Catanzaro Jazz Fest con Marsico e Bosso tra jazz, Brasile e canzone italiana

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  02 ottobre 2026 07:05

di VITTORIO PIO

Pino Daniele, Gino Paoli, il Brasile di “One Note Samba” e “Chega de Saudade”, quindi lo standard americano “On the Sunny Side of the Street”. Il concerto di Emanuele Marsico e Fabrizio Bosso, inserito presso la splendida cornice del parco intitolato alla memoria di Michele Traversa, nel programma del Catanzaro Jazz Fest, attraversa repertori diversi e mette al centro il confronto fra i due fiati.

Sul palco Marsico è al flicorno e voce, Bosso alla tromba, Guglielmo Santimone al pianoforte e Francesco Tino al contrabbasso. La formazione è essenziale: piano e contrabbasso sostengono il dialogo fra i solisti, intervengono nella costruzione del discorso e danno profondità agli spazi lasciati aperti.

Marsico mantiene una linea prudente e sa quello che deve fare. Ha una pronuncia nitida e un canto garbato, ma il flicorno gli consente di trovare una dimensione più fluida e personale. La sua presenza misurata acquista senso soprattutto accanto alla maggiore libertà di Bosso.

Il trombettista parte in souplesse, lasciando che siano le melodie a guidare il fraseggio. Poi amplia progressivamente il proprio spazio, fino a diventare il principale elemento propulsivo della serata e a sviluppare un linguaggio sempre più personale.

“Quanno chiove” di Pino Daniele apre il concerto, prima di “Che cosa c’è” di Gino Paoli. Seguono “One Note Samba” e “Chega de Saudade”, fino a “On the Sunny Side of the Street”, affrontata in passato da Armstrong e Gillespie con grande successo. È un repertorio che richiede duttilità, soprattutto nel passaggio dalla canzone alla forma dello standard.

Dopo “On the Sunny Side of the Street” arriva “Ma l’amore no”, pagina della canzone italiana firmata da Giovanni D’Anzi e Michele Galdieri. Qui Bosso allarga il fraseggio, inserisce i suoi ghirigori e sposta il brano verso una dimensione più apertamente jazzistica. Poi lascia spazio a Santimone e Tino.

C’è anche “A me me piace ’o blues”, ancora di Pino Daniele. Insieme a “Quanno chiove”, il brano riporta nella serata quella zona di confine tra blues, jazz e canzone napoletana. La varietà del repertorio si conferma così senza rinunciare alla componente jazzistica.

Il momento più netto arriva nel finale con “Straight, No Chaser” di Monk, un blues on dodici battute. Bosso può spingere ulteriormente il proprio linguaggio, mentre Santimone e Tino raccolgono e rilanciano il materiale musicale. È il punto in cui il concerto trova la sua dimensione più propriamente jazzistica.

La serata si regge dunque sull’equilibrio fra due approcci distinti. Marsico lavora sulla misura e sulla morbidezza del flicorno; Bosso tende invece a espandere il proprio raggio d’azione. Da questa differenza nasce il dialogo, sostenuto da una sezione ritmica capace di accompagnarlo e rilanciarlo.

Il Catanzaro Jazz Fest prosegue stasera, ancora al Parco della Biodiversità Mediterranea, con Bobo Rondelli & Nico Gori Swing 10Tet, tra swing e canzone italiana.