente solo al primo capitolo di una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo. Vedremo se queste riflessioni si tradurranno in una nuova cultura progettuale. La partita è tutt’altro che chiusa. Il percorso è tracciato, ma la strada appare ancora in salita.


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