
È iniziato tutto lunedì mattina, con una corsa in ospedale e la speranza che qualcuno potesse intervenire rapidamente. È finito, almeno per ora, con una donna di 70 anni ricoverata in rianimazione e una figlia che, da giorni, chiede spiegazioni sulla gestione sanitaria della madre. In mezzo ci sono ore di attesa, esami che - secondo quanto riferito dalla donna - sarebbero stati annunciati ma non eseguiti, un trasferimento tra strutture e una consulenza specialistica richiesta mercoledì, ma non ancora effettuata.
La vicenda arriva dalla segnalazione di una donna di Catanzaro, che ha deciso di raccontare quanto accaduto alla madre, paziente cardiopatica con una storia clinica importante: insufficienza cardiaca cronica, diabete e nove stent, oltre a problemi respiratori. Una paziente seguita da anni, dal 2010, all'ospedale Pugliese-Ciaccio.
Secondo il racconto della figlia, lunedì mattina intorno alle 9 la madre arriva, accompagnata proprio dalla figlia, presso l'Ospedale Pugliese di Catanzaro (dopo aver prima avvisato il Pronto Soccorso), a seguito di un peggioramento delle condizioni respiratorie. Dopo gli accertamenti iniziali, un esame risulta negativo e, sempre secondo quanto riferito dalla famiglia, la donna rimane dalle 10 alle 16 nel corridoio del pronto soccorso, in attesa di ulteriori valutazioni.
Quando la figlia riesce a vedere la madre, intorno alle 16, la trova in condizioni che le destano forte preoccupazione: "Non stava bene", racconta. La donna viene quindi collegata all'ossigeno e, sempre secondo la segnalazione, i valori relativi agli enzimi cardiaci risultano al limite. La terapia prosegue per tutta la notte di lunedì. Martedì, invece, secondo la figlia, non sarebbe stata effettuata alcuna nuova terapia significativa.
Poi arriva un altro episodio che la famiglia considera particolarmente grave. Martedì intorno alle 18 la figlia chiede informazioni ai medici sulle condizioni della madre. La risposta, riferisce, sarebbe stata che si stavano attendendo i risultati di alcuni esami. Il problema, però, sarebbe emerso subito dopo: "Quegli esami non erano mai stati fatti". La paziente trascorre così anche la giornata di martedì in una stanza del pronto soccorso.
Mercoledì mattina arriva la decisione di trasferire la 70enne al presidio di Germaneto. Una scelta che inizialmente preoccupa ulteriormente la figlia, dal momento che la madre, racconta, è seguita da anni al Pugliese e lì è conosciuta dai sanitari attraverso una lunga storia clinica. Alla fine il trasferimento viene effettuato e la donna viene ricoverata in Geriatria-Medicina interna a Germaneto. Ma le sue condizioni peggiorano rapidamente.
La paziente viene trasferita in rianimazione. E anche su questo passaggio la figlia solleva interrogativi: racconta di aver appreso del trasferimento soltanto intorno alle 16 di mercoledì, nonostante il peggioramento si fosse verificato già nelle ore precedenti. Da quel momento inizia un'altra attesa.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, proprio mercoledì viene richiesta una consulenza specialistica per la donna ricoverata in rianimazione. Da allora, però, la consulenza non sarebbe stata ancora effettuata. La figlia racconta di aver atteso mercoledì, giovedì, venerdì e anche sabato (oggi, 5 settembre 2026), senza ottenere la valutazione richiesta. E proprio qui si concentra una delle accuse più pesanti della segnalazione: alla famiglia sarebbe stato riferito che nel fine settimana le consulenze non vengono effettuate perché i medici lavorano fino alle 14: "Ci hanno detto di riparlarne lunedì", racconta la donna.
Una risposta che, per una figlia che vede la madre in rianimazione, appare difficile da accettare. Soprattutto perché, sottolinea, si tratta di una paziente fragile, cardiopatica, diabetica e con una grave storia cardiovascolare alle spalle.
La domanda che oggi la figlia pone è soprattutto una: perché una consulenza richiesta mercoledì dovrebbe essere rimandata a lunedì, nonostante il quadro clinico della paziente?
La donna non parla soltanto della permanenza prolungata in pronto soccorso o del successivo trasferimento. Il suo racconto mette in fila una serie di episodi che, secondo la famiglia, meritano di essere chiariti: le ore trascorse in attesa, le condizioni della madre peggiorate nel corso del ricovero, gli esami che sarebbero stati indicati come in attesa, ma che non sarebbero stati effettuati, il trasferimento in una struttura dove la paziente non era precedentemente seguita e, infine, la lunga attesa per una consulenza specialistica.
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