
Chi l'ha detto che il latino è una lingua polverosa, utile solo per gli amanti del passato? Un progetto innovativo, avviato con successo presso l'Istituto Comprensivo Vivaldi di Catanzaro, guidato dal dirigente scolastico dott.ssa Maria Antonietta Crea, ha dimostrato l'esatto contrario. Il corso "LEL: Latino per l’educazione linguistica", dedicato all'avviamento alla lingua dei nostri antenati, si è concluso con un bilancio estremamente positivo, coinvolgendo un numero inaspettato di studenti delle classi seconde e terze della scuola secondaria. Nato dall'intuizione e dalla passione delle docenti referenti, la professoressa Giulia Governa e la professoressa Maria Teresa Scerra, il progetto ha avuto come obiettivo primario quello di svelare la modernità del latino, mostrandolo non come una reliquia, ma come una chiave d'accesso fondamentale per comprendere la nostra stessa lingua e cultura. Il corso è stato strutturato in due fasi, calibrate sulle diverse fasce d'età: prima le classi terze e, successivamente, le seconde.
Questo approccio ha permesso alle docenti di adattare i ritmi e i contenuti, partendo dai concetti base fino ad arrivare a una comprensione solida delle strutture grammaticali. "Volevamo che i ragazzi non si sentissero intimiditi", spiega la Prof.ssa Governa. "Il latino richiede rigore, ma è anche estremamente logico. Abbiamo cercato di mostrare questa sua 'architettura' linguistica come un gioco intellettuale stimolante". Gli studenti si sono confrontati con gli elementi di fonetica, la struttura dei casi e le prime due declinazioni. Con grande sorpresa delle stesse insegnanti, la reazione è stata di curiosità e partecipazione. "Abbiamo visto accendersi delle lampadine nei loro occhi quando capivano la derivazione di una parola italiana o quando riuscivano a tradurre le loro prime frasi, magari incentrate sul verbo 'essere' (sum), pilastro della lingua", aggiunge la Prof.ssa Scerra. Ma il segreto del successo del corso non risiede solo nella grammatica.
Le docenti hanno compreso che per rendere una lingua viva, bisogna farne respirare la cultura. Il programma ha quindi incluso affascinanti escursioni nella civiltà romana, concentrandosi su aspetti che toccano la vita quotidiana e la struttura sociale del tempo: la cucina, la famiglia, la donna. Il riscontro, sia da parte degli studenti che delle famiglie, è stato entusiasta. Il corso ha stimolato le capacità analitiche e logiche, migliorando parallelamente le competenze lessicali e grammaticali in italiano. "Vedere ragazzi di dodici e tredici anni che si confrontano con le declinazioni latine e che, allo stesso tempo, discutono appassionatamente del ruolo della donna nella Roma repubblicana e imperiale è stata la più grande soddisfazione", ammettono le professoresse Governa e Scerra.
Non è stato solo un corso di lingua; è stato un piccolo seme di consapevolezza storica e culturale, un primo passo per molti studenti verso un percorso di studi umanistici che, lungi dall'essere superato, appare oggi più prezioso che mai per formare cittadini critici e pensanti. Il latino, a quanto pare, ha ancora molto da dirci.
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